giovedì 7 maggio 2015

Raval di Chimena Palmieri

Questa volta proprio non so da dove iniziare, un fiume di parole mi è sopraggiunto aprendo questa pagina vuota. Quindi facciamo dall'inizio.
Chimena Palmieri, la scrittrice, l'ho conosciuta per caso un giorno entrando in libreria. Già quel nome così particolare aveva suscitato il mio interesse, e poi quel titolo così intrigante, 'Sette notti con Liga', ha fatto il resto e il libro è stato subito mio. Come sempre o come spesso la lettura è iniziata immediatamente, perché, per noi avidi lettori, ci sono libri che devono essere eletti ai primi della pila nonostante quelli già in attesa da tempo. L'ho letto d'un fiato, da sola o in compagnia, lo portavo sempre come me e io di quella scrittrice me ne sono innamorata. Sarà stato il suo scrivere di Lui, il come o la punteggiatura originale o. Poi è stata per un pò di tempo un'amica al bancone di quel Bar dove ci si trova prima o poi..... E poi è stata la sorpresa per quell'autografo che conservo caro, che...certe notti era meglio se c'ero anch'io, ma non potendo, mi è arrivato conto terzi da quella Sassuolo molto vicina a me. E poi è stato FB di nuovo a farmela incrociare, anche se non si può parlare di amicizie in questo caso, ma di un semplice contatto. Ora è toccato a Raval. Dal momento stesso in cui ho cliccato il mio like, ho desiderato che quel libro fosse mio.
E poi un appello :

Vuoi leggere anche tu Raval?.....E ricorda... io incrocio le dita affinché un giorno possa essere di tutti, ma "questa" versione rimarrà comunque unica! :-)

..e per me è stato come dare da bere a un'oca...appunto.

Pochi giorni e il libro con tanto di autografo, di nuovo, era mio. E, riceverlo, aprirlo, sfogliarlo, annusarlo, ringraziare e iniziare la lettura è stato un attimo!, come dico spesso. Ed era proprio il suo momento.
Raval ed Ester, i protagonisti, sono fuori dal coro, sono provati da ferite profonde sulla pelle ma soprattutto sotto, quelle che di solito non si vedono, non si toccano, ma lasciano cicatrici più dolorose. Già, l'anima e il cuore spesso portano segni indelebili che ci obbligano ad alzare barriere difensive alte e impenetrabili.

'...Sopra ogni cosa quello che le spacca il cuore è il dolore che sente per il fatto che lui l'abbia ingannata, che le abbia mentito, e per di più.....senza motivo.... Non mi piace non potermi fidare di chi mi sta a fianco...Ma io sono sempre stata corretta, sincera, con te...In fondo non le ha DAVVERO mentito, semplicemente non le ha detto tutto...'


Già la fiducia, un bene prezioso in un rapporto. Facile da conquistare a volte, impegnativa da mantenere spesso. E le parole. Spesso non si dice o non si chiede, per timore di ferire o per paura delle risposte e così spesso si va avanti ognuno per la sua strada con le proprie idee senza sapere come sarebbe stato se solo ci si fosse confrontati, se solo si fosse chiesto.

Sono vittime del loro stesso essere e delle loro azioni. I loro carnefici sono gli abitanti di quel paese che ricorda tanto quell'indimenticabile RadioFreccia, ma anche loro stessi...

Credo che la voglia di scappare da un paese con 20000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddie Merckx (CIT)

Non si può scappare dalle proprie paure perchè queste ti seguiranno ovunque tu vada. Le paure vanno affrontate e superate e allora non saranno più tali.
Poi la loro vera natura viene fuori, perchè come ho avuto modo di scrivere di recente dalle mie parti 'Di fronte alle avversità il coraggioso resta e resiste. Il vigliacco invece scappa, incolpando gli altri dei suoi insuccessi.', ed è appunto il ritorno e il ritrovare se stessi che li fa incontrare e li fa vincere.

Il libro è gonfio di sentimenti contrastanti come l'odio e l'amore, il razzismo e la tolleranza, l'invidia e l'ammirazione, la paura e il coraggio e l'amicizia quella vera, quella che va oltre le distanze e le diversità.
La storia e l'alternanza di presente e passato tengono il lettore incollato alle pagine come un francobollo, curioso di vedere dipanare la matassa delle vite ingarbugliate dei due protagonisti. La fine è quella che il lettore si aspetta, forse, ma il bello di un buon libro è che non finisce mai con l'ultima pagina letta perchè i suoi personaggi continueranno a vivere nella memoria del lettore.

Alla scrittrice allora scrivo questo: i miei più sentiti complimenti, veramente una buona lettura, di quelle che fanno riflettere. Tu continua a scrivere che io continuerò a leggerti.

Buona vita Chimena.






venerdì 17 aprile 2015

Seconda transenna a destra....questo è Negrita...

