martedì 26 agosto 2014

Bice la scuola e il suo Mare di Argilla

Bice, o per l'anagrafe Maria Beatrice Masella, l'ho imparata a conoscere per sentito dire, come si suole da queste parti. Quella mia collega, musa ispiratrice nonché pusher di libri elettronici, me ne parla da anni, con incanto e ammirazione e io ad ascoltarla in quei suoi racconti affascinanti.
Pare una brava, che si da un gran da fare, insegna, ascolta i ragazzi allo sportello e soprattutto scrive. Scrive tanto e bene. Leggo la sua trilogia per ragazzi di cui Caterina ha gentilmente fatto dono a mio figlio, e Hanna e Fou, i due protagonisti, mi prendono e tanto, anche se non ho più l'età per loro. Ma, sarà perché le vicende si svolgono sulle banchine del porto canale della mia Cervia, o in quei luoghi che comunque conosco veramente bene dopo anni di frequentazione estiva, mi immedesimo davvero nelle indagini di quella stranissima ragazzina e del suo cane.
Allora consiglio alla maestra la lettura in classe e scopro che la scrittrice è disponibile a presentare personalmente i libri ai ragazzi a scuola, e allora si fa, si organizza l'incontro e sono ringraziamenti prima e dopo la presentazione. Mi piace poter fare cose per gli altri, soprattutto quando queste vengono apprezzate.
Col tempo so che la maestra e la scrittrice si tengono spesso in contatto. Bella roba.
E poi è il terremoto e di nuovo l'idea di contattare Bice, per un suo scritto da pubblicare sul sito della scuola come dedica a quei bambini che hanno dovuto ricominciare un nuovo anno scolastico in un ambiente diverso perché, il loro ambiente, quello che ha accolto loro e i loro genitori per anni è inagibile. Bice si rende ovviamente disponibile e ne viene fuori una bellissima filastrocca.

La mia scuola è un fiume

La mia scuola ha un grande tetto di sapienza e di cultura
ha maestre così forti che diventano le mura
che diventano coperte per la mente e per il cuore
se una bimba ha un dispiacere se un bambino ha un dolore.

La mia scuola ha fondamenta che non temono le scosse
noi bambini abbiam radici bianche nere gialle e rosse
e con quelle siam sicuri di non perderci nel bosco 
siamo tanti siam diversi eppure io ti riconosco.

La mia scuola è un grande fiume scorre l’ acqua la corrente 
è una strada è una montagna la attraversa tanta gente
la sua porta è sempre aperta le finestre spalancate
impariamo a stare insieme e le idee sono intrecciate.

E poi è di nuovo la scuola che chiama Bice. L'occasione è quella della festa della Pace, che ogni anno porta in piazza bambini e ragazzi di tutte le età con i loro coloratissimi cappelli, i loro slogan, i loro cartelloni, le loro canzoni, le loro poesie, i loro disegni, i loro balli e i loro scritti citati nelle diverse lingue. Bice dovrebbe presenziare ma a causa di impegni e spostamenti vari di data, non è possibile, ma non esita a mandare i suoi ringraziamenti e il suo in bocca al lupo a tutti gli studenti e il tutto viene letto a gran voce. Ed è un'emozione che va a cercare le lacrime giù nel profondo, passando dalla gola ed uscendo dagli occhi.
E poi è la volta di quel libro di cui ho sentito parlare spesso, anche se ancora libro non era, ma Bice ci crede e la sua perseveranza e la sua costanza la portano finalmente a far pubblicare il suo Mare di argilla. Va beh, il titolo doveva essere un altro e forse sarebbe stato anche più significativo, ma tant'è che la pubblicazione c'è, le pagine pure, la copertina, la quarta, il racconto e le parole a scorrere lente da quegli anni tra le due guerre in poi. E' la storia della sua famiglia o meglio delle donne della sua famiglia, la nonna, la mamma le zie e chi fa loro da contorno passando attraverso le loro vite.
Siamo a Tursi paese Lucano adagiato come una donna stanca su un mare di argilla, quell'unico mare che le donne raccontate vedono dalle finestre della loro casa. E sono le storie delle nove donne protagoniste di ogni capitolo, che s'intrecciano, si annodano, si districano tra quelle terre assolate del nostro sud. Bice è brava a tirar fuori da ognuna di loro l'essenziale, ciò che le caratterizza e le distingue l'una dall'altra in un groviglio di ricordi e di attimi di vita vissuta in quel tratto di storia del nostro tra le due guerre, tra tirannia, desolazione e miseria, ma anche voglia di farcela , di andare avanti di cercare sempre il meglio anche nelle piccole cose quotidiane.

