È di nuovo Alberto Angela a calpestare il palco di un forum gremitissimo. Ho rischiato di rimanere fuori stavolta, ma alla fine anche se in piedi un posto, anzi tre c'erano.
Alberto vuole parlare, stavolta, degli ultimi tre giorni di Pompei. Attacca subito cercando di sfatare ciò che libri di scuola e cinema ci hanno sempre mostrato o fatto credere di quella cittadina.
Da Pompei o Ercolano quel vulcano non si vedeva perché a quei tempi, prima dell'eruzione, aveva sembianze diverse. Era per tutti solo un monte, il monte Somma, con un profilo molto diverso dall'attuale. Un monte con una fitta vegetazione sul quale si andava a cacciare o a far legna.
Quel venerdì 24 Ottobre del 79 D.C. quel monte in apparenza calmo si risvegliò dal suo lungo letargo, che i geologi fanno risalire all'epoca del bronzo, e annienta la vita di 15.000 persone, tra Pompei ed Ercolano, persone intente a una vita quotidiana. La catastrofe era forse stata preannunciata da terremoti, smottamenti e carenza di acqua. Dal 'monte' provengono tuoni, e la cima si imbianca, come se fosse nevicato, per le ceneri che iniziano a riempire l'aria. C'è nebbia non si respira. Gli abitanti notano tutto questo ma continuano nella loro routine, non si preoccupano. Poi, stando alle testimonianze scritte da Plinio il Giovane spettatore da 30 chilometri di distanza, all'ora di pranzo una colonna alta 42 km di altezza esce dalla bocca del monte, è l'esplosione. Probabilmente c'è stato uno scoppio, come quando un areo abbatte il muro del suono, ma non è testimoniato e comunque non tutti l'hanno sentito o ci hanno dato importanza. Lo testimonia il fatto che alcune attività sembrano state sospese con l'intento di essere riprese in breve tempo. Poi è la pioggia di pomici, leggere, ma piovono da altezze incredibili. Probabilmente la gente spaventata non tenta la fuga immediata, prima si cercano i cari e si perde tempo. Le pomici riempiono strade e campi impedendo la loro percorribilità. Il mare è in burrasca quindi non può essere una via di fuga. Il fumo si riempie di fibre di vetro che impediscono di respirare. Le persone si riparano all'interno delle case, ma ben presto la pioggia di pomici si intensifica, le dimensioni delle pietre aumentano, soffitti e ponti crollano sotto il peso di una pressione sempre maggiore. La colonna di fumo, fuoco e pietre sul vulcano a un certo punto si accascia su se stessa. E' tregua ma anche l'inizio della fine. I sopravvissuti escono dalle case, attraverso le finestre essendo le porte sono bloccate. Il vulcano fa scendere però dal suo pendio valanghe di lava e cenere non più ustionanti che inonda le persone lungo le strade bloccandole come nelle sabbie mobili. Non hanno più scampo. Gas mortali a contatto con i liquidi corporali corrodono i tessuti molli. Poi un'ondata di lava ricopre tutto. Il vulcano cessa la fase violenta e implode su sè stesso assumendo l'attuale fisionomia, creando un'onda d'urto che si sente fino a 30 km di distanza.
Ad Ercolano la sorte delle persone è stata diversa. Molti si sono riusciti a mettere in salvo attraverso il mare, probabilmente. Non c'è stata pioggia di pomici. Ad Ercolano non ci sono resti umani. Gli unici resti ritrovati, solo 300 sui 4000 abitanti, sono sulla spiaggia e pare che siano morte sul colpo, tutte insieme, a causa di un'ondata di calore improvviso che potrebbe aver raggiunto anche i 500-600 gradi.
Ma Pompei non era solo lusso sfrenatezza e lussuria. Era anche e soprattutto la gente, quella che la abitava.
E' a questo che Alberto vuol dar voce nel suo libro, alle persone. Gente comune, più o meno ricca, più o meno libera. Gente come noi, troppo come noi.
Alberto elenca una lunga serie di situazioni molto simili a quelle della nostra società attuale.
Pompei non è solo una colonia della Roma bene, ma è anche una città che si sta riprendendo da un terribile terremoto che 17 anni prima l'aveva colpita terribilmente (probabilmente uno dei primi segnali del risveglio vulcanico). Negli scavi infatti, si sono ritrovate le testimonianze dei restauri e dei ripristini in corso d'opera, nonostante i lunghi anni trascorsi. Ricorda tanto le nostre città scosse o colpite da catastrofi naturali che, anche dopo anni, alcune versano ancora in condizioni di precarietà.
Pompei è in crisi economica, il mercato del vino è in crisi a causa della concorrenza della vicina Francia. Ma dai!?!? Già allora?
Pompei è prevalentemente abitata dai nuovi ricchi, gli schiavi resi liberi, che presi dall'entusiasmo della nuova vita e dal fatto di essere grandi lavoratori, si arricchiscono in attività manuali che i vecchi ricchi non vogliono fare. C'è molto capitalismo e la città è divisa tra i quartieri chic, con ville esclusive e viste mozzafiato, la via del business, i quartieri residenziali, quelli popolari e quelli dormitorio. I ricchi abbandonano quei luoghi diventati troppo popolari. La conseguenza di questo nuovo benessere acquisito determina anche l'aumento dei divorzi e il calo progressivo delle nascite. Il tempo libero viene dedicato al divertimento piuttosto che alla famiglia. Ma no!!! Immigrazione, svuotamento dei centri urbani, divorzi, decrescita demografica...
Pompei è costantemente in fermento politico, le elezioni vengono fatte ogni due anni. Allora siamo recidivi!!!
Pompei è graffiti sui muri che riportano citazioni dotte. Le prime bacheche di Facebook erano di pietra quindi!!
Quindi Pompei è attuale o noi siamo recidivi?
Oppure sono semplicemente i corsi e i ricorsi della storia?
Ringrazio Alberto di avermi mostrato la sua Pompei, quella che io ho visitato che non ero ancora un'età, e sono contenta di aver suggerito ad amici, che presto saranno in visita da quelle parti, il suo libro, giusto per sentire anche altri punti di vista, oltre a quelli delle solite guide guidate che ripetono le stesse cosa a nastro da anni.
I tre giorni di Pompei: 23-25 Ottobre 79 DC (ora per ora, la più grande tragedia dell'antichità)
Alberto Angela