Guadagnare la transenna non è il mio scopo quando decido di partecipare ad un concerto, lo scopo è tutt'altro ma tant'è che l'occasione fa l'uomo ladro, ma anche la donna. E così è stato a quel quarto concerto di aretini un pò pazzi.
Questa volta nessuna favola, ma un'attesa durata il giusto perché condita da altri eventi recenti, e da un album uscito in extremis che mi sono dovuta fare in vena per poter essere pronta, come sempre. Album che ha faticato un pò ad andare in circolo. I titoli letti, che ne avevano anticipato l'uscita, avevano creato attese che poi non si sono avverate e anche dopo, quando oramai il CD scorreva a nastro nel lettore dell'auto qualche canzone non voleva entrare. Le orecchie in questo periodo, stanno sempre bene allerta, sempre pronte a difendere quel cuore ferito ed indurito. Quindi anche quello che non c'era veniva interpretato con lo spirito sbagliato, ma poi la digestione, anche se lenta, ha fatto sì che tutto entrasse e circolasse nella direzione giusta.
Come spesso la partenza è stata fatta con calma, il parcheggio tattico fuori dalle zone più trafficate dei sabati pomeriggio di shopping, due passi a piedi tra ferrovia e costruzioni un pò troppo popolari e l'arrivo al mio ingresso, quello indicato su quel biglietto che ancora non avevo avuto occasione di stringere tra le mani.
La fila, poca, era gremita di giovani, molto, già bardati di magliette e bandane a tema. Il venditore ambulante che ci saluta con un 'ciao ragazze!!' merita l'acquisto della prima birra, che poi diventano subito due, giusto per ingannare il tempo. Il selfie d'obbligo è in pieno sole e mi fa apparire subito per quella che sono, la quarantacinquenne che ha ancora voglia di esserci con tutte le stropicciature lasciate dal tempo laddove certe espressioni lasciano il segno del loro passaggio.
Entro senza troppe perquisizioni, avrei potuto portare tranquillamente l'armamentario della Ramba più agguerrita, peccato, averlo saputo prima..... L'ingresso sembra richiamare un pò quello di una discoteca della bassa, con il bar attrezzato con gli alcoolici da slego. E, sorprese delle sorprese, la transenna è lì che sembra proprio aspettare me. E' quella più estrema, ma se tanto mi dà tanto, conoscendo l'animale che frequenterà quel palco tra poche ore, sono sicura che sarà frequentata molto. Mi siedo e subito i 'ragazzi' quelli veri, si presentano e quel nostro nome così uguale li fa sorridere, come ci capita spesso, anzi sempre. Come diceva la nonna Nara: sono proprio fortunata, così non posso sbagliarmi e fare brutte figure. Eh già, stesso nome, stesso segno, stesso decennio, stessa poca voglia di crescere, ci accomunano tante cose, è vero!
C'è chi inganna il tempo giocando a carte ma per me, che proprio non sono portata, anche no. Preferisco parlare della terra di quei ragazzi, piena di sole, di mare e di cose che un giorno vorrei andare a rivedere, parlare del cantante e dei sui colleghi di palco, ma anche del Tuo e difenderlo da quell'etichetta di Poser che vorrebbero affibbiargli e allora mi scaldo, dico e sostengo la mia. Sento arrivare il solito buon concerto puntuale e ringrazio come sempre. Si attacca, e vedo i musicisti e poi il cantante nella sua classica posa a braccia conserte come a dire: Eccomi e quindi? Che si fa? Si canta. La prima è una delle mie canzoni preferite dell'ultimo album e sorrido contenta. C'è abbastanza spazio per muoversi per saltare e lo faccio per quel che posso, per quel che riesco che il fiato presto viene a mancare. Come previsto nell'arco di qualche testo Pau è già lì da me a cantarmela vicinissimo e mi sbraccio e mi sembra quasi di sentire arrivare gli schizzi delle sue fatiche. Questo cantante non mi frega come l'altro, nessuna canzone toccante, niente magoni e nemmeno occhi lucidi, tanto meno lacrime a rigare volti, ma solo musica, tanta, mossa, mossissima che presto mi rendo conto che il fiato è al minimo e il caldo al massimo. Sudo e butto fuori da ogni poro della pelle l'impossibile. C'è chi è più ragazzo di te e non muove nemmeno un capello, c'è invece chi è talmente emozionato da mordere nervosamente la custodia del cellulare sempre pronto all'uso e c'è chi su certi pezzi si bacia estasiato....già capisco!
Poi tocca a Drigo con la sua Spendido, già, come l'appellativo che darò a quel concerto....
Il palazzetto s'infiamma su Mamma Maè di cui nemmeno il cantante ricorda l'età. Poi il trio a cantare e suonare di quei sogni che s'imparano a fare fin da piccoli fin da quando non si è ancora un'età, proprio come è capitato a me, anche se qualcuno ho dovuto lasciarlo andare e altri sono ancora lì chiusi in un cassetto in attesa di tempi migliori.
E bravo il cantante davvero, che non mi frega nemmeno all'ultimo cantando la Mia, quella che ho reclamato ad ogni concerto, perchè lui lo sa che io non sono assolutamente lontana da nulla, anzi sa benissimo che ho ricominciato ad avvicinarmi di nuovo a me, a quella me che avevo dimenticato di essere, quella me che non è inferiore a nessuno, quella me che ora deve tirare fuori la rabbia come mi ha detto quella brava là. E pazienza se i giri sono diversi, se l'aria è cambiata e se certi treni sono stati persi, in stazione ne passeranno altri, l'importante è che nessuno mi freghi con falsi biglietti e il cantante è stato coerente con questo.
Le luci si sono accese troppo presto come sempre, la musica è finita e l'uscita in compagnia di quei ragazzi che andranno a far venire mattina nel centro della tua città mi porta a brindare alla nostra e alla loro di nuovo e a un buon viaggio che vale per tutti, vicini e lontani.
Quella transenna era proprio lì per me, ora ne sono certa!!!!


