martedì 27 gennaio 2015

Pompei moderna o noi antichi?

È di nuovo Alberto Angela a calpestare il palco di un forum gremitissimo. Ho rischiato di rimanere fuori stavolta, ma alla fine anche se in piedi un posto, anzi tre c'erano.
Alberto vuole parlare, stavolta, degli ultimi tre giorni di Pompei. Attacca subito cercando di sfatare ciò che libri di scuola e cinema ci hanno sempre mostrato o fatto credere di quella cittadina.

Da Pompei o Ercolano quel vulcano non si vedeva perché a quei tempi, prima dell'eruzione, aveva sembianze diverse. Era per tutti solo un monte, il monte Somma, con un profilo molto diverso dall'attuale. Un monte con una fitta vegetazione sul quale si andava a cacciare o a far legna.
Quel venerdì 24 Ottobre del 79 D.C. quel monte in apparenza calmo si risvegliò dal suo lungo letargo, che i geologi fanno risalire all'epoca del bronzo, e annienta la vita di 15.000 persone, tra Pompei ed Ercolano, persone intente a una vita quotidiana. La catastrofe era forse stata preannunciata da terremoti, smottamenti e carenza di acqua. Dal 'monte' provengono tuoni, e la cima si imbianca, come se fosse nevicato, per le ceneri che iniziano a riempire l'aria. C'è nebbia non si respira. Gli abitanti notano tutto questo ma continuano nella loro routine, non si preoccupano. Poi, stando alle testimonianze scritte da Plinio il Giovane spettatore da 30 chilometri di distanza, all'ora di pranzo una colonna alta 42 km di altezza esce dalla bocca del monte, è l'esplosione. Probabilmente c'è stato uno scoppio, come quando un areo abbatte il muro del suono, ma non è testimoniato e comunque non tutti l'hanno sentito o ci hanno dato importanza. Lo testimonia il fatto che alcune attività sembrano state sospese con l'intento di essere riprese in breve tempo. Poi è la pioggia di pomici, leggere, ma piovono da altezze incredibili. Probabilmente la gente spaventata non tenta la fuga immediata, prima si cercano i cari e si perde tempo. Le pomici riempiono strade e campi impedendo la loro percorribilità. Il mare è in burrasca quindi non può essere una via di fuga. Il fumo si riempie di fibre di vetro che impediscono di respirare. Le persone si riparano all'interno delle case, ma ben presto la pioggia di pomici si intensifica, le dimensioni delle pietre aumentano, soffitti e ponti crollano sotto il peso di una pressione sempre maggiore. La colonna di fumo, fuoco e pietre sul vulcano a un certo punto si accascia su se stessa. E' tregua ma anche l'inizio della fine. I sopravvissuti escono dalle case, attraverso le finestre essendo le porte sono bloccate. Il vulcano fa scendere però dal suo pendio valanghe di lava e cenere non più ustionanti che inonda le persone lungo le strade bloccandole come nelle sabbie mobili. Non hanno più scampo. Gas mortali a contatto con i liquidi corporali corrodono i tessuti molli. Poi un'ondata di lava ricopre tutto. Il vulcano  cessa la fase violenta e implode su sè stesso assumendo l'attuale fisionomia, creando un'onda d'urto che si sente fino a 30 km di distanza. 
Ad Ercolano la sorte delle persone è stata diversa. Molti si sono riusciti a mettere in salvo attraverso il mare, probabilmente. Non c'è stata pioggia di pomici. Ad Ercolano non ci sono resti umani. Gli unici resti ritrovati, solo 300 sui 4000 abitanti, sono sulla spiaggia e pare che siano morte sul colpo, tutte insieme, a causa di un'ondata di calore improvviso che potrebbe aver raggiunto anche i 500-600 gradi.

