martedì 25 novembre 2014

Daria scrive sull'Amore con la A

'L'Amore che ti meriti' è il titolo dell'ultimo libro di Daria Bignardi e per come mi è stato raccontato, dal momento che non l'ho ancora letto, è un amore di quelli con la A maiuscola appunto.
Dopo aver letto 'Un Karma pesante' e 'L'acustica perfetta' subito a ruota, ho deciso che di Daria Bignardi merita di essere letto tutto. Lei è veramente una che si può considerare arrivata.
Lettrice dall'età di quattro anni, Ferrarese si nascita e Milanese di adozione, è riuscita con la sua caparbietà a fare quello che veramente voleva nella vita: scrivere. Gli studi classici e l'università non conclusa l'hanno portata prima a fare la giornalista, poi la conduttrice televisiva e poi finalmente la scrittrice a più di quarant'anni suonati, così racconta lei sul palco di quel Forum che crea eventi sempre più interessanti. Il primo pensiero....non è mai troppo tardi, meno male!!!!
Sorriso ammaliante, parole spigliate e a nastro, gestualità prorompente di quelle da incanto è così che Daria si presenta al suo folto pubblico in un pigro Sabato di fine Novembre.
Il giornalista la introduce e la conduce con professionalità, sembra conoscerla veramente bene, o almeno ha studiato abbastanza da essere pronto fin nei più minimi dettagli.
Ma è lei che la fa da padrona, parlando senza interruzioni e appunto con Amore della sua professione, della sua vita e dei suoi libri.

Era una sera di Giugno profumata di Tiglio....

E' così che Daria attacca a leggere le pagine del suo ultimo libro, che racconta di una famiglia danneggiata ma apparentemente normale, forse un pò sola. E allora via, i ricordi corrono veloci al paese che mi ha cresciuta e ai sui tigli che lo abbracciano e, con il loro odore invitante, preannunciavano un'altra estate ormai imminente e piena di notti passate sulle panchine loro sottostanti o di viaggi in circolo sui motorini ereditati da chi aveva già più un'età di me.
Alma, la protagonista, a 17 anni, non sa ancora di essere felice, rispetto a quello che accadrà in seguito a causa della sparizione del fratello adorato.  La famiglia si disintegra e Alma vive da sopravvissuta. Scappa da Ferrara per rifugiarsi a Bologna dove mette su famiglia e dove non svelerà alla figlia Antonia il dramma che ha vissuto, finché questa non sarà al sesto mese di gravidanza e...

non è un caso, una donna è più forte quando aspetta un figlio perché in quel momento non è sola, non è una ma due. 

(Vero!!!!). Antonia ha sempre saputo che la madre custodiva un segreto,

perché i figli sentono quando i genitori vogliono nascondere loro cose. 

Antonia, scrittrice di gialli, va a Ferrara per capire e per dare un senso al dramma vissuto dalla madre. Così Daria racconta del suo libro o almeno della sua prima parte, senza svelarne appunto i risvolti.

C'è la voglia di raccontare un prima e un dopo 

è questa l'ispirazione che porta Daria a scrivere questo romanzo.

I personaggi di un libro, lavorano anche alla notte, mentre tu dormi..tutto quello che hai attorno e che vivi diventa parte del romanzo che stai scrivendo...

Non so cosa darei per svegliarmi in piena notte con un pezzo di trama da scrivere, con i personaggi che mi tirano per i piedi e si appoggiano sul mio cuscino per vedere se dormo veramente o, se come i gatti, ho un occhio aperto e uno chiuso sempre attenta e sempre pronta nonostante tutto. Dev'essere davvero stimolante. Ma la scrittrice alla domanda Vivere o scrivere? risponde

Vivere e scrivere! Si può fare! Basta alternarli, cercando le dovute pause da entrambi.

Poi attacca a parlare della Daria lettrice...una vera divoratrice di libri, una vera avida...lei. E a noi, appunto, dà il compito più gravoso. Anche noi, sfogliatori assatanati di pagine scritte, sniffatori di carta stampata, entriamo a far parte portante del libro

Ogni lettore decide come interpretare la storia....Un libro non è finito finché non viene letto..Nessuno scrive per sè....Un libro con una trama incalzante contiene personaggi che rimangono e che non ti abbandoneranno mai.

E questa la dedico a tutti voi scrittori, fatene un buon uso, e attenti che noi siamo sempre dietro l'angolo pronti ad accogliervi....

Daria riscopre Ferrara, paese di origine, dopo il terremoto del 2012 a distanza di più di trent'anni, scoprendo solo allora , nell'osservare le ferite e i danni del sisma, cosa ha rischiato di perdere.

I luoghi li dai per scontati. Al contrario delle persone pensi che non potranno mai cambiare, sono veri e propri punti di riferimento.

Confermo! Le radici piantate nel terreno che ti hanno vista nascere, sono difficili da sradicare da portare altrove  e le ferite del tuo territorio, diventano le tue ferite dell'anima e del cuore.

Poi è stato il momento della fila, dei saluti di commiato, della dedica e della firma sotto un titolo importante....L'Amore che ti meriti...appunto.
E' stato un vero piacere, resterai nella mia memoria a lungo....

Buon proseguimento Daria.






mercoledì 29 ottobre 2014

Massimo Bottura: tradizione, arte, passione e ....Emiliano!

Il titolo la dice già lunga, ma preferisco come sempre addentrarmi tra le righe e leggere, o in questo caso scrivere, tra esse.
Giuro, Massimo Bottura, non sapevo chi fosse finché non è uscita la nuova programmazione del Forum. Poi va beh, l'accoppiata con Pif mi avrebbe portata comunque, tempo permettendo, da quelle parti.
Ma il caso, sempre lui, ha fatto sì che, complice la visione serale di una rete locale ma anche no, arrivassero, in tempi diversi, due notizie che lo riguardavano strettamente.
La prima era che per l'ennesima volta il noto cuoco e la sua nota (!?!?) Osteria la Francescana di Modena si erano aggiudicati un premio come miglior ristorante, da un noto rotocalco e da una ben più nota guida....Non per questo scelgo un ristorante piuttosto che un altro, ma ho accolto la notizia con grande piacere essendo sia lui sia il ristorante 'delle nostre parti'. E' sempre un orgoglio quando qualcuno vicino a te riesce in una qualsiasi impresa, qui lo chiamano orgoglio Emiliano.
L'altra notizia, arrivata pochi giorni dopo, era quella che il sopra citato e, a questo punto ben noto chef, avesse distribuito in un famosi parco della centralissima Manhattan centinaia di Hamburger 'Emilia', un mix di manzo cotechino grana balsamico e salsa verde, suscitando le invidie e la curiosità di quelli che da quelle parti di quel cibo hanno fatto la loro fortuna e monopolio mondiale.
Beh sono andata così al Forum un pò meno ignorante del previsto.
Pif era già nell'atrio che stringeva mani, distribuiva selfie a go-go e autografava di ogni, sempre con la sua aria trasognante e apparentemente poco intelligente....
Il Forum era stipato come tante altre volte. All'ingresso sul palco dello chef, un'intera ala dell'auditorium si è alzata in piedi applaudendo e trascinando il resto della sala e sono stati brividi quando Massimo ha estratto il telefono per immortalare la scena con malcelata emozione.
Quando ha potuto... ha attaccato a parlare e come.....
Ho capito subito che è un grande, un umile e soprattutto un artista senza tavolozza e pennelli, ma armato di voglia di fare, di passione e di orgoglio per la sua terra.
Nonostante la manifesta emozione ha catturato l'attenzione anche del più distratto e disinteressato astante. E voilà spuntare il blocco d'appunti...sulla prima battuta colta da un'intervista registrata e proiettata, oltretutto fatta in Inglese

'...rimani concentrato sui sogni e li vedrai realizzare..' 

A questo punto non poteva non piacermi, non piacere... E poi è stato un tutt'uno

'..la cucina diventa una fucina d'idee..

E questi sono solo alcuni dei frammenti catturati da quell'artista che dice: in cucina non si urla come ormai siamo soliti vedere nei più iper trasmessi reality televisivi, ma la cucina è fatta di musica, di divertimento, di riunioni, di liti e di imprecazioni ma anche di rappacificazioni, perché

'noi siamo la terra del cibo lento e delle macchine veloci, fatta di gente che trasforma le passioni in mestieri, gente tosta che non supera le difficoltà, le distrugge...'