mercoledì 1 aprile 2015

Hercules - Il quasi musical

Essere abituata ai palchi calpestati dai tuoi cantanti con i loro musicisti, ti fa strano vederlo riempirsi di tutti quei ragazzi brufolosi che hai visto crescere in tutti questi anni.
All'ultimo, quasi fuori tempo massimo, un adolescente pieno di vita ha scelto di partecipare, quasi, a quella rappresentazione teatrale di cui sentivi parlare da mesi. Il quasi è d'obbligo. Non farà parte degli attori, in quanto per impegni concomitanti non si poteva partecipare a tutte quelle prove degli ultimi mesi.
Lui sarà dietro le quinte a fare il lavoro sporco, a sostegno di quelle amicizie che lui chiama 'il gruppo' mentre ai tuoi tempi si chiamava 'la mia compagnia'. I tempi cambiano e con loro anche certi modi di definire lo stare insieme, ma il senso no, quello non è cambiato.
Hai scelto di assistere, ma l'avresti fatto comunque la spettatrice, che queste cose sono belle e soprattutto quando il ricavato va per opere benefiche si fanno ancor più volentieri.
Ci siete veramente in tanti, genitori, fratelli, sorelle, nonni, zii, amici, professori, maestri, autorità. Tutti hanno scelto di essere lì per loro....i protagonisti della serata.
L'attesa è fatta di chiacchiere con chi non vedi da un pò, ma in certi periodi hai frequentato molto. Sindaco e parroco sono seduti uno accanto all'altro come ti è capitato di vedere spessissimo in molte occasioni, perchè fondamentalmente il tuo paese è un pò come Brescello con quei Don Camillo e Peppone di fazioni diverse ma uniti da una causa comune, il bene della propria comunità.
Le luci si abbassano, troppo, è veramente buio. Sul palco due piccolissime presentatrici, annunciano l'inizio dello spettacolo. Una è sicuramente la sorella del tuo fiore preferito che da quasi un anno ha messo le ali, diventando probabilmente un bellissimo angelo. Quei ragazzi hanno coinvolto anche lei e la sua famiglia che fanno parte ad honorem 'del gruppo'.
Si va in scena e ti rendi conto da subito che di lavoro ne è stato fatto tanto e si vede, i protagonisti sono veramente bravissimi, si muovono con sicurezza, recitano senza titubanze alcune e gli abiti sono fantastici, le scenografie fanno da cornice stupenda al tutto. Le coreografie dei balletti sono state probabilmente assistite dalla scuola di danza ma si vede che le ballerine sono abituate al palco e al pubblico. Le canzoni cantate dal vivo sono da pelle d'oca, nulla è lasciato al caso, hanno pensato veramente a tutto, nessun playback, la cosa ti emoziona davvero. C'è chi veramente ha già la stoffa dell'artista e potrebbe osare davvero oltre volendo. La parte comica è stata una scelta azzeccata, ha calamitato l'attenzione degli spettatori e le risate non son state sprecate.
Pena e Panico sono uno spasso con quegli abiti così studiati e colorati e con i loro atteggiamenti vivaci. Ad Ercules e ad Ade non avresti mai attribuito tanta grinta, per te che li hai visti crescere attaccati alle gonne delle loro mamme, sono veramente cambiati. Zeus è imponente come sempre, come lo è stato fin da piccolo, sempre una spanna sopra gli altri. L'arrotino/venditore ambulante con le sue uscite a sproposito cattura la risata grassa generale. Megara affascina la folla, lasciando tutti a bocca aperta per la sua interpretazione da oscar.
I complimenti non si sprecano, nemmeno per tutti gli altri, si vede che hanno lavorato sodo e che ci tenevano veramente alla buona riuscita dello spettacolo, non solo per così.....
Lo spettacolo si conclude, l'applauso è immenso e la commozione lì è di casa.
Si passa a presentare tutti gli attori e non e anche per quell'adolescente approdato lì in extremis viene il suo momento di gloria che accoglie con tutta la sua energia e la sua simpatia che lo rendono un pò la macchietta del gruppo. Sei felice per lui, per quell'esperienza che ,anche se non vissuta come protagonista, gli servirà per capire che tutto è possibile volendo, anche salire su un palco di fronte ad un pubblico gremito.

La storia di Hercules, un ragazzo dell'antica Grecia,
alle prese con i suoi sogni, con le sue sconfitte e le sue gioie
che ogni adolescente affronta nella sua vita.

Bravi davvero ragazzi della CDG. Siete un esempio di vita da vivere al meglio.
In bocca al lupo per il vostro futuro, qualunque esso sia.


mercoledì 25 marzo 2015

Ho sentito il Liga in quel di Rimini!

Altro giro e altro regalo, in tutti i sensi. In giro per il mondo sarebbe stato troppo sia per i tempi sia per la situazione economica del momento sia.... Ma Rimini è veramente a un tiro di schioppo, come si suol dire, quindi si va. E poi c'è il Natale con i suoi presenti da fare e perchè no, anche il compleanno che si può festeggiare fuori porta per una volta... Insomma i presupposti ci sono tutti eccome e sembravano tirarti a forza dentro a qual palazzetto che è poi uno stadium.
E poi la voglia, sempre quella che ti porta a seguire il cantante per quanto possibile....
Il giorno è arrivato che nemmeno te ne sei resa conto, presa da precedenti periodi un pò particolari, come spesso, come sempre. Per questo motivo bisognava sentire cosa aveva da dire a te questa volta il cantante, sì perchè ogni volta Lui te l'ha detta cantando la sua versione, e tu ne hai sempre preso atto, perchè in fondo un pò ti fidi delle sue canzoni...dai.
Questa volta non hai voluto sentire e informarti e controllare e...le date precedenti la tua, volevi la sorpresa, anche se poi alla fine qualcosa ti è arrivato lo stesso.
Stavolta hai fatto anche la vera fan, hai partecipato alla scelta della bonus track che lui regala ad ogni data e hai scelto, d'istinto senza pensare, quella canzone che era in elenco e che è stata tua per tanto tempo, troppo......Col senno di poi ti sei pentita di quella scelta, perchè effettivamente non era più il suo momento.
Poi si parte, con comodo, guidi tu come sempre, che c'era chi aveva da dormire al ritorno perchè stanco e preso anche da una giornata lavorativa iniziata presto o c'era chi a farla guidare anche no, che mica l'autostrada è un circuito di Formula 1, no no!!!
L'andata ti è sembrata lunga, alimentata dalle solite aspettative, dalla fotta, dall'attesa, dalla voglia di arrivare, che poi comunque c'era da aspettare che si aprissero i cancelli.
Il parcheggio tattico tatticissimo, praticamente avevano lasciato il garage del palazzetto aperto per te.
Alcuni passi, pochi, alcuni scatti mossi, che poi non si sa se è sempre colpa del soggetto che non sta mai fermo o del fotografo che ha il morbo...
La fila è composta(!?!?), le chiacchiere con i vicini, inevitabili, il freddo che ti prende dentro, perchè hai volto vestire il giusto per non avere ingombri indesiderati. Il mal di schiena, con cui ti eri alzata, si è nascosto dietro quella valanga di roba buona e di cui hai abusato, ma non era il suo momento era da ricacciare da dove era arrivato, e pensi che dovrai fare i conti con lui il giorno dopo, ma intanto è un altro giorno quindi uno alla volta e via, e sai che comunque non ti avrà mai. I bagordi della sera prima ti hanno lasciato ancora una gran sete, ma devi resistere che il catetere, quello no quello proprio non potevi portarlo.
Aprono, c'è chi spinge....solito, ma in un attimo sei dentro e ti rendi conto subito delle dimensioni ridotte della location, che proprio non ti aspettavi, il che ti fa essere vicina vicinissima, quasi come in quella piccola città di cui serbi ancora il ricordo del tuo miglior concerto.
E poi sei seduta con la cena frugale e le chiacchiere e gli inevitabili selfie che hanno contagiato anche te. Il messaggio del buon concerto arriva puntuale come sempre, come quando non era necessario scriverlo ma era sufficiente sussurrarlo. Sei in piedi in un attimo, nemmeno te ne accorgi, ma tocca a te e sei lì per quello. Si spengono le luci, parte la musica e il cantate è lì e lo vedi, lo vedi bene, benissimo. Lui parla delle sue 'battaglie' in quella Rimini, più o meno le stesse tue, le prime. Poi quel film, che a te piace un sacco, proprio lì su quella strada. Poi sono tutte quelle canzoni le tue, le sue. Canti stonando come sempre, urli non ti puoi muovere e questo proprio non ti piace ma non ci puoi fare nulla. Fa caldo, molto, quindi sudi e butti fuori tutto quello che si era annidato dentro nelle ultime settimane, mesi, anni. Cerchi di espellere tutto è tanto, non ce la farai mai, ma ci devi provare per TE.
Poi quelle note, quella canzone, non te l'aspettavi, proprio non ci voleva, non ora. Si annoda tutto all'altezza della gola, te ne freghi e lasci andare, lasci che gli occhi si riempano e che le lacrime scendano a bagnarti il viso. Cerchi di nascondere con le mani, la voce ritorna, ti guardi in giro e chi è lì e ti conosce da sempre, chi c'è sempre stato da prima di te forse capisce, ma discretamente ti lascia stare, non chiede, non ti guarda, ti lascia da te.