Ma Pompei non era solo lusso sfrenatezza e lussuria. Era anche e soprattutto la gente, quella che la abitava.
E' a questo che Alberto vuol dar voce nel suo libro, alle persone. Gente comune, più o meno ricca, più o meno libera. Gente come noi, troppo come noi.
Alberto elenca una lunga serie di situazioni molto simili a quelle della nostra società attuale.
Pompei non è solo una colonia della Roma bene, ma è anche una città che si sta riprendendo da un terribile terremoto che 17 anni prima l'aveva colpita terribilmente (probabilmente uno dei primi segnali del risveglio vulcanico). Negli scavi infatti, si sono ritrovate le testimonianze dei restauri e dei ripristini in corso d'opera, nonostante i lunghi anni trascorsi. Ricorda tanto le nostre città scosse o colpite da catastrofi naturali che, anche dopo anni, alcune versano ancora in condizioni di precarietà.
Pompei è in crisi economica, il mercato del vino è in crisi a causa della concorrenza della vicina Francia. Ma dai!?!? Già allora?
Pompei è prevalentemente abitata dai nuovi ricchi, gli schiavi resi liberi, che presi dall'entusiasmo della nuova vita e dal fatto di essere grandi lavoratori, si arricchiscono in attività manuali che i vecchi ricchi non vogliono fare. C'è molto capitalismo e la città è divisa tra i quartieri chic, con ville esclusive e viste mozzafiato, la via del business, i quartieri residenziali, quelli popolari e quelli dormitorio. I ricchi abbandonano quei luoghi diventati troppo popolari. La conseguenza di questo nuovo benessere acquisito determina anche l'aumento dei divorzi e il calo progressivo delle nascite. Il tempo libero viene dedicato al divertimento piuttosto che alla famiglia. Ma no!!! Immigrazione, svuotamento dei centri urbani, divorzi, decrescita demografica...
Pompei è costantemente in fermento politico, le elezioni vengono fatte ogni due anni. Allora siamo recidivi!!!
Pompei è graffiti sui muri che riportano citazioni dotte. Le prime bacheche di Facebook erano di pietra quindi!!

Quindi Pompei è attuale o noi siamo recidivi? 
Oppure sono semplicemente i corsi e i ricorsi della storia?

Ringrazio Alberto di avermi mostrato la sua Pompei, quella che io ho visitato che non ero ancora un'età, e sono contenta di aver suggerito ad amici, che presto saranno in visita da quelle parti, il suo libro, giusto per sentire anche altri punti di vista, oltre a quelli delle solite guide guidate che ripetono le stesse cosa a nastro da anni.

I tre giorni di Pompei: 23-25 Ottobre 79 DC (ora per ora, la più grande tragedia dell'antichità)
Alberto Angela

mercoledì 14 gennaio 2015

L'Amore si merita?

E' il periodo della carta, questo, anche di quella dedicata e autografata da chi, su quella carta, ci ha messo del suo.....non come me. Un pò un ritorno alle origini di quel ritratto di ragazzo che tanto mi prese, facendomi adorare la lettura e lo sfogliare.
L'autrice l'ho conosciuta personalmente e come ho avuto modo di scrivere è una persona deliziosa, semplice, umile, nonostante la sua presenza in rete e in etere sia un pò inflazionata.
Daria Bignardi ha ragione, i personaggi dei libri continuano a vivere con noi avidi, anche dopo il termine della lettura. Alma, Maio, Toni e tutti i protagonisti del romanzo ruotano attorno a una vicissitudine famigliare che ha destabilizzato i suoi componenti lasciando superstiti e successori abbandonati a se stessi completamente nudi e vulnerabili.
Un pò giallo, un pò poliziesco, un pò avventura, un pò romanzo è così che la trama si dipana nello scorrere di quelle righe colorandosi di volta in volta di un colore diverso.
Tema conduttore la famiglia. La famigliarità e le conseguenze sui posteri è un argomento che ho avuto modo di affrontare di recente. Sono un pò restia a credere nell'astrologia o in pratiche simili, ma non mi precludo davanti ai fatti. Preferisco pensare che la conseguenza di certe azioni fatte da chi ci ha preceduto possa in un qualche modo influire o avere influito concretamente sulle nostre vite e ho avuto modo di appurare di persona che la famigliarità di certe azioni si trasmettono alle generazioni future anche quando queste non hanno avuto modo di incontrarsi. Sono i corsi e i ricorsi o il caso che non esiste? Non so rispondere, ne prendo atto. Sono dell'avviso che ciò che accade in una famiglia, per quanto grave, va affrontato e condiviso e non insabbiato sperando che tacendo le cose si sistemino. Spesso certi argomenti si tacciono per paura dei giudizi e questo purtroppo fa parte di una cultura bigotta e sbagliata inculcataci dalla società.