Il suo libro 'vieni in Italia con me' è già stato tradotto anche in Inglese 'Never trust a skinny italian chef' (non fidarti di un cuoco italiano magro) e raccoglie stralci di quella Modena dalla quale mi sento in affitto e le ricette della nostra tradizione riviste e rivisitate in chiave moderna perchè 

'...non possiamo perderci nella nostalgia, ma dobbiamo portare il passato nel futuro in modo che la tradizione sia in evoluzione e non subisca una rivoluzione..'

Per il buon Pif, completamente negato in cucina, e in starna accoppiata con il cuoco, non c'è stato spazio se non per qualche battuta da spalla un pò incerta e per la sua ordinazione per la cena: un sofficino...
Per concludere le emozioni più grandi sono state date dai suoi infiniti NOI e non solo IO, proferiti a nastro per sè e per i suoi ragazzi, per quelli che ci sono da sempre, per quelli che ci sono stati e per quelli che ci saranno, perchè la sua cucina è disponibile ad accogliere anche il giovane Giapponese con in tasca poco più del biglietto di ritorno ma con tanti sogni da realizzare.
Massimo ha salutato tutti facendosi promettere dal Sindaco di Modena Muzzarelli di valutare l'opportunità di realizzare nel parco di Villa Sorra l'università del gusto per dare l'occasione ai nostri giovani studenti di agraria o del turistico di poter continuare a realizzare sogni e aspettative direttamente sulla nostra terra, senza doversi allontanare troppo....dalle nostre tradizioni appunto.
Questa è Italia o l'Emilia e a tutti gli italiani con non vogliono l'Italia dico che il mondo è bella perchè è grande, che nessuno li trattiene che possono andare perchè che chi vuole fare per la sua terra già c'è, basterebbe saperlo imitare e non solo criticare.
Ora posso dire che Massimo è un grande, un'artista, un passionale e un Italiano...e sa emozionare anche se molto probabilmente non potrò mai permettermi di frequentare la sua cucina, peccato.


martedì 7 ottobre 2014

Ecco il mio Piccolo Principe.....

Non si vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.

Da questa frase, carpita in rete per altri motivi qualche settimana fa, mi è nata la curiosità e la volontà finalmente di mettere gli occhi su 'Il Piccolo Principe' di Antoine de Saint Exupery.
Come avevo sentito dire, non è una lettura facile, anche se è un libro per ragazzi in realtà. La storia in se stessa è un pò contorta, ma è necessario leggere tra le righe come spesso, come sempre per capire i messaggi che l'autore tramite il suo Piccolo Principe ha voluto mandare ai lettori.

I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: “Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?” Ma vi domandano: “Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?” Allora soltanto credono di conoscerlo....
...Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare.

Si parla di uomini e di umanità e dalla loro incapacità, appunto, a cogliere l'essenziale dalle cose e dalle persone, senza doverne trarre benefici per se stessi come ormai la maggior parte di noi sta facendo, l'uomo è diventato un egoista non solo con il denaro ma anche con i sentimenti. Si ama per essere amati, si dà per avere...

Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose.

Da bambini certe cose non ce le chiediamo, non scegliamo un compagno di giochi per le sue scarpe i suoi vestiti, il suo modo di pettinarsi o per il colore della sua pelle, ma solo per il puro divertimento. 

Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo e io sarò per te unica al mondo.... Per favore, addomesticami.

L'Amore per qualcuno o per qualcosa ha sì bisogno di attenzioni e di protezione, ma con questo non è necessario tenere quelli a cui vogliamo bene sotto una campana di vetro o legati per sempre a noi con un filo invisibile. La mania del possesso o del controllo, il voler cambiare le persone pur di tenercele vicine è la causa delle sofferenze più atroci. Dipendere o al contrario possedere qualcun altro non ci fa crescere nell'amore ma nella sofferenza di quello che non possiamo vedere.

E’ una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito. E’ una follia condannare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro è stato infedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto. Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza.
Per ogni fine c’è un nuovo inizio.

Le esperienze che facciamo vivendo, ci plasmano e ci cambiano. A volte ci feriscono altre volte ci riempiono di gioia. Sta a noi raccogliere tutto quanto nel bene e nel male, caricarcelo sulle spalle come un bagaglio e portarcelo dietro sopportando, facendone tesoro. Non bisogna mai rinunciare a vivere solo perché un sasso ci ha fatto inciampare e cadere, ci si può sempre rialzare e ripartire, finché ci è dato di farlo bisogna approfittare del tempo che abbiamo a disposizione perché quello passato non ce lo rende nessuno. E allora avanti!

A me piace vedere con il cuore, anche se cerco di tenere comunque gli occhi sempre ben aperti, quando posso. 
Penso di aver fatto una buona scelta intrufolandomi tra quelle righe....

lunedì 29 settembre 2014

Quattro passi tra Bookbar e San Luca.

L'occasione fa l'uomo ladro, si dice! Ed è così che ho catturato nella mia rete un articolo che parlava dei 20 bookbar italiani che ogni amante dei libri dovrebbe visitare proprio qui.
E' uno di quei sogni nel cassetto che, per colpa di quel simpatico di Fabio Volo, prende un sacco di posto, che tenta spesso di uscire per vedersi realizzato ma che, per problemi che non sto a spiegare qui o forse per codardìa, non riesco a prendere sul serio.
Comunque scopro che uno è praticamente sotto casa, beh quasi, comunque raggiungibile agevolmente. Poi capita che Bill Gates nonostante tutto ha dei difetti, che in una giornata lavorativa capita che il server fa i capricci e allora armata di scarpe ben allacciate parto per una doppia avventura fuori porta ma anche dentro.
Prima la commissione, il dovere, poi la camminata, il piacere. Invito gente a partecipare alla mia pazzia, ma impegni e scarsi preavvisi mi fanno trovare sola, beh quasi, che poi c'è sempre un sacco di gente per il mondo.
Parcheggio dove conosco, in quel luogo di riposo eterno. Costeggio il portico in restauro di quello stadio che per me rappresenta più musica che sport. Prima di puntare al colle, che quello sarà la meta finale, vado in cerca di quello che mi ha portata sicura per quei quattro passi che si possono fare con qualsiasi tempo, perchè i portici a coprire i pellegrini sono una caratteristica della città.
E via a sinistra quindi. Destinazione quella porta che da il via a quel cammino di pellegrinaggio o di footing o di svago. Incrocio subito una giovane coppia, che con tanto di cartina dispiegata davanti a loro incrociano il mio sguardo, accennano un sorriso ed eccoli lì a chiedere info. Sorrido a mia volta, loro non sanno quanto sia pericoloso chiedere info su strade o vie a me. Ma tant'è che, visto che sotto i portici già ci stanno, è un attimo dirgli di seguirli senza mai abbandonarli per arrivare a quello che loro chiamano santuario. Effettivamente santuario è, altrimenti perchè il pellegrinaggio di cui sopra? E mi scappa pure un 'ci vediamo dopo'.
Poi di nuovo per la mia strada, incrocio quella via che sa di contessa e una nuvoletta si accenna nella mia testa, ma dopo, solo dopo, forse. Vedo i viali e la porta, entro restando a sinistra....perchè è lì che credo di dover trovare ciò che vado cercando in maniera moooolto improvvisata e non come avrei voluto. I passi sono tanti, il caldo pure è quasi Ottobre ma è appena iniziata la primavera da queste parti. Non voglio chiedere come sempre, come spesso. Ma un caffè ci sta a quell'ora e forse chiederò. Il barista-proprietario mi fa schiattare dal ridere al suo 'book che?', sembra proprio uno dei Cesaroni quello grosso rossiccio, forse è davvero lui. Qualche indicazione più precisa, non ricordo il nome del locale che vado cercando, ma internet mi viene incontro. 'Zammù? che razza di roba è?' Spiego che dovrebbe essere una bevanda siciliana...e continuo a spiegare di bar con libri... Il tipo, simpatico, è sempre più perplesso, sorride. Poi s'illumina ed esce dal locale per darmi indicazioni precise. Il locale stava dall'altra parte della strada (ovviamente sempre per il mio spiccato senso dell'orientamento anche con maps), ma non importava che si scomodasse, fin lì ci arrivavo anche da sola....evitando gli autobus ovviamente.  La delusione è doppia.
E' chiuso!
Si è trasformato in un wine bar, ora si chiama room 32!
Il mio pusher di informazioni telematiche non era aggiornato.....peccato. Per fortuna che non avevo una sorpresa da fare.
Riprendo i miei passi. Scendo davvero nella via della contessa. Suono. E' sorpresa. E' contenta. Acqua. Caffè. Mi rinfresco. Poi la proposta e si va insieme verso la meta finale, San Luca. Mi fa bene, le fa bene, ci fa bene. I gradini sono tanti, ma conditi di confidenze strette, chiacchiere e risate, si sopportano bene. Il fiatone non manca soprattutto per quella che non sta mai zitta, lei. L'arrivo. Il panorama è mozzafiato come sempre, come più di vent'anni fa (tanto era passato). Il santuario viene evitato, vogliamo solo acqua fresca per rianimare la lingua. Poi si scende subito di nuovo, che c'è gente che aspetta a casa di entrambe. Ci si saluta.
Sono contenta. 'Non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi.' E così è stato.
I passi sono stati più di quattro alla fine ma ne è valsa la pena anche se poi il bookbar mica c'era.....ma c'è stato altro a riempire comunque un stupenda giornata.

mercoledì 24 settembre 2014

Altro? Quattro etti d'amore, grazie!