Ti sento nell'aria che è cambiata....
Ti sento nel mezzo di una strofa....
Ti sento, lo stomaco si chiude...
Ti sento... e parlo di profumo 
t'infili in un pensiero e non lo molli mai...
al punto che disturbi, al punto che è già tardi
Ti sento dentro tutte le canzoni 
in un posto dentro che so sempre io...

E qui il tuo cantante ti ha fregato, non eri lì per quello, ma ci sei e devi proprio uscirne, SUBITO.
Asciughi i dolori con il bordo della maglietta, sotto gli occhi di chi ha capito ma continua a far l'indifferente e continuerà anche poi.
Il resto è solo musica, parole, allegria, voglia, braccia, la tua canzone che non ha vinto il contest,  ma la scelta è ricaduta giustamente su una buona per qualcun altro, su miracoli che ci sono e ci saranno. E ti va bene così, anzi benissimo. Poi canta la TUA canzone come sempre, la urli disperata, perchè quelle notti lì, spesso ci sei, esattamente dove sta puntando l'indice, lì a pochi passi dalla transenna, proprio lì sotto nel tuo posto unico, come citava il biglietto.
Poi sono i bis, e pensi che sia presto troppo, troppo corto, troppo in fretta come sempre, come sei abituata tu a vivere, sempre correndo.
Sei soddisfatta anche se ti ha fregato di brutto, ma Lui te l'aveva detto subito che

C'e sempre una canzone per caso o per fortuna
C'è sempre una canzone che non fa dormire
C'è ancora una canzone ancora da sentire
E sei un particolare nel quadro generale, ma che non possono ignorare.

E tu li lasci fare........

Finisce, mandi in giro info sui bis non ascoltati forse. Si festeggia con un brindisi un compleanno che ha dato uno scopo a tutto. Hai la conferma che il viaggio di ritorno è sempre più breve di quello di andata, ma chi con te non ti crede.
Sei a casa, stanca e felice hai fatto il pieno ma mandi ancora auguri in giro, che è già oggi, quindi si può!!
Tutto ha avuto inizio un anno fa e ti rendi conto che  nonostante tutto sei ancora in giro, e che forse ci sarai ancora almeno finchè avrai fiato e gambe, quindi non è escluso che ci si veda di nuovo.... al Campo.....



sabato 14 marzo 2015

Imparerai!

E poi capita che certi messaggi ti arrivino proprio da quel social che hai faticato a farti amico e proprio da una di quelle pagine che TU hai deciso di seguire....
L'hai copiato e incollato là dove tieni i tuoi appunti elettronici in attesa, come tuo solito, di digerirlo, perchè sapevi già che, dopo la prima veloce e ingorda lettura, serviva un'elaborazione come ti accade spesso....o sempre.
E ora che i cantieri si siano aperti, che le strade sono state intraprese, che indietro non si torna e che il passato è passato, che tu hai te e questo ti basta, sai esattamente cosa devi fare....anche se c'è sempre da imparare....appunto....
Ed eccolo qui, nella versione a te destinata, quella che hai fatto tua. L'hai letto e riletto e non hai avuto dubbi, era destinato a te e non a caso 

"Dopo un certo tempo imparerai la differenza tra dare la mano e soccorrere un’anima…
Imparerai che amare non significa appoggiarsi e che compagnia non sempre significa sicurezza. Inizierai ad imparare che i baci non son contratti, né omaggi, né promesse…
Inizierai ad accettare le tue sconfitte a testa eretta, alta, guardando dritto davanti a te, con l’allegria di un adulto e non con la tristezza di un bambino.
Scoprirai che molte volte solo sfiori le persone che ti importano di più, e pertanto dobbiamo sempre dir loro che le amiamo, in quanto mai saremo sicuri di quando sarà l’ultima volta che li vedremo.
Imparerai che le vere amicizie vanno crescendo nonostante le distanze, che non importa quello che si ha, bensì chi si ha nella vita… 
......
Vedrai che richiede molto tempo il riuscire ad essere la persona che vogliamo essere e che il tempo è breve.
Imparerai che non importa dove sei arrivato, ma dove sei diretto e, se non lo sai, qualsiasi posto è utile…
Imparerai che se non controlli i tuoi atti questi ti controlleranno e che l’essere flessibile non significa essere debole o non aver responsabilità, perché non importa quanto delicata e fragile sia una situazione, in quanto esistono sempre due lati.
Imparerai che gli eroi son le persone che fecero il necessario affrontandone le conseguenze.
.....
Scoprirai che certe volte la persona che tu ti aspetti ti possa schiacciare quando cadi, forse sia una delle poche che ti aiutano ad alzarti.
Maturare ha più a vedere con quanto imparasti con le esperienze che non con gli anni che hai vissuto. Imparerai che c’è in te del tuo paese molto più di quello che supponi…
Imparerai che mai si deve dire a un bambino che i suoi sogni sono stupidaggini, poiché poche cose sono tanto umilianti e sarebbe una tragedia se ci credessero, perché avresti tolto loro la speranza…
.....
Imparerai che non importa in quante parti il tuo cuore fu diviso, il mondo non si arresta perché lo si ripari…
Imparerai che il tempo non è qualcosa che può ritornare, pertanto devi coltivare il tuo giardino e decorare la tua anima invece di aspettare che qualcuno ti porti fiori.
Imparerai che quando senti rabbia hai il diritto di averla ma ciò non ti dà il diritto di essere crudele.
Scoprirai che solo perché qualcuno non ti ama nel modo che vorresti, non significa che non ti ami con tutto ciò che può, in quanto ci sono persone che ci amano ma non sanno come dimostrarlo, né è sempre sufficiente essere perdonato da qualcuno, qualche volta dovrai imparare a perdonar te stesso. 