Brava Bice e spero proprio un giorno di conoscerti di persona finalmente.



giovedì 21 agosto 2014

Da Il Piccolo Principe a Woodstock, passando per San Rossore!

In questi giorni un amico-collega e contatto FB ha alzato il pollice su una pagina che invita gli interessati a partecipare a un concorso a premi di poesie. Intanto bisogna esserne capaci e questo è un mio grande cruccio....sono sempre dell'idea che molte cose si possono imparare, ma molte altre sono un qualcosa di innato, un dono naturale che abbiamo dentro e tirarlo fuori nel modo giusto sta ad ognuno di noi. E nel caso della scrittura chi ci riesce rende poi felice un sacco di avidi lettori come me.
Il punto è che per sponsorizzare il concorso sono stati scelti come slogan un paio di versi tratti da Il Piccolo Principe.

Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.

Ci sarebbe troppo da dire, seguirà poi.
Lo ammetto, non l'ho mai letto, nemmeno in tempi non sospetti, quando si era alle elementari appunto, quando tutti lo leggevano. Non me ne vergogno, probabilmente quel vecchio professore che ti ha rubato tempo con la sua mediocrità ha preferito fare dell'altro. Sicuramente fino ai vent'anni quasi suonati, quando quel Ritratto di Dorian Gray fece breccia nel mio cuore rendendomi avida, non mi sono mai interessata troppo alla lettura, ma mi sono rifatta alla grande. Confesso di avere avuto il libro de Il Piccolo Principe in casa e di averlo donato alla classe elementare di mio figlio, come contributo alla biblioteca scolastica, sperando forse nella lettura di gruppo. Ammetto di averne sentito parlare in maniera concitata e di aver letto qualcosa in rete di intrigante. 
Qualche mese fa sistemando le cose di quello scout di mio figlio, ho travato la fotocopia di un brano, veramente toccante, tratto dal libro  (Addomesticami piccolo Principe tratto dal capitolo XXI de Il Piccolo Principe). Sì, nel suo quaderno di caccia, questo è il nome tecnico del quaderno dove raccoglie appunti, fotocopie, giochi ed esperienze, non c'era solo quello, ma anche testi di canzoni come Ho imparato a sognare di quei sbambanati dei Negrita, Nati per vivere del mio Liga, Take me home di John Denver e Fango del Jovi. Bella roba, la mia musica, quella che adoro, che mi fa sangue nelle vene, che mi accompagna da un bel pò!!!
E allora, proprio in questi giorni del suo campo estivo fra le montagne della Val Brembana, sperando che tutto vada per il meglio, mi sono informata meglio su quei ragazzi, un pò più grandi di lui, che all'inizio del mese si sono trovati a San Rossore, in provincia di Pisa, con un unico scopo cambiare il futuro, grazie alla solidarietà, alla fratellanza e all'impegno civile. Erano in 35.000 tutti in nome del coraggio e per accoglierli con le loro tende, sono serviti cinque grandi maxi quartieri da settemila ettari chiamati gioia, speranza, responsabilità, novità e fedeltà, intersecati da vie dai nomi illustri come Falcone e Borsellino, Gandhi, Impastato.
E io, che non ho mai frequentato troppo queste cose e il loro contorno, ma ho fatto altro di molto simile, ho pensato alla mia esperienza al Campo Volo, quando per raggiungere l'area concerto sono passata in mezzo a centinaia di tende piantate lì da giorni, ai ragazzi ai lavandini o alle docce per una rinfrescata all'aperto, alle file per i bagni o per un bicchiere di birra, ai canti notturni, ai racconti diurni, all'amicizia e alla complicità in nome di un unico scopo, godersi un bel momento. E io avrei voluto essere fra loro. Per me che sono nata appena un attimo prima del primo concerto di Woodstock, quindi c'ero, quella roba nelle vene me la sono sempre sentita, sono proprio figlia del 69. Ho solo frequentato il giusto, coi miei modi e con i miei tempi, ma non è mai troppo tardi.
Quindi, proprio perchè il caso non esiste e le coincidenze nemmeno, ora sta a Il Piccolo Principe farsi avanti e non sarà facile, dovrà lottare con gli altri tre che sto leggendo contemporaneamente, come al solito...ma ce la posso fare.

mercoledì 13 agosto 2014

Viennetta di Aria.