Chiara Gamberale scrive e scrive davvero bene come ho già avuto modo di dirlo qui.
Appena ho potuto ho letto altro, come mi capita spesso quando certa roba prende e prende bene.
Di 'Quattro etti d'amore, grazie' si è citato in quel forum, insieme ad altri libri suoi, e la scelta è capita lì non a caso.
Avevo sentito parlare del nuovo formato flipback, l'avevo sfogliato curiosa durante una presentazione e poi eccolo lì nella vetrina che frequento spesso, pronto per me, era lì che mi aspettava e allora l'ho fatto mio! Quelle piccole, piccolissime pagine si sfogliano bene, e nonostante l'età che avanza, si leggono senza fatica. Il loro bello è che si portano ovunque, anche nella tasca posteriore dei jeans. Quindi spesso mi sono ritrovata, come sui mezzi pubblici per esempio, a puntare lo sguardo avido su quel piccolo oggetto, anziché sul freddo schermo di uno smartphone come fanno le masse al giorno d'oggi, pur di non trovarsi a dovere parlare con il vicino....anche se lo ammetto, per certi viaggi è bello guardare anche fuori dal finestrino cosa il mondo ti fa scorrere davanti agli occhi. Sfogliare poi quelle pagine dal basso all'alto e non da destra a sinistra, mi ha ricordato certi libri cartonati che sfogliavo insieme a un miracolo con le manine appiccicose di pappa.
Quei capitoli, che iniziano tutti con la lista della spesa, sono un intro davvero curioso e originale. La storia è quella di due donne, dalle vite apparentemente molto diverse, che s'incontrano quasi ogni giorno al supermercato di rione e guardano una il carrello della spesa dell'altra cercando di catturare da questo frammenti della loro vita quotidiana. Inconsapevolmente ognuna di loro vorrebbe far parte della vita dell'altra, immaginandosela come la vorrebbero veramente e non come quella che stanno vivendo. In realtà la spesa non mostra i loro lati nascosti, quelli che ognuno di noi si porta dietro e che non vuol far trasparire. Una è mamma, moglie, lavoratrice, casalinga. L'altra è una bella attrice del programma televisivo del momento. Ad entrambe manca qualcosa, però, quel qualcosa che in quel supermercato non vendono e che difficilmente si può comprare, il vero amore e la felicità.
E così vanno avanti per tutto il libro in un'alternanza di pensieri di una per l'altra e viceversa, vivendo le loro vite reali con i piedi inchiodati a terra senza riuscirsi a muovere nella direzione che le spinge una versa l'altra.
Quelle pagine mi hanno davvero trascinata in una dimensione che conosco bene. Le lettere di quelle parole scritte mi prendevano e mi portavano al loro interno a volte con il sorriso, altre volte con il dolore delle cose conosciute, altre volte ancora con il timore di scoprire cose che non vorrei.
Qualcuno una volta mi scrisse 'Il bello dei libri e che ti lasciano sempre qualcosa addosso.Soprattutto quando quel qualcosa ce l'hai già, e lui te lo mostra come scritto nero su bianco...' E' vero!

Chiara ha davvero il potere di dissetare con i suoi scritti i lettori più avidi come me e non mancherò di certo di passare di nuovo da lei.

E ora tocca a me e al mio carrello di oggi....

1 busta di rucola prelavata
1 rete di cipolle gialle
1 confezione di aglio fresco
1 confezione di funghi freschi già tagliati
2 cubetti di lievito di birra
2 mozzarelle coop
1 confezione di wurstel grandi
1 kg di farina per pane
1 pacco d'acqua frizzante
1 pacco di acqua naturale
6 birre tuborg da 66 cc
2 rotoli di scottex


PS Io però non sbircio nel carrello degli altri. L'unico desiderio che ho quando sono in un supermercato è di uscirne il più in fretta possibile cercando di limitare al massimo gli incidenti con il carrello.

martedì 23 settembre 2014

23 Settembre, un anno fa era l'Arena.

Un anno fa non ero ancora qua. Ma un anno fa ero sicuramente all'Arena di Verona ad assistere ad una delle Sue sei serate in quel luogo incantato.
Di comprare i biglietti per i canali pubblici non c'era stato verso. Ci ho messo tutta la mia buona volontà ma non è servita a molto. Non è servito a nulla attaccarsi a internet tutto un venerdì mattina piena di speranza per acquistare biglietti per chi voleva andare tanto quanto me.
Ho sperato vivamente nella settima serata, come accaduto in passato, invece con tanta delusione sono rimaste solo sei. E di questo tipo di delusioni io ci rimango male e anche molto. Quando voglio intensamente qualcosa, parto col presupposto che se ci metto del mio la ottengo, ma non è sempre così.
A quel giro ero rimasta senza, e me ne ero fatta un cruccio, lo ammetto.
Poi una proposta, che non sapeva di vero fino in fondo. Una roba buttata là che non sembrava si sarebbe avverata. E poi ho provato a crederci, con non troppo entusiasmo visti i precedenti.
Poi si va, si parte. C'è ansia da tagliare a fette, un pò per i modi un pò per la paura di ulteriori delusioni. Ma tant'è che oramai sono in autostrada e la corsia che ho preso può andare solo verso nord. C'è un pò di traffico, si rallenta. Poi intuito, bravura, fortuna o che ne so e il parcheggio è tattico davvero, come non mai.
E poi è la piazza antistante, la biglietteria che per me non ha nulla, e lo sguardo impaurito a cercare altrove. Trovo, contratto, prendo, dico la mia, mi rilasso, piango. Si entra dalla parte opposta meno affollata. Il biglietto passa i controlli, nonostante lo strappo una parte mi resta, come richiesto. Poi sono le arcate, le scale, i gradini molto alti. Poi il mio posto. Poi posso guardare, piangere di nuovo, con i singhiozzi, con gli sguardi dei vicini ad abbracciarmi. Poi è l'attesa, poca, Poi sono le luci che si spengono e altre che si accendono. Poi è atmosfera, tanta, troppa. Le emozioni sono al culmine, ma c'è ancora spazio. Poi è l'uscita dei musicisti tutti, quelli conosciuti e quelli no, il direttore d'orchestra atipico e il cantante che attacca a cappella.
E poi è solo quello che segue....fin sotto pelle, là dove ancora giace....Un vero lunedì da leoni insomma.....


Quando tutte le parole sai che non ti servon più,
Quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù….
Quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà….
Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà…
…che la vita è sempre forte molto più che facile.
Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui e ti è toccato partire bambina
… sole pioggia neve tempesta sulla valigia e nella tua testa, gambe per andare e bocca per baciare…. sui tuoi capelli su quello che hai visto e braccia per tenere e fianchi per ballare
…e le senti le vene piene di ciò che sei e ti attacchi alla vita che hai….
nella testa un po' di sole ed in bocca una canzone…
poi ti vedi con una che fa il tuo stesso giro e ti senti il diritto di sentirti leggero….
…mi fido del mondo non ti dico le botte che prendo
ma non c'è modo di starsene fuori da ciò che lo rende tremendo e stupendo
C'è una linea sottile fra star fermi e subire
Cosa pensi di fare? Da che parte vuoi stare?
a mia volta non è che mi cerco che poi non si sa cosa posso trovare da me
Vuoi vedere che non era niente?
Vuoi vedere che era già tutto lì?
Vuoi vedere che è venuto il tempo e che è facile cosi?...
…sulle mie dita c'eri sempre e solo te…
Fragile e piccola con le tue paure mi costringevi a nasconderti le mie
Sapevi ridere, sapevi il tuo sapore, te la godevi ad occupare tutte le mie fantasie
E tu lo sapevi che facevi gola e soggezione….e comunque non mi hai conosciuto mai.
…fare l'amore o sesso qui non è più un dettaglio,
baciami le parole che sai già, baciami il sangue mentre gira,
come ci frega l'amore dà degli appuntamenti e poi viene quando gli pare….
…ogni minuto è pieno, ogni minuto è vero se ci sei
Che è già partito il giorno dei giorni fatto per vivere…
… Femmina come la vita…. femmina come sai, femmina come puoi…
…più ti guardo e più mi meraviglio e più ti lascio fare,
che ti guardo e anche se mi sbaglio almeno sbaglio bene…. 