Imparerai che non dobbiamo cambiare gli amici se siamo disposti ad accettare che gli amici cambino.
Ti renderai conto che potrai passare bei momenti con il tuo miglior amico facendo qualsiasi cosa oppure nulla, solo per il piacere di sfruttare la sua compagnia…
Scoprirai che son necessari anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla e che tu pure potrai fare cose di cui ti pentirai per il resto della tua vita.
Imparerai che le circostanze e l’ambiente che ci circonda hanno influenza su di noi, ma noi siamo gli unici responsabili di ciò che facciamo.
...
Imparerai a costruire tutti i tuoi cammini, perché il terreno del domani è incerto per i progetti e il futuro ha l’abitudine di cadere nel vuoto.
Dopo un certo tempo imparerai che il sole brucia senza che tu ti esponga troppo…
Accetterai, inoltre, che le persone buone qualche volta ti possano ferire e dovrai perdonarle…
Imparerai che parlare può alleviare i dolori dell’anima.
Allora saprai realmente di poter sopportare, che sei forte e potrai andare molto più lontano di quello che avresti pensato quando credevi di non farcela.
È che realmente la vita vale quando si hanno il valore e il coraggio di affrontarla..."


Imparerai - Jorge Luis Borges

E imparerai a cadere e a rialzarti, da sola.
E imparerai che non si è mai finito di imparare.....

lunedì 9 marzo 2015

Nessuno si salva da solo....dipende....

Capita che di Margaret Mazzatini in tempi non sospetti hai letto tanto. Per quanto possibile ti piace leggere di autori italiani, più o meno famosi e complice quel suo capolavoro di Venuto al mondo, hai poi letto a nastro Non ti muovere, Nessuno si salva da solo e il recente Splendore che hai letteralmente divorato in uno dei tuoi momenti di avidità più intensa. Sinceramente Nessuno si salva da solo ti ha lasciata un pò perplessa, probabilmente non era il suo momento.
Poi capita che, circa un anno fa, il palco di quel forum che ti ospita spesso o quantomeno il più possibile, ti ha dato modo (qui) di conoscere Margaret e il marito Sergio di persona e di sapere che presto questo libro, che hai faticato a digerire, potrebbe diventare un film.
Poi il trailer, la presentazione del regista in quella trasmissione che parrebbe dare previsioni meteo ma anche no e la compagnia giusta, sembrava proprio che ti invitassero a forza verso quella pellicola. Era venuto il suo momento e quando succede bisogna coglierlo al volo.
Come quando hai le tue sensazioni in giro che vogliono comunicarti qualcosa, ti aspettavi molto da quel film, tanto forse troppo. Ti aspettavi forse, che ti comunicasse il messaggio che vai cercando in questo periodo, o la soluzione per lo sblocco da una situazione contingente, pesante....una delle tante.

Il film è molto coerente con quelle pagine lette tanto tempo fa. Durante una cena tra due persone che si stanno separando in maniera piuttosto ostile, ripercorrono a ritroso flash-back di quella vita vissuta insieme in cui si sono tanto amati, in cui sono nati due figli ma da cui entrambi stanno fuggendo con una sorta di odio di intensità spropositata. Sì perchè a volte quell'amore che ti è bruciato nelle vene, che ti ha fatto battere forte il cuore e che ti ha fatto far pazzie, preso dalla quotidianità schiacciante, si fa da parte, per lasciare il posto a litigi e incomprensioni, a inganni e tradimenti, fino a sfociare nell'agonia del non sopportarsi più.
Le scene ti ricordano storie vere più o meno vicine che il buon Castellitto ha saputo immortalare in maniera egregia e ti chiedi se da quelle scene verrà fuori la soluzione al dilemma che ti assilla.
La cena finisce con qualche sorriso finalmente, con il lento rientro verso casa in compagnia di due anziani felici di essere ancora uniti e che pronunciano la frase che dà il titolo al film e al libro Nessuno si salva da solo appunto.

E allora tu spettatrice ingorda di conferme la interpreti come una domanda perchè non sei così convinta che debba essere un'affermazione per forza. Dipende. Dipende da quello che hai vissuto, da quello che stai passando e da quello che vorresti vivere. In due o più ci si salva meglio perchè ci si sostiene a vicenda, ma è anche vero che se questo sostegno viene a mancare si cade. Da solo puoi contare solo su te stesso, sulle tue forze. ma è anche vero che non devi rendere conto a nessuno se ti sposti e quindi se il tuo sostegno viene a mancare. Serve veramente tanta complicità e tanta sintonia per salvarsi in compagnia e questo non è semplice da instaurare. Da soli si corre il rischio di essere presi dalla malinconia e dalla disperazione, soprattutto quando si avvicina l'autunno della vita, ma è anche vero che si dispone di tanta libertà nella gestione del proprio tempo per cui non resta che saperlo utilizzare al meglio riempiendolo di interessi e di stimoli. Inoltre dov'è scritto che noi possiamo qualcosa contro la fine di un amore?