Esattamente un anno fa mi impigliavo nella rete di una blogger fantastica che in cucina mette amore estro e fantasia e condivide le sue creazioni con l'universo di Bill con estrema serenità. Già serenità per lei non é una forzatura, sembra saper vedere sempre il bicchiere mezzo pieno nonostante la vita non le abbia sempre sorriso.
Lei è Aria, un nome particolare, ma che le calza a pennello. Complice il basilico, che l'anno scorso aveva invaso il mio giardino, ho cercato alcune ricette per favorirne l'utilizzo e ho trovato il suo blog e da allora ho iniziato, tuttavia senza troppa costanza, a frequentarlo alla ricerca di spunti e suggerimenti, visto che di volontà ne ho da vendere ma l'estro proprio non abita da queste parti.
Rovistando trovai anche l' idea per un ottimo dolce che ho fatto in più di un'occasione, non ultima questi giorni di ferie da passare a casa. L'ho ricordato quasi per caso, quando ho visto spuntare le amarene sciroppate, e prima che uscissero da sole dal frigorifero, sono passata da Aria, visto che la ricetta non me l'ero nemmeno segnata tanto era semplice, fosse solo per rinfrescare la memoria.
E allora via si fa...a modo mio!

Ingredienti:

250 gr di panna fresca
250 gr di yogurt bianco
3 albumi
60 gr di zucchero a velo
una bustina di vanillina
Amarene sciroppate, sciroppo di amarena e scaglie di cioccolato bianco per decorare q.b.

Montare la panna freddissima. A parte montare gli albumi con lo zucchero a velo e la vanillina.
Unire alla panna montata prima lo yogurt e poi gli albumi mescolando piano affinché non smonti. Foderare uno stampo da plumcake con la pellicola trasparente e versare un terzo del composto. Guarnire la superficie con le amarene lo sciroppo e le scaglie di cioccolato. Versare il resto del composto e mettere in freezer per almeno 5 ore. Al momento di servire rovesciare il dolce su un piatto da portata e guarnire ancora con amarene, sciroppo e cioccolato. Conservare il freezer.
Questa è la mia versione.
(Va beh a ste giro il cioccolato bianco non l'avevo, ma nessuno se ne è accorto).



L'originale lo trovate qui, giusto per lasciare ad Aria ciò che è di Aria.


Grazie di nuovo e a presto nella tua rete Aria.


sabato 9 agosto 2014

La Claudia docet!

Modena, a casa della Claudia, cena fredda tra colleghi, pochi ma buoni. La temperatura è quella giusta, si può stare fuori all'aperto e le zanzare non sono nemmeno troppo fastidiose. Lei, vestita da casa, è contenta e ospitale, come sempre, mi era già capitato di andare. Distribuisce sorrisi e baci e scuse per il caldo, ma ha caldo solo lei, forse perchè ha lavorato sudando tutto il pomeriggio per preparare ogni ben di Dio.
Aperitivo e via il banchetto ha inizio. Parte bene, molto, certe prelibatezze sulla tavola necessitano di essere bissate o forse più. Vorrei la ricetta, ed è mia, semplice da fare bella e buona da presentare o mangiare. Ma non la scrivo, è talmente semplice che me la ricorderò.
La serata prosegue tra cibo, molto, chiacchiere a nastro che gli anziani hanno sempre un sacco di roba da dire e ne sanno un casino e vino, troppo, tanto che qualcuno vedendoti utilizzare l'auto come sostegno pensa che hai mal di schiena.
Ecco l'occasione per provare la ricetta che mi hanno dettato al volo tra un boccone e l'altro. Mia cognata con la famiglia sono in partenza per le ferie e di solito l'ultima cena, quella del saluto, è mia. E allora ci provo cerco di ricordare gli ingredienti, li acquisto di buon'ora che son più freschi e la ricetta si fa. Assaggiandola mi sembra diversa, probabilmente la causa è che il cibo acquistato al supermercato non è mai uguale a quello del negozietto specializzato dove Claudia si serve spesso. Il gusto è comunque delizioso e l'aspetto è invitante... Porto in tavola la mia creazione ed è un successo visivo e gustativo. Poi c'è chi inizia a raccontare del pranzo di lavoro terminato alle 15.40 (!?!?) e sulla pasta gorgonzola e noci ho una folgorazione. Il gorgonzola, ecco l'ingrediente mancante. Accidenti la ricetta non è completa ma come sempre ci ho messo del mio.....la sbadataggine!
E a voi la ricetta completa:

Per sei persone:
400 gr di ricotta di capra
1 caprino (per me un robiolino)
grana grattugiato q.b
gorgonzola q.b. (appunto)

per decorare
prezzemolo e rucola tritato
noci tritate
grana grattugiato

Mescolare i formaggi aggiungere sale e pepe secondo i gusti. Formare delle palline uguali con le mani. Farne rotolare alcune nel trito di prezzemolo e rucola, alcune nel grane e alcune nelle noci tritate. Sistemarle su un piatto da portata ricoperto di foglie di lattuga,

Ed eccole



domenica 3 agosto 2014

La Cheesecake da podio...