Nemmeno un bacio che sia stato mai sprecato
Nemmeno un gesto così…
Nemmeno un bacio che sia stato regalato
Nemmeno un gesto così, tanto per… così….
Son stati giorni di tempesta e vento ed era pronto solo chi era pronto, ma adesso sai a cosa vai incontro chi non è morto è già più forte…
…scegli tu fra inizio e fine, e scegli tu ma scegli tu per primo…
…da quel momento in poi non puoi tornare, da quel momento in poi dovrai andare con le tue parole
Tutte queste onde pronte a scomparire, resta solo il mare, quanto ci sei?
Non ti sai nascondere davvero…
E la vita che non spendi che interessi avrà?
Si può però morire vivendo sempre e solo per sentito dire
Si può però morire per la fame che non hai
.. Ci si sente soli per quello che si è visto e poi per tutti quelli che han fatto così presto a montare su per fare un po' il tuo viaggio giurando che per te davano un braccio.
Non c'è peggiore sordo di chi non vuol sentire!
Tu pensa a chi non sente e poi ne vuol parlare
E allora avanti un altro “Qualcuno che abbia il tempo di ascoltare!”
Eri in mezzo a una vita che poteva andare ma non si sapeva dove...
C'è un posto dentro te in cui fa freddo, è il posto in cui nessuno è entrato mai…
…non ti vedo bene…ti posso offrire una bottiglia e spalle larghe porta guai
… è tutto nel riuscire a conservarsi un uscio per uscire, son qua se vuoi son qua la chiave ce l'hai
Appoggiati a me con la pesantezza del cuore, dài deciditi che male non farà.
…ce l'hai scritto che la vita non ti viene come vuoi, ma è la tua e per me è speciale, e se ti può bastare sai che se hai voglia di ballare uno pronto qui ce l'hai. Balliamo sul mondo! Ballando….
Ma credo che meriti di più! Ma intanto son qua io e ti offro di ballarci su…
Non si può sempre perdere! Per cui giochiamoci…
La luna ci ha presi e ci ha messi a dormire o a cerchiare la bocca per stupirci o fumare
Fra un domani che arriva ma che sembra in apnea ed i segni di ieri che non vanno più via
Certe notti c'hai qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà
Certe notti se sei fortunato bussi alla porta di chi è come te
C'è la notte che ti tiene tra le sue tette un po' mamma un po' porca com'è
Quelle notti da farci l'amore fin quando fa male fin quando ce n'è!
Certe notti qui, certe notti qui, certe notti qui!
…c'è chi vuole le mie scuse che ciò che sono l'ha offeso
Sono vivo abbastanza, sono vivo abbastanza, per di qua comunque vada sempre sulla mia strada
E c'è chi non sbaglia mai ti guarda e sa chi sei!
E c'è chi non controlla mai dietro la foto!
E c'è chi non ha avuto mai nemmeno un dubbio mai, nemmeno un dubbio mai!
Alcuni si parlano sempre e solo da soli, alcuni ancora non si sono parlati
Alcuni profumano solo il proprio inferno
Alcuni sputano tutte le proprie sentenze senza nemmeno averle masticate
Questa è la mia vita, se entri chiedimi il permesso
Questa è la mia vita, se ho bisogno te lo dico
Porta la tua vita che vediamo che succede a mescolarle un po'
Trattamela bene che al momento è solo questa e poi… vedremo poi… 
Dato che ci sei, come io vorrei!
Ti brucerai! Piccola stella senza cielo!
Ti scioglierai! Dietro a una scia un soffio, un velo.
Ti staccherai, perché ti tiene su soltanto un filo, sai!
Forse capiterà che ti si chiuderanno gli occhi ancora, o soltanto sarà una parentesi di una mezz'ora!
Io ti voglio credere per quello che chiedi e che non chiedi
C 'è qualcosa fra te e la vita che non ho ancora conosciuto 
C'è qualcosa fra te e la vita, chissà quanto vi conoscete
E tu che non cambi direzione sai di sicuro come va a finire…..
…il meglio deve ancora venire
E mi attacco alle stelle che altrimenti si cade e poi alzo il volume di questo silenzio che fa stare bene
E mi sa che sei quella che fa luce pian piano chissà come ci vedi e chissà come ridi di quello che siamo
E mi attacco alla buccia di questa notte e salto, salto ma rimango giù
La porta dei sogni, la porta dei sogni, la porta dei sogni chiudila tu
E mi attacco alle stelle tiro un po’ a indovinare, mi predico un presente in cui non c'è niente se non respirare
E se proprio sei quella fatti almeno guardare, non sai quanto ci manchi non tornano i conti a doverti trovare
E mi attacco alla luce di questa notte e salto, salto ma rimango giù
La porta dei sogni, la porta dei sogni, la porta dei sogni chiudila tu ....

venerdì 19 settembre 2014

Come più di 30 anni fa....

Io vengo dalla campagna e non mi sono mai vergognata ad ammetterlo. Ma dalla campagna quella vera, quella a perdita d'occhio che solo in certe zone della pianura emiliana si possono ammirare.
Ho trascorso i primi sei anni della mia vita in una casa colonica al centro del podere dove i miei genitori facevano i braccianti e la casa più vicina era a qualche chilometro. Ricordo che, dopo casa nostra, la prima che s'incontrava era quella della famiglia con la stalla, le mucche, che ci forniva il latte fresco tutti i giorni e quella successiva era quella del fattore e dei proprietari del terreno.
Oh, gente di Bologna!!! Frequentavano quelle zone solo in estate e io li vedevo pochissimo, ma serbo comunque un buon ricordo, brava gente.
I miei compagni di gioco allora, erano mia sorella, se ne aveva voglia dato che era molto più grande di me, i cani e tanti amici immaginari con i quali parlavo tutto il giorno. Con loro andavo al mare in colonia. Riempivo una borsa di vestiti dismessi poi me ne andavo in giro con quella per il cortile fingendo di essere in spiaggia con tanti bambini della mia età.
Ricordo che per me il primo giorno di scuola materna fu come una manna dal cielo, non avevo mai visto tanti bambini tutti in una volta. Poi la prima elementare, breve, in quella scuola di frazione che bisognava raggiungere con il pulmino, e che contava ben 8 alunni nella mia sezione. Roba d'altri tempi. A Gennaio  del mio primo anno di scuola ci siamo trasferiti in paese, nel capoluogo del comune. I palazzi avevano ben anche tre piani e c'erano bambini ovunque. Solo nel nostro palazzo, di quattro famiglie, contavamo già tanti bambini quanti ce n'erano nella mia classe prima.
Poi ho iniziato a frequentare una scuola diversa, e finalmente avevo amici anche fuori dall'ambiente scolastico da frequentare. Ricordo con nostalgia quegli anni, fatti di giochi semplici come nascondino, pallavolo, tennis, i giochi senza frontiere ma anche bambole da pettinare e da vestire anche se ho sempre preferito giochi prettamente maschili. Poi c'erano loro, le mie vicine di casa, un pò più piccole di me, ma eravamo comunque molto unite. Si faceva tutto insieme. Poi gli anni sono passati, siamo cresciute, io prima di loro, e abbiamo iniziato a frequentare compagnie diverse. Poi sono state le scuole superiori, l'università, i fidanzati, i matrimoni, le convivenze e i bambini ad avere il sopravvento e non si aveva più tempo per altro.
Poi è arrivato Lui che, come sempre cantando, riunisce attorno a sè un sacco di gente anche la più disparata e qui scatta l'occasione per un re-incontro, per un salto nel passato.
Il suo concerto con l'amica del cuore di quando non avevo un'età è stata una nuova e particolare esperienza. E abbiamo avuto tempo per vivere i ricordi e per scoprire che io ragazzina e lei ancora bambina ha sofferto del mio avvicinarmi al mondo adulto, ha odiato le mie coetanee che mi portavano via da lei......e l'ho saputo dopo più di trent'anni, pensa.
Comunque è stato tutto come allora, sintonia e complicità, scherzi e sorrisi, e ricordi tanti troppi, ancora lì nitidi. Tutte foto appese nella galleria personale alla quale solo noi possiamo accedere.
Bela Mari, e come allora : ridiamoci sopra che è meglio!