Il finale dà ad intendere alla maggior parte del pubblico una risposta certa a questo quesito, una specie di lieto fine. Ma a te che già non l'avevi digerito in tempi non sospetti, nonostante tanta acqua sia passata sotto i ponti e forse anche qualche terremoto più o meno geologico, il dubbio rimane e chissà se un giorno avrai mai una risposta. Intanto sai di avere qualcosa in più di qualcun altro, hai te e questo è già tanto.....e ci resti ancora per un pò, perchè come canta qualcuno, sai che dentro di te c'è un bel posto da vivere.



lunedì 2 marzo 2015

Con la partecipazione di Francesco Guccini

Succede a volte di dire o scrivere frasi di circostanza in fase di commiato, una delle più diffuse è '...alla prossima' in modo da auspicare una sorta di arrivederci. E così è stato. Dopo aver utilizzato questa frase di recente, scopro appunto che il buon Guccio, come quasi un anno fa, sarà di nuovo presente al Forum.
Questa volta dovrebbe fare solo presenza e chiacchierare con Marco Santagata....che nella mia profonda ignoranza appunto ignoravo.
Andando, ho quindi scoperto che Marco Santagata è uno storico, ricercatore e docente dell'Università di Pisa e che ha scritto già diverse opere su Petrarca prima e Dante poi. Questa che ha presentato, è un romanzo su Dante, 'Come donna innamorata', in cui l'autore cerca di descrivere, utilizzando anche un pò di fantasia, un Dante malato di epilessia, politico, marito e padre di famiglia ma soprattutto un Dante innamorato di Beatrice. Quindi un Dante umano e non solo un Dante poeta come spesso ci viene raccontato sui banchi di scuola.
Ammetto che Dante l'ho frequentato poco. Conosco, perchè quando non si aveva un'età, te lo servivano dopo colazione spesso ma, a parte '..nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, chè la diritta via era smarrita...' ho dei vaghi ricordi di quell'inferno purgatorio e paradiso tanto decantati. Ho sempre preferito letture più contemporanee ai classici, forse perchè non mi prendono particolarmente o forse perchè le cose imposte non mi piacciono e tendo a rifiutarle.
Come spesso però, quando incontro qualcuno che parla della propria opera con sentimento, resto sempre piacevolmente colpita e così è stato anche con Santagata. Complice sicuramente il buon Guccio che si è dimostrato all'altezza della situazione come sempre, è stato un bel pomeriggio, con i due che si sfidavano a suon di reminiscenze storico-politico-poetiche con gli ovvi paragoni tra la società del Dolce Stil Novo e la società in cui viviamo. Ovviamente un pò da fan, ho prestato molta più attenzione alle parole del pavanese che, come sempre, sono state dirette e divertenti. Ha dichiarato che quello che lui scrive è sempre in qualche modo frutto del vissuto, del ricordo, di stralci di vita passata e romanzata in un libro ad hoc.
Quello che mi ha più colpito del pomeriggio è stata l'entrata stanca e zoppicante del Guccio. Mi ha fatto tanta tenerezza vederlo arrancare quei pochi passi. Mi sono davvero commossa. Il tempo lascia il segno del suo passaggio, non c'è pezza, e bisogna, quei segni, saperli portare con dignità e naturalezza proprio come ha fatto lui su quel palco.
E bravo Francesco che purtroppo, per questioni di tempo, non ho potuto salutare di persona questa volta ma siccome ha portato bene ora qui scrivo .....alla prossima....in modo che sia di buon auspicio.


martedì 10 febbraio 2015

Pronto chi chiacchiera?

Ti capita poi un giorno di trovarti con tanto tempo a disposizione come non mai, con un clima che non invoglia a passeggiar per percorsi sportivi, con fitti pensieri che non ti vogliono abbandonare, anzi che da tempo, troppo tempo, son lì annidati, tanto che pensi che è giusto e corretto lasciarli andare che poi rischiano di invecchiare, anzi son proprio prossimi alla scadenza che un bel 50 per cento di sconto se lo meriterebbero davvero....chissà chi li raccoglierà, proprio non lo invidio.
In questi periodi di bassa o di down, come capita a volte di leggere, la cura migliore è fare, fare, fare...soprattutto attività manuali. E allora via che si fa la pasta fresca di vario tipo, di quella che certi adolescenti a volte richiedono anche se non è domenica e, visto il periodo, perchè no, i dolci di Carnevale da dividere anche con quella nonna ancora molto attiva, alla quale una volta toccavano tutte le produzioni di massa. Il primo tentativo è stato un flop pauroso, di quelli che in quegli orridi programmi televisivi ti avrebbero urlato dietro ogni tipo di improperi e la lacrimuccia sarebbe scesa copiosa dall'occhio di chi si sente un fallito solo per non aver adottato le dosi giuste.
Poi, la prodigiosa vicina di casa, che i consigli li sa dare davvero bene e in forma completamente generosa anche senza telecamera accesa e soprattutto senza urlare, svela il suo segreto delle 'Frappe' o 'Chiacchiere' che poi tanto segreto non è e non lo sarà più.....
E allora parte la produzione abbondante che poi c'è da dividere con amici e parenti più cari, perchè il bello del cucinare non è mangiare, ma la condivisione con il prossimo, o almeno credo......

Ed ecco qui il segreto di Giuliana - Frappe o Chiacchiere di Carnevale.

Ingredienti:

1 uovo
1 cucchiaio di zucchero
1 cucchiaio di cognac
1 cucchiaio di olio d'oliva
1 limone grattugiato (solo la scorza)
1 hg di farina

Impastare tutti gli ingredienti insieme fino ad ottenere un impasto morbido e omogeneo. Lasciare riposare l'impasto coperto per almeno un paio d'ore. Tirare una sfoglia molto sottile e tagliarla a strisce non troppo lunghe. Friggere in abbondante olio di semi di girasole bollente qualche secondo per parte finché non sono dorate. Fare scolare l'olio in eccesso e ricoprire con una spolverata di zucchero a velo.

Eccole:



E ora non resta che condividere. Gli amici finti o lontani o...si dovranno accontentare dell'immagine e di una battuta che fa al massimo sorridere, gli altri invece si possono fare sotto.




martedì 27 gennaio 2015

Pompei moderna o noi antichi?