L'Amore si merita? Questa è la domanda che sorge spontanea dopo la lettura dove l'Amore nelle sue varie forme la fa da padrone.
Secondo me no. L'Amore si dà e si riceve senza pretese. L'Amore, quello vero, quello con la A maiuscola non è una questione di merito da riservare solo ai più buoni o più bravi, ma l'Amore è un sentimento incondizionato che si alimenta da solo, la sua forza e potenza è in se stesso. Quando l'Amore si pretende rischia di sfociare in odio se non vengono rispettate le aspettative prefissate.
Un genitore, un figlio/a, un fratello o una sorella, un compagno/a, un consorte, un amico/a non devono proporzionare il loro Amore in funzione di quanto ne ricevono ma darlo e darlo sempre finché ce n'è. Questo è l'Amore. Si può amare senza essere ricambiati perché l'Amore è un qualcosa che viene da dentro e non c'è modo di controllarlo.

L'Amore che ti meriti quindi è quello che ti viene offerto o che dai apertamente, senza aspettative o pretese.

L'Amore che ti meriti. Daria Bignardi. Da leggere.

giovedì 8 gennaio 2015

Massimo e Chiara hanno avuto cura di me.

L'ho voluto. L'ho atteso. L'ho cercato. L'ho preso. L'ho letto. L'ho orecchiato. L'ho finito. Lo continuo a leggere...di tanto in tanto. Lo rileggerò tutto. Forse il più bel libro degli ultimi tempi.
Difficile riportare qui tutte le emozioni appuntate con l'angolo della pagina piegato o in alcuni casi addirittura gli angoli....
E'  un groviglio di sentimenti intensi quello che Chiara e Massimo o meglio, Gioconda e Filèmone, nel loro epistolare, tentano di districare in quelle pagine che si susseguono leggere, ma ricche di pensieri profondi e di sensazioni sullo scorrere della vita e su quel 'per sempre' che andiamo cercando ma che molto spesso non riusciamo ad afferrare o a tenere stretto. Già 'per sempre' che dall'altare qualcuno ha dovuto promettere e che poi davanti a ostacoli e difficoltà non ha saputo mantenere. E allora ci si chiede il perché, dov'è l'errore, se prima, se durante, se dopo... La vita di coppia non è semplice, bisogna confrontarsi con i propri bisogni e con quelli dell'altro, cercare di non diventare individualisti, cambiare, ma insieme, non ognuno per conto proprio.
E allora è qui che il custode Filèmone fa una descrizione precisa e puntuale delle anime e questo diventa il cardine su cui ruota il libro.

L’amore perfetto non esiste. Quello reale è la somma di tante imperfezioni. L’amore più duraturo è spesso il più improbabile. È appena smetti di inseguire l’amore perfetto che ti metti in gioco davvero.

L'anima di Giò delusa ferita e confusa, mette a dura prova il custode tanto da arrivare a farlo arrendere, quasi. Ma la missione va portata a termine e allora anche il custode rivela alla custodita le sue fragilità e le sue insicurezze.

Fa riflettere molto sul senso della vita, su ciò che vorremmo da lei. Ma i primi ad essere messi in gioco siamo noi, dobbiamo essere noi. Dobbiamo capirci e comprenderci, coccolarci, ascoltarci e amarci e allora il resto verrà da sè. Ma dobbiamo anche sapere capire ed ascoltare gli altri prima con le orecchie e poi col cuore. Tutti abbiamo un custode, è la nostra voce interiore, quella che dovremmo ascoltare sempre, quella che urla ma che spesso non sentiamo o non vogliamo sentire.
Le persone apparentemente felici o i rapporti che ci sembrano duraturi nascondono spesso cose non dette, patti accettati che li fanno apparire eterni. Già, eterno, che cosa si può celare dietro questa parola ambigua che sembra non finire mai? Non lo sappiamo e forse mai lo sapremo o lo scopriremo vivendo. Come ho letto di recente il per sempre è composto di tanti ora.......
Qui ci sarebbe tanto da riportare, forse troppo....meglio la carta, quella che profuma di buono, quella che va sfogliata con avidità......

Buona lettura.