Pare una brava, che si da un gran da fare, insegna, ascolta i ragazzi allo sportello e soprattutto scrive. Scrive tanto e bene. Leggo la sua trilogia per ragazzi di cui Caterina ha gentilmente fatto dono a mio figlio, e Hanna e Fou, i due protagonisti, mi prendono e tanto, anche se non ho più l'età per loro. Ma, sarà perché le vicende si svolgono sulle banchine del porto canale della mia Cervia, o in quei luoghi che comunque conosco veramente bene dopo anni di frequentazione estiva, mi immedesimo davvero nelle indagini di quella stranissima ragazzina e del suo cane.
Allora consiglio alla maestra la lettura in classe e scopro che la scrittrice è disponibile a presentare personalmente i libri ai ragazzi a scuola, e allora si fa, si organizza l'incontro e sono ringraziamenti prima e dopo la presentazione. Mi piace poter fare cose per gli altri, soprattutto quando queste vengono apprezzate.
Col tempo so che la maestra e la scrittrice si tengono spesso in contatto. Bella roba.
E poi è il terremoto e di nuovo l'idea di contattare Bice, per un suo scritto da pubblicare sul sito della scuola come dedica a quei bambini che hanno dovuto ricominciare un nuovo anno scolastico in un ambiente diverso perché, il loro ambiente, quello che ha accolto loro e i loro genitori per anni è inagibile. Bice si rende ovviamente disponibile e ne viene fuori una bellissima filastrocca.
La mia scuola è un fiume
La mia scuola ha un grande tetto di sapienza e di cultura
ha maestre così forti che diventano le mura
che diventano coperte per la mente e per il cuore
se una bimba ha un dispiacere se un bambino ha un dolore.
La mia scuola ha fondamenta che non temono le scosse
noi bambini abbiam radici bianche nere gialle e rosse
e con quelle siam sicuri di non perderci nel bosco
siamo tanti siam diversi eppure io ti riconosco.
La mia scuola è un grande fiume scorre l’ acqua la corrente
è una strada è una montagna la attraversa tanta gente
la sua porta è sempre aperta le finestre spalancate
impariamo a stare insieme e le idee sono intrecciate.
E poi è di nuovo la scuola che chiama Bice. L'occasione è quella della festa della Pace, che ogni anno porta in piazza bambini e ragazzi di tutte le età con i loro coloratissimi cappelli, i loro slogan, i loro cartelloni, le loro canzoni, le loro poesie, i loro disegni, i loro balli e i loro scritti citati nelle diverse lingue. Bice dovrebbe presenziare ma a causa di impegni e spostamenti vari di data, non è possibile, ma non esita a mandare i suoi ringraziamenti e il suo in bocca al lupo a tutti gli studenti e il tutto viene letto a gran voce. Ed è un'emozione che va a cercare le lacrime giù nel profondo, passando dalla gola ed uscendo dagli occhi.
E poi è la volta di quel libro di cui ho sentito parlare spesso, anche se ancora libro non era, ma Bice ci crede e la sua perseveranza e la sua costanza la portano finalmente a far pubblicare il suo Mare di argilla. Va beh, il titolo doveva essere un altro e forse sarebbe stato anche più significativo, ma tant'è che la pubblicazione c'è, le pagine pure, la copertina, la quarta, il racconto e le parole a scorrere lente da quegli anni tra le due guerre in poi. E' la storia della sua famiglia o meglio delle donne della sua famiglia, la nonna, la mamma le zie e chi fa loro da contorno passando attraverso le loro vite.
Siamo a Tursi paese Lucano adagiato come una donna stanca su un mare di argilla, quell'unico mare che le donne raccontate vedono dalle finestre della loro casa. E sono le storie delle nove donne protagoniste di ogni capitolo, che s'intrecciano, si annodano, si districano tra quelle terre assolate del nostro sud. Bice è brava a tirar fuori da ognuna di loro l'essenziale, ciò che le caratterizza e le distingue l'una dall'altra in un groviglio di ricordi e di attimi di vita vissuta in quel tratto di storia del nostro tra le due guerre, tra tirannia, desolazione e miseria, ma anche voglia di farcela , di andare avanti di cercare sempre il meglio anche nelle piccole cose quotidiane.
Brava Bice e spero proprio un giorno di conoscerti di persona finalmente.
E poi è la volta di quel libro di cui ho sentito parlare spesso, anche se ancora libro non era, ma Bice ci crede e la sua perseveranza e la sua costanza la portano finalmente a far pubblicare il suo Mare di argilla. Va beh, il titolo doveva essere un altro e forse sarebbe stato anche più significativo, ma tant'è che la pubblicazione c'è, le pagine pure, la copertina, la quarta, il racconto e le parole a scorrere lente da quegli anni tra le due guerre in poi. E' la storia della sua famiglia o meglio delle donne della sua famiglia, la nonna, la mamma le zie e chi fa loro da contorno passando attraverso le loro vite.
Siamo a Tursi paese Lucano adagiato come una donna stanca su un mare di argilla, quell'unico mare che le donne raccontate vedono dalle finestre della loro casa. E sono le storie delle nove donne protagoniste di ogni capitolo, che s'intrecciano, si annodano, si districano tra quelle terre assolate del nostro sud. Bice è brava a tirar fuori da ognuna di loro l'essenziale, ciò che le caratterizza e le distingue l'una dall'altra in un groviglio di ricordi e di attimi di vita vissuta in quel tratto di storia del nostro tra le due guerre, tra tirannia, desolazione e miseria, ma anche voglia di farcela , di andare avanti di cercare sempre il meglio anche nelle piccole cose quotidiane.
Brava Bice e spero proprio un giorno di conoscerti di persona finalmente.