È di nuovo Alberto Angela a calpestare il palco di un forum gremitissimo. Ho rischiato di rimanere fuori stavolta, ma alla fine anche se in piedi un posto, anzi tre c'erano.
Alberto vuole parlare, stavolta, degli ultimi tre giorni di Pompei. Attacca subito cercando di sfatare ciò che libri di scuola e cinema ci hanno sempre mostrato o fatto credere di quella cittadina.

Da Pompei o Ercolano quel vulcano non si vedeva perché a quei tempi, prima dell'eruzione, aveva sembianze diverse. Era per tutti solo un monte, il monte Somma, con un profilo molto diverso dall'attuale. Un monte con una fitta vegetazione sul quale si andava a cacciare o a far legna.
Quel venerdì 24 Ottobre del 79 D.C. quel monte in apparenza calmo si risvegliò dal suo lungo letargo, che i geologi fanno risalire all'epoca del bronzo, e annienta la vita di 15.000 persone, tra Pompei ed Ercolano, persone intente a una vita quotidiana. La catastrofe era forse stata preannunciata da terremoti, smottamenti e carenza di acqua. Dal 'monte' provengono tuoni, e la cima si imbianca, come se fosse nevicato, per le ceneri che iniziano a riempire l'aria. C'è nebbia non si respira. Gli abitanti notano tutto questo ma continuano nella loro routine, non si preoccupano. Poi, stando alle testimonianze scritte da Plinio il Giovane spettatore da 30 chilometri di distanza, all'ora di pranzo una colonna alta 42 km di altezza esce dalla bocca del monte, è l'esplosione. Probabilmente c'è stato uno scoppio, come quando un areo abbatte il muro del suono, ma non è testimoniato e comunque non tutti l'hanno sentito o ci hanno dato importanza. Lo testimonia il fatto che alcune attività sembrano state sospese con l'intento di essere riprese in breve tempo. Poi è la pioggia di pomici, leggere, ma piovono da altezze incredibili. Probabilmente la gente spaventata non tenta la fuga immediata, prima si cercano i cari e si perde tempo. Le pomici riempiono strade e campi impedendo la loro percorribilità. Il mare è in burrasca quindi non può essere una via di fuga. Il fumo si riempie di fibre di vetro che impediscono di respirare. Le persone si riparano all'interno delle case, ma ben presto la pioggia di pomici si intensifica, le dimensioni delle pietre aumentano, soffitti e ponti crollano sotto il peso di una pressione sempre maggiore. La colonna di fumo, fuoco e pietre sul vulcano a un certo punto si accascia su se stessa. E' tregua ma anche l'inizio della fine. I sopravvissuti escono dalle case, attraverso le finestre essendo le porte sono bloccate. Il vulcano fa scendere però dal suo pendio valanghe di lava e cenere non più ustionanti che inonda le persone lungo le strade bloccandole come nelle sabbie mobili. Non hanno più scampo. Gas mortali a contatto con i liquidi corporali corrodono i tessuti molli. Poi un'ondata di lava ricopre tutto. Il vulcano  cessa la fase violenta e implode su sè stesso assumendo l'attuale fisionomia, creando un'onda d'urto che si sente fino a 30 km di distanza. 
Ad Ercolano la sorte delle persone è stata diversa. Molti si sono riusciti a mettere in salvo attraverso il mare, probabilmente. Non c'è stata pioggia di pomici. Ad Ercolano non ci sono resti umani. Gli unici resti ritrovati, solo 300 sui 4000 abitanti, sono sulla spiaggia e pare che siano morte sul colpo, tutte insieme, a causa di un'ondata di calore improvviso che potrebbe aver raggiunto anche i 500-600 gradi.

Ma Pompei non era solo lusso sfrenatezza e lussuria. Era anche e soprattutto la gente, quella che la abitava.
E' a questo che Alberto vuol dar voce nel suo libro, alle persone. Gente comune, più o meno ricca, più o meno libera. Gente come noi, troppo come noi.
Alberto elenca una lunga serie di situazioni molto simili a quelle della nostra società attuale.
Pompei non è solo una colonia della Roma bene, ma è anche una città che si sta riprendendo da un terribile terremoto che 17 anni prima l'aveva colpita terribilmente (probabilmente uno dei primi segnali del risveglio vulcanico). Negli scavi infatti, si sono ritrovate le testimonianze dei restauri e dei ripristini in corso d'opera, nonostante i lunghi anni trascorsi. Ricorda tanto le nostre città scosse o colpite da catastrofi naturali che, anche dopo anni, alcune versano ancora in condizioni di precarietà.
Pompei è in crisi economica, il mercato del vino è in crisi a causa della concorrenza della vicina Francia. Ma dai!?!? Già allora?
Pompei è prevalentemente abitata dai nuovi ricchi, gli schiavi resi liberi, che presi dall'entusiasmo della nuova vita e dal fatto di essere grandi lavoratori, si arricchiscono in attività manuali che i vecchi ricchi non vogliono fare. C'è molto capitalismo e la città è divisa tra i quartieri chic, con ville esclusive e viste mozzafiato, la via del business, i quartieri residenziali, quelli popolari e quelli dormitorio. I ricchi abbandonano quei luoghi diventati troppo popolari. La conseguenza di questo nuovo benessere acquisito determina anche l'aumento dei divorzi e il calo progressivo delle nascite. Il tempo libero viene dedicato al divertimento piuttosto che alla famiglia. Ma no!!! Immigrazione, svuotamento dei centri urbani, divorzi, decrescita demografica...
Pompei è costantemente in fermento politico, le elezioni vengono fatte ogni due anni. Allora siamo recidivi!!!
Pompei è graffiti sui muri che riportano citazioni dotte. Le prime bacheche di Facebook erano di pietra quindi!!

Quindi Pompei è attuale o noi siamo recidivi? 
Oppure sono semplicemente i corsi e i ricorsi della storia?

Ringrazio Alberto di avermi mostrato la sua Pompei, quella che io ho visitato che non ero ancora un'età, e sono contenta di aver suggerito ad amici, che presto saranno in visita da quelle parti, il suo libro, giusto per sentire anche altri punti di vista, oltre a quelli delle solite guide guidate che ripetono le stesse cosa a nastro da anni.