Giorgio non è Dio!

Giorgio Faletti per me rimarrà sempre il Vito Catozzo di quel Drive In degli anni '80. Le ghignate che non mi sono fatta!!! Poi come sempre il tempo insegna che c'è anche dell'altro e allora ho conosciuto il Giorgio autore di testi di canzoni, il Giorgio cantante e il Giorgio attore, e il Giorgio scrittore...per sentito dire, senza avvicinarmi più di tanto ma sempre con l'intento di farlo quanto prima.
Poi è venuto il 4 Luglio 2014. C'era chi dall'altra parte del mondo festeggiava e c'era chi da questa parte moriva...e anche questa è vita!
Quindi è venuto per me il suo momento, perché c'é sempre un momento per tutto, basta sapere aspettare. Il caso che non esiste (penso che questo sia chiaro ormai) di solito te lo serve su un piatto d'argento il momento giusto. Dalla mia pila di libri elettronici, come promesso, ho estratto 'Io sono Dio', uno dei suoi gialli, il titolo mi allettava in quel momento.
Mi sono buttata nella lettura che mi ha tenuta lì per pochi giorni perchè l'ho davvero divorato. La storia è un giallo-poliziesco con tanto di maniaco che semina morte. Come spesso capita, nel libro s'intrecciano storie di vita vissuta e i personaggi fanno da cornice agli eventi, ognuno con le sue caratteristiche.
Al di là della storia, che pur se inventata non è lontana da certe storie vere conosciute, ciò che mi ha calamitato di quelle pagine è stata la sua capacità di descrivere scene, paesaggi, persone, eventi con una ricercatezza di termini mai uguali e con una precisione descrittiva da farti entrare quelle righe fin sotto pelle.
Ora posso davvero dire che era  un bravo scrittore e le mie letture proseguiranno di certo nella sua direzione sempre con i miei tempi e i miei modi ovviamente, alternandole con tanto altro come piace fare a me.


Come si dice di solito, i personaggi di questa storia, a parte Walzer, sono

completamente frutto della fantasia e ogni relazione a personaggi esistenti

è puramente casuale. Chi ha letto questo romanzo ha capito che non c'è
nulla di autobiografico nel titolo. A chi non lo ha letto e pensa che ci sia,


lascio intatta questa presunzione che mi onora. Detto questo, saluto con un
inchino e uno svolazzo del cappello piumato. GF

Ciao Giorgio, io l'ho letto e so.....quindi io ripasserò da te ancora, è una promessa!
Un abbraccio...

lunedì 15 settembre 2014

Certe notti Liga canta a Bologna

Sabato 13 Settembre. Un giorno che sarebbe dovuto durare 48 ore per le cose che si sarebbero potute fare, ma tu hai deciso di farne una in particolare e di farla bene.
C'era l'inaugurazione della scuola al mattino, ma avevi una sfilza di cose da fare prima dei preparativi per cui hai preferito rimandare...inoltre il miracolo non ha insistito più di tanto.
C'era la cena in cortile, con tutti tutti, come non mai, come in dieci anni di convivenza non ti era mai successo.
C'era il festival della filosofia in quella Modena che ti ha adottato.
C'era il sessantiamo nella piazza del tuo paese, al quale avresti volto partecipare intappata da capo a piedi e avresti pure messo a disposizione i tuoi capelli per un'acconciatura fatta sul corso, quindi praticamente in vetrina, dalla tua cara amica. Ed eri disponibile anche ad andare con quell'auto d'epoca che ha più valore affettivo di te...come altro del resto. Ti sarebbe piaciuto, l'avresti fatto volentieri, ti saresti divertita ne sei certa, con tutte quelle tue conoscenze che ti avevano chiamato a partecipare a gran voce. Avresti omaggiato generosamente quella festa dedicata a quegli anni che ti hanno fatto da culla per un pelo...ma sempre figlia degli anni sessanta sei. Ed incredibilmente, pur di mostrarsi, scoprirai poi che qualcuno è andato anche senza di te come non mai. Che scherzi che fa l'ego!
Ma rinunci a tutto in blocco, perchè hai deciso quattro mesi fa che non c'è il due senza il tre e quindi DEVI andare.
E sono preparativi per te e per altri. Ed è FB ad avvisarti di una morte improvvisa, e a tua volta cerchi di avvisare chi secondo te a quella notizia avrebbe avuto un sussulto ma che già sapeva ed era dispiaciuto. Ed è ancora FB che accoglie le tue parole ironiche, la tua fotta che sta salendo, l'adrenalina che non riesci più a contenere, come durante la settimana non avevi contenuto quelle parole di rabbia che ti avevano fatto male e che avevano suscitato tanta preoccupazione da parte di chi ti vuole bene davvero. Ed è sempre quel pazzo mondo di FB a cui ti stai avvicinando troppo per i tuoi gusti che ti manda un primo segnale su quel caso che non esiste proprio. E scopri che a quella inaugurazione, che in quella scuola, le sue parole sono state impresse come il gesso su una lavagna. ma in forma indelebile e lì resteranno per sempre e si annodano cose e fatichi a mandar giù la tua stessa saliva. E sorridi. E sei contenta. E capisci che questo si chiama andare avanti ancora e ancora e sempre e comunque. E allora posti di brutto come non mai. E dici al mondo, al tuo mondo, che il caso non esiste. Punto.



E poi è il caffè che non può mancare e avvisi chi di dovere e che ti prende in giro, che ti dice che sei un mito...anche da molto lontano. E poi è il viaggio in auto fino a Sangio, le coordinate telefoniche, le amiche della sorella, le due macchine che partono per una meta comune. E poi è il parcheggio comodo, comodissimo, il tuo, l'altro un pò meno ma due passi non fanno male. E poi l'incamminarsi. le chiacchiere a nastro, le presentazioni, il conoscersi meglio, i ricordi vicini e lontani. E poi è la biglietteria dove sapevi esattamente che sarebbe stata, il biglietto, il tuo, il loro e l'avvicinarsi al cancello, il vostro già aperto, il loro dopo un pò. E poi è il tornello, la bottiglietta d'acqua stappata e tu che la richiudi come sempre dopo pochi passi. E poi è la fila, poca, per il bagno chimico, il voltone sotto la curva, l'anello d'atletica, lo stadio ancora tranquillo, il prato vuoto come non mai. E poi la foto particolare col mostro, che mostra appunto tutta la vostra fotta. E poi quella per il tuo sfondo, ormai un classico. E poi è il tuo posto nell'attesa...e ancora chiacchiere su tutto, anche sui gatti che scopri essere la passione comune delle tue compagne d'avventura. E poi è l'attesa senza ansia, i quattro posti in tribuna finalmente occupati, la birra che non manca mai, i panini preparati al volo anche per chi non è riuscito e finalmente il tuo caffè che consumi a canna dopo averlo condiviso. E poi sono i palloncini da gonfiare, le istruzioni da leggere per come usarli, la gente che si alza troppo presto, ancora il bagno e voi che finalmente iniziate ad occupare il posto che vi spetta per il resto della serata. E ancora il dj set con bella musica, le interviste, la ricerca di gente che potresti conoscere anche se l'hai vista poco e soprattutto in rete. E poi la sera arriva, la luce si fa rada e aspetti ancora ma non saranno le 21 come prevedevi ma le 21.30 e porti pazienza, quella che sai portare tu. E poi sono i racconti di un evento spiacevole che ti ha scosso, molto durante la settimana. Non fai nomi nè cognomi nè indirizzi, nulla, ma ti fai capire bene e hai il loro appoggio, hai conferma che non sei tu quella che vede la parte sbagliata del bicchiere. E poi le luci che si accendono, altre che si spengono e sai che è il tuo momento. Ed ecco il cerino che non sta acceso e la musica che parte e lui canta e canta e canta. Canta per te come spesso, come sempre e chissene se canta anche per altri, lì ci sei tu e quella droga naturale che ti scorre dentro. Ora ci siete tu e lui. E le loro foto e le tue foto, ma non vuoi perdere nulla, nemmeno un istante.
E poi quella canzone, quella che sarà per sempre impressa su quel muro, quella che non canta mai, quella che non canti mai, quella che tu salti metodicamente nel cd, ma sei lì e la devi ascoltare per forza. E allora mandi giù che le lacrime le tieni per altro.
E poi ancora canzoni nella sequenza che più o meno ricordi, perchè hai già assistito. E poi la coreografia, più o meno come annunciato e chissene se non si riesce a farla tutta, sicuramente la vigilanza non si è lasciata eludere da loro. E poi è il bis e quell'altra canzone, la TUA, quella che difficilmente manca, quella che su quel quiiiiiiii prolungato ad indicarti dove sono le tue certe notti.
E poi è la fine, che fine non sarà mai. E' il percorso a ritroso. E' l'uscita un pò caotica. E' il traffico intenso. E' la soluzione tattica dell'amica pratica a fartene uscire con disinvoltura. E' il messaggio che chi non ha ancora un'età era lì presente. Sono i saluti di commiato e i 'alla prossima di certo'. Poi è l'arrivo a casa, il sonno che stenta ad arrivare come sempre per il bagaglio appesantito di roba buona buonissima e non per l'abuso di caffeina.
E poi è il giorno dopo ancora miscelato con le immagini del giorno prima. E poi sono i preparativi per il pranzo domenicale. E poi è FB a dirti di un'altra morte improvvisa e prematura come qualche mese fa. E ti rattristi, anche se non conosci, e ti dispiace che la vita sia anche questo.

domenica 7 settembre 2014

Trasloco.....Fatto!