Sarò ripetitiva ma mi piace cucinare, anche mangiare certo, benchè nell'ultimo anno sono stata bravissima e mi sono liberata di quel deca di troppo....giusto per essere un pò più leggeri almeno nel corpo se non si può nella mente.
Questa volta l'occasione si presenta a fronte di una richiesta alla quale non si può dir di no.

<<... ah mamma per domani sera, alla festa per la fine di Estate Ragazzi, devi portare una torta che parteciperà ad una gara....non si vincerà nulla però. Mi raccomando fai la Cheesecake..>> 

E così mi aggiudico l'appalto e mi metto all'opera perchè l'importante non è vincere, nè partecipare ma arrivare. Come sempre o come spesso, la ricetta mi è stata tramandata, in questo caso da un amico, che in cucina a fantasia e creatività non lo batte nessuno...ammesso che le dosi siano giuste. Mi colpiscono sempre molto gli uomini che si danno da fare in cucina per volontà e non perchè costretti. Sarà che non sono stata abituata così, ma tutte le volte che un prof., un baffo o un amico qualsiasi, racconta di ciò che ha cucinato con ardore, rimango sempre ad ascoltarlo a bocca aperta. Del resto non è un caso che i cuochi migliori siano uomini.
Come avrò già scritto non ho difficoltà a trasmettere le mie ricette, quando mi viene chiesto, al contrario di conoscenti molto vicini che le custodiscono gelosamente....tali madri tali figlie!
La sera della festa accompagno chi ormai ha quasi un'età, con torta al seguito e come da programma me ne vado perchè sarei di troppo.
Al 'ritiro' mi corre incontro felicissimo...<<...mamma mamma ABBIAMO vinto!!!>> (e sull'abbiamo ci sarebbe da aprire un dibattito) <<..ti stanno cercando tutti!!>>. Ed è così. Animatori e genitori restati per la cena mi fanno i complimenti e chiedono la ricetta che racconto a nastro. Sono contenta e sono contenta di aver reso felice un adolescente che al contrario della madre adora vincere.
Ma il bello deve ancora venire...come sempre!!!! Mi viene consegnato il premio (allora il premio c'era peccato per quelle che non hanno partecipato...con la scusa di....) ed è stupendo e non è un caso, che davvero non esiste proprio, no no!!
Una maglietta di cotone, leggermente abbondante, di un delicatissimo azzurro cielo  con stampata sopra un margherita stupenda. Quella è la margherita di chi quel nome al battesimo l'ha ricevuto davvero, il nome di quella figlia che non ho avuto, il nome di chi è stato calpestato troppo presto, il nome di chi porteremo nei nostri cuori per sempre e che ci ha lasciato tanto a tutti. E allora mi guardo attorno emozionata e il piazzale è un immenso prato fiorito nel pieno della primavera, sbocciano margherite su sfondi gialli e azzurri sui petti di tantissimi ragazzi più fortunati di chi quel fiore lo era davvero, e sono tutti sorridenti e felici e spensierati come è giusto per quell'età, ma anche consapevoli della recente perdita che non dimenticheranno mai.


Ricetta torta Cheesecake

Ingredienti per uno stampo diam. 22-24:

200 gr. di biscotti secchi
100 gr. di burro
3 uova
250 gr. di ricotta
250 gr. di mascarpone
1 cucchiaio di farina (che io dimentico sempre)
80 gr, di zucchero
vanillina
marmellata a piacere (io uso spesso quella di mirtilli)

Tritare finemente i biscotti e mescolarli al burro fuso. Disporre il composto in uno stampo di diametro 22-24 cm, con la base ricoperta da carta da forno. Riporre lo stampo in frigorifero. Montare i tuorli con lo zucchero e la vanillina. Aggiungere al composto con lo zucchero la ricotta, il mascarpone, la farina amalgamando bene ogni ingrediente prima di passare al successivo. Unire per ultimo gli albumi montati a neve con un pizzico di sale mescolando dall'alto in basso. Versare il composto nello stampo riposto in frigorifero e cuocere in forno a 180 gradi per 40-45 minuti. Sfornare e decorare con la marmellata quando si sarà raffreddato.

Purtroppo non ho nessuna immagine da mostrare....non sono stata abbastanza svelta!