I tre giorni di Pompei: 23-25 Ottobre 79 DC (ora per ora, la più grande tragedia dell'antichità)
Alberto Angela

mercoledì 14 gennaio 2015

L'Amore si merita?

E' il periodo della carta, questo, anche di quella dedicata e autografata da chi, su quella carta, ci ha messo del suo.....non come me. Un pò un ritorno alle origini di quel ritratto di ragazzo che tanto mi prese, facendomi adorare la lettura e lo sfogliare.
L'autrice l'ho conosciuta personalmente e come ho avuto modo di scrivere è una persona deliziosa, semplice, umile, nonostante la sua presenza in rete e in etere sia un pò inflazionata.
Daria Bignardi ha ragione, i personaggi dei libri continuano a vivere con noi avidi, anche dopo il termine della lettura. Alma, Maio, Toni e tutti i protagonisti del romanzo ruotano attorno a una vicissitudine famigliare che ha destabilizzato i suoi componenti lasciando superstiti e successori abbandonati a se stessi completamente nudi e vulnerabili.
Un pò giallo, un pò poliziesco, un pò avventura, un pò romanzo è così che la trama si dipana nello scorrere di quelle righe colorandosi di volta in volta di un colore diverso.
Tema conduttore la famiglia. La famigliarità e le conseguenze sui posteri è un argomento che ho avuto modo di affrontare di recente. Sono un pò restia a credere nell'astrologia o in pratiche simili, ma non mi precludo davanti ai fatti. Preferisco pensare che la conseguenza di certe azioni fatte da chi ci ha preceduto possa in un qualche modo influire o avere influito concretamente sulle nostre vite e ho avuto modo di appurare di persona che la famigliarità di certe azioni si trasmettono alle generazioni future anche quando queste non hanno avuto modo di incontrarsi. Sono i corsi e i ricorsi o il caso che non esiste? Non so rispondere, ne prendo atto. Sono dell'avviso che ciò che accade in una famiglia, per quanto grave, va affrontato e condiviso e non insabbiato sperando che tacendo le cose si sistemino. Spesso certi argomenti si tacciono per paura dei giudizi e questo purtroppo fa parte di una cultura bigotta e sbagliata inculcataci dalla società.

L'Amore si merita? Questa è la domanda che sorge spontanea dopo la lettura dove l'Amore nelle sue varie forme la fa da padrone.
Secondo me no. L'Amore si dà e si riceve senza pretese. L'Amore, quello vero, quello con la A maiuscola non è una questione di merito da riservare solo ai più buoni o più bravi, ma l'Amore è un sentimento incondizionato che si alimenta da solo, la sua forza e potenza è in se stesso. Quando l'Amore si pretende rischia di sfociare in odio se non vengono rispettate le aspettative prefissate.
Un genitore, un figlio/a, un fratello o una sorella, un compagno/a, un consorte, un amico/a non devono proporzionare il loro Amore in funzione di quanto ne ricevono ma darlo e darlo sempre finché ce n'è. Questo è l'Amore. Si può amare senza essere ricambiati perché l'Amore è un qualcosa che viene da dentro e non c'è modo di controllarlo.

L'Amore che ti meriti quindi è quello che ti viene offerto o che dai apertamente, senza aspettative o pretese.

L'Amore che ti meriti. Daria Bignardi. Da leggere.

giovedì 8 gennaio 2015

Massimo e Chiara hanno avuto cura di me.

L'ho voluto. L'ho atteso. L'ho cercato. L'ho preso. L'ho letto. L'ho orecchiato. L'ho finito. Lo continuo a leggere...di tanto in tanto. Lo rileggerò tutto. Forse il più bel libro degli ultimi tempi.
Difficile riportare qui tutte le emozioni appuntate con l'angolo della pagina piegato o in alcuni casi addirittura gli angoli....
E'  un groviglio di sentimenti intensi quello che Chiara e Massimo o meglio, Gioconda e Filèmone, nel loro epistolare, tentano di districare in quelle pagine che si susseguono leggere, ma ricche di pensieri profondi e di sensazioni sullo scorrere della vita e su quel 'per sempre' che andiamo cercando ma che molto spesso non riusciamo ad afferrare o a tenere stretto. Già 'per sempre' che dall'altare qualcuno ha dovuto promettere e che poi davanti a ostacoli e difficoltà non ha saputo mantenere. E allora ci si chiede il perché, dov'è l'errore, se prima, se durante, se dopo... La vita di coppia non è semplice, bisogna confrontarsi con i propri bisogni e con quelli dell'altro, cercare di non diventare individualisti, cambiare, ma insieme, non ognuno per conto proprio.
E allora è qui che il custode Filèmone fa una descrizione precisa e puntuale delle anime e questo diventa il cardine su cui ruota il libro.

L’amore perfetto non esiste. Quello reale è la somma di tante imperfezioni. L’amore più duraturo è spesso il più improbabile. È appena smetti di inseguire l’amore perfetto che ti metti in gioco davvero.

L'anima di Giò delusa ferita e confusa, mette a dura prova il custode tanto da arrivare a farlo arrendere, quasi. Ma la missione va portata a termine e allora anche il custode rivela alla custodita le sue fragilità e le sue insicurezze.

Fa riflettere molto sul senso della vita, su ciò che vorremmo da lei. Ma i primi ad essere messi in gioco siamo noi, dobbiamo essere noi. Dobbiamo capirci e comprenderci, coccolarci, ascoltarci e amarci e allora il resto verrà da sè. Ma dobbiamo anche sapere capire ed ascoltare gli altri prima con le orecchie e poi col cuore. Tutti abbiamo un custode, è la nostra voce interiore, quella che dovremmo ascoltare sempre, quella che urla ma che spesso non sentiamo o non vogliamo sentire.
Le persone apparentemente felici o i rapporti che ci sembrano duraturi nascondono spesso cose non dette, patti accettati che li fanno apparire eterni. Già, eterno, che cosa si può celare dietro questa parola ambigua che sembra non finire mai? Non lo sappiamo e forse mai lo sapremo o lo scopriremo vivendo. Come ho letto di recente il per sempre è composto di tanti ora.......
Qui ci sarebbe tanto da riportare, forse troppo....meglio la carta, quella che profuma di buono, quella che va sfogliata con avidità......

Buona lettura.