Finalmente si fa e si va come deciso, perchè non è detto che quello che pianifichi vada poi sempre in porto, perchè non si sa mai cosa e dove ti porterà il futuro. Nonostante una nottata passata a consolare un inguine strappato e dolorante, la mattina ti alzi di buon'ora e vai. Vai sola come sempre perchè per te che una coppia è già una folla, è sempre stato così. Ma non te ne fai un cruccio...anzi.
Cinque minuti di ritardo, perchè un miracolo ha voluto un passaggio, e ti sei persa le istruzioni, ma non è un problema, ti rifarai. Noti che, al contrario di te, ci sono molte coppie e soprattutto c'è tanta gente e tanta voglia di fare.
Scopri da subito che l'abbreviazione del tuo nome, valida sia al maschile che al femminile è davvero inflazionata. Infatti c'è il fotografo di queste occasioni, che non si è mai perso un evento, sempre in giro per il paese con il suo obbiettivo piazzato fisso sull'occhio destro. C'è quello che di nome di battesimo fa ....ino, in onore di quel cantante famoso (!?!?!?) negli anni sessanta. Lui è l'amore dei tuoi sedici anni, quel portiere carico come una molla, che non facevi arrivare fin sotto casa con l'auto perchè i tuoi non avrebbero voluto, ma che ti portava lo stesso in camporella a vedere le stelle... Lo saluti e scambi pure due chiacchiere simpatiche, e ti chiedi se anche lui sta ricordando quei flash passati come te. Poi c'è il mitico papà, con cui, quando tuo figlio era alle elementari, hai condiviso tanti scherzi, risate e partite dei più disparati sport, ma che ti ha anche supportato e sopportato tutte le volte che c'era da organizzare robe per la classe. E siete ancora lì, nonostante tutto, che ve la ridete, che vi beccate e che vi divertite come allora alla faccia di quei genitori musoni che sanno solo criticare l'operato degli altri. E poi c'è quella invece che è stata rappresentate con te al nido. Quella che 'l'è la fiòla dl'idraulic'. Ed è stupendo quando, quel diminutivo viene pronunciato a gran voce, vi girate tutti all'unisono.
E poi c'è Paolo sempre presente, la Cri con Marcello, la Jole e compagno, la Sabri e consorte, l'Alle e Bi tutti genitori di quegli amici di tuo figlio. La Lori con cui pettinavi le bambole da piccola. C'è pure il medico condotto del paese. C'è l'Anna rigorosamente in gonna. E tanti, tanti altri di cui non sai o non ricordi i nomi.
E poi ci sono i mezzi, camion, furgoni, furgoncini, la stupenda Ape car guidata da due energumeni e la multipla che traina il carrello. E tu ti dispiaci di aver lasciato a casa il pick-up....
Si inizia a portare fuori tutto l'arredo e si smontano attaccapanni e lavagne magnetiche con ogni strumento di fortuna. Si carica sui mezzi e pensi che sia meglio salire in cabina con l'autista, che magari lo aiuti nelle operazioni di scarico e così fai e parti per il primo giro in compagnia.
Arrivi a destino e hai già fatto le tue chiacchiere nel mentre, hai salutato il nonno che usciva dall'orto che non sai se ti ha riconosciuta, perchè mica è abituato a vederti su un camion. Ti accorgi subito che voi siete tanti, troppi, rispetto a quelli che dovranno poi sistemare il materiale all'interno del nuovo edificio. Il prof. di sostegno dà le dritte su come separare il materiale e su come identificarlo per poterlo meglio riconoscere. Ti viene detto che voi genitori non potete entrare per questioni di sicurezza, che dovete lasciare tutto accatastato fuori dal cancello, che è già costipato. E per te che non sai dove sta di casa la timidezza e che non resisti a non voler organizzare, ti avvicini al capocantiere e gli fai capire che così ci vorrà un sacco di tempo e che sarebbe meglio che vi fosse permesso almeno di entrare nel cortile e la concessione arriva immediata. Poi noti un genitore -trasportatore, solo, un pò in difficoltà, il suo mezzo è grande, molto, forse il più capiente, Non sa che fare, non ha nessuno che lo aiuta, allora chiami gente e inizi a scaricare pure quello. Gli arredi pesano per te che sei senza guanti e non abituata alle fatiche, ma comunque sopporti e ti dai da fare e ti sbrighi. Sali con lui, si chiama Mauro e ha dato la sua disponibilità nonostante il figlio in quella scuola non sia ancora entrato. E pensi che al mondo c'è davvero tanta gente con dei sani principi, con dei valori, e sei contenta e ti si apre il cuore. Di nuovo si carica e coinvolgi gente, nella tua nuova squadra e Mauro a ringraziare perchè proprio non conosce nessuno, ma è un attimo. E allora sono ancora carichi e foto e scarichi e fatica e tu, unica donna allo scarico, non vuoi essere da meno e ti dai da fare come il genere maschile. Al terzo giro è caffè, offerto, perchè in tasca hai poco più che le chiavi dell'auto. E poi scopri finalmente che vi lasciano entrare e vi fanno sistemare gli arredi direttamente nelle nuove aule,,,,a volte insistere serve anche se fai sempre la figura della rompicoglioni. Al quarto metti finalmente piede nelle nuove scuole ed è un'emozione come allora come la prima volta...ma non hai tempo di guardarti attorno. Decidi che è meglio rimanere lì a scaricare dove la gente è meno e chi doveva essere addetto e pagato tentenna, se la prende comoda e chiedi a qualcuno di chiamare rinforzi perchè ormai la scuola vecchia è quasi completamente vuota. Scarichi anche altri mezzi e te la ridi e non trattieni la battuta, quando vedi il proprietario dell'Ape car chiudere a chiave la portiera,..ma pare che all'interno ci siano dei valori.... Sei stanca stanchissima, il percorso da fare con i pesi sulle spalle è sempre più lungo, ti tocca di raggiungere anche i piani superiori, non ce la fai quasi più e suona mezzogiorno. Avete quasi finito però, grazie all'arrivo dei rinforzi e alla tanta tantissima volontà.L'ultimo giro del tuo autista è a vuoto, non c'è più nulla da trasportare. Arriva il sindaco, Claudio per tutti, e le sue parole purchè di circostanza purchè politicizzanti ti commuovono. 

'Abbiamo vinto un'altra sfida, abbiamo traslocato le scuole medie al costo minimo e con tanta buona volontà. Grazie a tutti'. 

E' l'applauso. Poi in anteprima assoluta Claudio ci porta a fare il giro della scuola, a spiegare cosa è stato fatto e perchè e soprattutto come. I finanziamenti statali non sarebbero stati sufficienti a realizzare il tutto, più della metà è frutto di raccolte e donazioni. Che belle cose! Vedi l'aula di arte e sai già che è quell'AULA. Riconosci il verde del prato e l'azzurro del cielo, mancano i fiori, ma quelli li porteranno i ragazzi, i suoi amici-compagni. Piangi e non te ne vergogni. Asciughi le lacrime con la maglietta sudicia, perchè non hai altro e continui le chiacchiere e i discorsi come se nulla fosse.
Poi c'è il commiato e i saluti e i ringraziamenti e i ci vediamo presto. Te ne torni a piedi all'auto perchè il tuo autista è giustamente andato. Temi per la schiena che un pò duole e che di solito ti fa arrabbiare. Ma sei fiera e contenta e soddisfatta e carica come non ti succedeva da un pò. E poi è un messaggio da chi hai dimenticato in tutto questo scrivere, è di Simone il presidente del consiglio genitori che dice a te e a tanti altri rappresentanti:

'Trasloco effettuato! Due ore e mezza! Abbiamo stabilito un record che difficilmente verrà eguagliato, grazie davvero a tutti per la disponibilità e l'impegno. I nostri ragazzi hanno la scuola nuova!'

E non è del record che ti emozioni ma di tutta quella bella e brava gente che hai visto oggi. E ora il tuo bagaglio ha qualcosa in più, ma è leggero e lo puoi portare serenamente.

E poi scopri che non è importante il mezzo....ma il fine!!!



E poi è la stanchezza, per il tuo fisico che è già un'età, ad avere il sopravvento, ti riduci a malincuore a dover disdire l'invito per la pizza e per il concerto di quei bravi ragazzi che meriterebbero davvero di essere visti in quel locale modenese di confine. Ma ormai hai fatto il pieno, sogni solo una fresca bevuta e una sana doccia a lavar via la polvere che si è insinuata ovunque e un pò di quelle fatiche che fino all'ultimo non ti sono pesate più di tanto. Come annunciato crolli sotto il peso di te stessa ma sei felice e lo rifaresti, anche subito.

sabato 6 settembre 2014

Sempre emozionante....Liga

Con i miei tempi e con le mie spesso non possibilità di accesso al mondo televisivo in diretta, sono riuscita comunque a vedere lo speciale annunciatomi da diverse fonti. Evidentemente la mia passione per il soggetto è tale per cui, conoscenti amici e parenti si sono sentiti in dovere di mettermi al corrente dell'evento. Alcuni messaggi erano un pò falsi e tendenziosi, ma non volutamente, altri precisi e puntuali. Tant'è che la diretta è andata...senza potervi assistere ma, complice quel pazzo mondo di internet, sono riuscita comunque a rivedere il tutto e, anche se non erano 42 pollici di spettacolo, spettacolo ed emozione non sono mancati assolutamente.
Il sempre bravo Fazio ha aperto bene, con le sue belle parole mirate, puntuali e precise, a spiegare che Lui non è un cantante o un cantautore o uno scrittore o un regista o, ma è un artista e come tutti gli artisti è lì per impressionare o come si suol dire e lì 'non solamente per le canzoni per le parole o la musica'. E poi a raccontare è stata la volta di quell' Accorsi fattosi ormai grande, non sono più i tempi del suo 'ciù is mèi che uan', con coi invadeva costantemente gli schermi televisivi più di vent'anni fa. E che dire di quell'animale da palco di Piero Pelù? L'amico e collega tatuato non ha risparmiato parole per chi, anni fa, è stato con lui testimone di uno dei più bei terzetti di tutti i tempi che ha unito le voci e gli stili in nome della pace. E poi è stato quel tizio con quell'accento un pò strano che io, molto ignara di certe robe, non conoscevo. Sono bastati due clic in rete per apprendere che quello era Cambiasso e allora un sorriso è apparso all'istante. Di lui ho un unico ricordo....l'aver indossato una maglia dell'Inter, con su scritto il suo nome, per tutto un pomeriggio in ufficio. Complice il gran caldo, il mio essere sovra-vestita e un collega che ha messo a disposizione quell'indumento a lui così caro senza pensarci nemmeno un minuto....ho conosciuto a mio modo quel calciatore.
E poi Lui che canta pezzi di canzoni qua e là intervallate da interviste a spiegare i perchè del titolo di un album, di un palco particolare, di un pubblico che è bellissimo. E poi sono state le riprese negli stadi degli ultimi concerti, soprattutto San Siro con tutti i suo anelli, con tutta la sua imponenza. Non sono mai entrata lì ma ho sentito dire che è una grande emozione sempre. E poi quel giglio viola sullo sfondo...non può essere San Siro...e non lo è, ma è quello di Firenze. E così capisco subito che quelle sorridenti in primo piano, non possono essere che loro, le Galline. Le ho lette, le ho sentite nominare, le ho sentite raccontate, le ho viste sempre presenti in FB. Non ci sono dubbi sull'identità e poi qualcosa mi era stato svelato....Entrano nel Suo camerino, sullo sfondo riconosco qualcuno di ben più personalmente noto (o nota), non si sprecano sorrisi, parole e....tanto tanto imbarazzo. Sembra una cosa buttata lì, boh, certe cose non le conosco ma non mi piace.
E poi ecco che si torna a San Siro e sotto quella palla che all'inizio mi sembrava una decorazione cinese, la canta e la canta tutta come di recente a Padova e come un anno fa (quasi) in Arena. E non è un caso e non lo è mai. Emozionante come sempre, l'ascolto e la raccolgo tutta, trattenendo perchè c'è chi non può capire.... poi l'immagine è questa, le parole '..certe notti quiiiii...'


e allora gli argini si rompono, franano e finalmente tutto può uscire sfogando.
E poi è un duetto particolare con Francesco, che più bianco non si può, anche qui ho l'impressione di una roba forzata anche se Francesco resta sempre un grande e Alice una bellissima canzone. Ho l'impressione che queste cose non siano proprio così volute da lui, sembrano imposte e, per uno che vuole le cose sempre e solo a suo modo, questo traspare dai suoi gesti, dai suoi sguardi...forse mi sbaglio, come sempre o come spesso, ma questo è quello che è arrivato qui da me dopo tanta emozione su quelle note che mi sono fatta mia da subito e da sempre.
Grazie di nuovo Liga per non averle dimenticate e per averle portate ancora su un palco...ci si vede a breve.

lunedì 1 settembre 2014

C'era una volta.....

...una scuola media. Un edificio raro per quei tempi. Un prefabbricato....dicevano i vecchi...roba moderna...mah!!!

Correva l'anno 1980 e toccò a me e, ai miei allora compagni di classe inaugurarlo. Era la prima F della scuola secondaria di primo grado M. Polo.
Eravamo contenti di avere la scuola nuova, dopo tanti anni passati in quel vecchio complesso costruito nel ventennio, con i suoi soffitti alti e le aule ampie, con le finestre del pian terreno troppo alte per noi che al metro e quaranta faticavamo ad arrivare...chi più chi meno. Correva l'anno del cambiamento, del passaggio dalla scuola elementare (roba da bambini) alla scuola media (roba da ragazzi). E come quell'anno ne sono corsi altri, tra banchi, professori che non erano più LA MAESTRA, bidelli sempre agguerriti di scopa e divertimento a non finire....ho proprio dei buoni ricordi.

Correva l'anno 2012 e sul finire dell'anno scolastico, esattamente il 29 Maggio, quella scuola fu scossa da un terribile terremoto, mentre gli alunni erano in classe a fare lezione. Fu tremendo, ricordo ancora di essere corsa da quelle parti a cercare mia nipote, con il fiato in gola e l'ansia nel cuore. Ragazzi smarriti, impauriti, con gli occhi lucidi pieni di lacrime. L'abbraccio e il profumo dei suoi capelli nei quali avevo tuffato il naso, è il più bel ricordo che ho di quella scuola in quel momento. Come molti edifici fu dichiarata inagibile, o meglio non in sicurezza, c'era da ristrutturarla. E così quello stesso anno a Settembre, il miracolo inizia la prima F, che non è un caso, nelle scuole agibili del territorio prima e nei container poi. E così si va avanti per ben due anni.

Corre l'anno 2014 e, il 13 Settembre, la scuola verrà inaugurata di nuovo completamente ristrutturata. E ora che sono passata dalla parte dei genitori, tocca comunque di nuovo presenziare all'inaugurazione, sono le andate e i ritorni violenti. Anzi tocca ben di più. Toccherebbe aiutare le imprese che stanno ultimando i lavori a traslocare il materiale didattico....e perché no, si fa! La comunità di Crevalcore è una comunità che sente molto queste cose, le persone si danno da fare per il proprio territorio, soprattutto da quando il territorio scosso, ha unito i cittadini contro una causa comune...RICOSTRUIRE. Ed è così che quell'alunno della futura terza F, l'anno prossimo uscirà dalla stessa scuola dalla quale ero uscita io trentadue anni prima e chissà se anche lui come me l'ultimo giorno butterà decine e decine di fogli dalla finestra di un'aula del primo piano, provocando l'ira..ma anche le risate sotto i baffi di professori bidelli e dirigente.....Non era sicuramente una classe modello...ma tant'è. Ma quella nuova scuola avrà qualcosa di più. Avrà l'aula di arte dedicata a un fiore, un fiore calpestato troppo presto, un fiore che nonostante tutto è ancora ben presente tra noi con il suo sorriso e il suo apparecchio per i denti sempre in evidenza, senza vergogna, senza pensare di essere ridicola. E allora la scuola è al completo si può partire un pò più poveri fuori ma molto più ricchi dentro. Ricchi di quella ricchezza che spesso sai di avere solo quando le cose ti vengono a mancare all'improvviso.

E allora eccoli i corsi e ricorsi della storia e, anche se le cose sembrano non cambiare, è la vita che ti cambia che va avanti nonostante tutto. Tu che cammini, corri, insegui, inciampi, cadi, ti fermi, ma ti rialzi sempre, tiri su lo sguardo a cercare qualcosa davanti a te da raggiungere. E allora di nuovo cammini, corri, insegui con le ginocchia sbucciate e un pò più di bagaglio sulle spalle...la storia appunto passata e che non si può cambiare. E allora tenti di fare qualcosa per il tuo presente certo e per quel futuro incerto che ti spaventa perchè non puoi sapere come sarà.
E allora avanti che, se anche le cose ti sembra che succedano uguali come dei dejavu, uguale non sarà mai. E' il ciclo della vita e per seguirlo bisogna essere pronti sempre, con le scarpe allacciate e lo sguardo dritto avanti.

martedì 26 agosto 2014

Bice la scuola e il suo Mare di Argilla

Bice, o per l'anagrafe Maria Beatrice Masella, l'ho imparata a conoscere per sentito dire, come si suole da queste parti. Quella mia collega, musa ispiratrice nonché pusher di libri elettronici, me ne parla da anni, con incanto e ammirazione e io ad ascoltarla in quei suoi racconti affascinanti.
Pare una brava, che si da un gran da fare, insegna, ascolta i ragazzi allo sportello e soprattutto scrive. Scrive tanto e bene. Leggo la sua trilogia per ragazzi di cui Caterina ha gentilmente fatto dono a mio figlio, e Hanna e Fou, i due protagonisti, mi prendono e tanto, anche se non ho più l'età per loro. Ma, sarà perché le vicende si svolgono sulle banchine del porto canale della mia Cervia, o in quei luoghi che comunque conosco veramente bene dopo anni di frequentazione estiva, mi immedesimo davvero nelle indagini di quella stranissima ragazzina e del suo cane.
Allora consiglio alla maestra la lettura in classe e scopro che la scrittrice è disponibile a presentare personalmente i libri ai ragazzi a scuola, e allora si fa, si organizza l'incontro e sono ringraziamenti prima e dopo la presentazione. Mi piace poter fare cose per gli altri, soprattutto quando queste vengono apprezzate.
Col tempo so che la maestra e la scrittrice si tengono spesso in contatto. Bella roba.
E poi è il terremoto e di nuovo l'idea di contattare Bice, per un suo scritto da pubblicare sul sito della scuola come dedica a quei bambini che hanno dovuto ricominciare un nuovo anno scolastico in un ambiente diverso perché, il loro ambiente, quello che ha accolto loro e i loro genitori per anni è inagibile. Bice si rende ovviamente disponibile e ne viene fuori una bellissima filastrocca.

La mia scuola è un fiume

La mia scuola ha un grande tetto di sapienza e di cultura
ha maestre così forti che diventano le mura
che diventano coperte per la mente e per il cuore
se una bimba ha un dispiacere se un bambino ha un dolore.

La mia scuola ha fondamenta che non temono le scosse
noi bambini abbiam radici bianche nere gialle e rosse
e con quelle siam sicuri di non perderci nel bosco 
siamo tanti siam diversi eppure io ti riconosco.

La mia scuola è un grande fiume scorre l’ acqua la corrente 
è una strada è una montagna la attraversa tanta gente
la sua porta è sempre aperta le finestre spalancate
impariamo a stare insieme e le idee sono intrecciate.

E poi è di nuovo la scuola che chiama Bice. L'occasione è quella della festa della Pace, che ogni anno porta in piazza bambini e ragazzi di tutte le età con i loro coloratissimi cappelli, i loro slogan, i loro cartelloni, le loro canzoni, le loro poesie, i loro disegni, i loro balli e i loro scritti citati nelle diverse lingue. Bice dovrebbe presenziare ma a causa di impegni e spostamenti vari di data, non è possibile, ma non esita a mandare i suoi ringraziamenti e il suo in bocca al lupo a tutti gli studenti e il tutto viene letto a gran voce. Ed è un'emozione che va a cercare le lacrime giù nel profondo, passando dalla gola ed uscendo dagli occhi.
E poi è la volta di quel libro di cui ho sentito parlare spesso, anche se ancora libro non era, ma Bice ci crede e la sua perseveranza e la sua costanza la portano finalmente a far pubblicare il suo Mare di argilla. Va beh, il titolo doveva essere un altro e forse sarebbe stato anche più significativo, ma tant'è che la pubblicazione c'è, le pagine pure, la copertina, la quarta, il racconto e le parole a scorrere lente da quegli anni tra le due guerre in poi. E' la storia della sua famiglia o meglio delle donne della sua famiglia, la nonna, la mamma le zie e chi fa loro da contorno passando attraverso le loro vite.
Siamo a Tursi paese Lucano adagiato come una donna stanca su un mare di argilla, quell'unico mare che le donne raccontate vedono dalle finestre della loro casa. E sono le storie delle nove donne protagoniste di ogni capitolo, che s'intrecciano, si annodano, si districano tra quelle terre assolate del nostro sud. Bice è brava a tirar fuori da ognuna di loro l'essenziale, ciò che le caratterizza e le distingue l'una dall'altra in un groviglio di ricordi e di attimi di vita vissuta in quel tratto di storia del nostro tra le due guerre, tra tirannia, desolazione e miseria, ma anche voglia di farcela , di andare avanti di cercare sempre il meglio anche nelle piccole cose quotidiane.

Brava Bice e spero proprio un giorno di conoscerti di persona finalmente.



giovedì 21 agosto 2014

Da Il Piccolo Principe a Woodstock, passando per San Rossore!

In questi giorni un amico-collega e contatto FB ha alzato il pollice su una pagina che invita gli interessati a partecipare a un concorso a premi di poesie. Intanto bisogna esserne capaci e questo è un mio grande cruccio....sono sempre dell'idea che molte cose si possono imparare, ma molte altre sono un qualcosa di innato, un dono naturale che abbiamo dentro e tirarlo fuori nel modo giusto sta ad ognuno di noi. E nel caso della scrittura chi ci riesce rende poi felice un sacco di avidi lettori come me.
Il punto è che per sponsorizzare il concorso sono stati scelti come slogan un paio di versi tratti da Il Piccolo Principe.

Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.

Ci sarebbe troppo da dire, seguirà poi.
Lo ammetto, non l'ho mai letto, nemmeno in tempi non sospetti, quando si era alle elementari appunto, quando tutti lo leggevano. Non me ne vergogno, probabilmente quel vecchio professore che ti ha rubato tempo con la sua mediocrità ha preferito fare dell'altro. Sicuramente fino ai vent'anni quasi suonati, quando quel Ritratto di Dorian Gray fece breccia nel mio cuore rendendomi avida, non mi sono mai interessata troppo alla lettura, ma mi sono rifatta alla grande. Confesso di avere avuto il libro de Il Piccolo Principe in casa e di averlo donato alla classe elementare di mio figlio, come contributo alla biblioteca scolastica, sperando forse nella lettura di gruppo. Ammetto di averne sentito parlare in maniera concitata e di aver letto qualcosa in rete di intrigante. 
Qualche mese fa sistemando le cose di quello scout di mio figlio, ho travato la fotocopia di un brano, veramente toccante, tratto dal libro  (Addomesticami piccolo Principe tratto dal capitolo XXI de Il Piccolo Principe). Sì, nel suo quaderno di caccia, questo è il nome tecnico del quaderno dove raccoglie appunti, fotocopie, giochi ed esperienze, non c'era solo quello, ma anche testi di canzoni come Ho imparato a sognare di quei sbambanati dei Negrita, Nati per vivere del mio Liga, Take me home di John Denver e Fango del Jovi. Bella roba, la mia musica, quella che adoro, che mi fa sangue nelle vene, che mi accompagna da un bel pò!!!
E allora, proprio in questi giorni del suo campo estivo fra le montagne della Val Brembana, sperando che tutto vada per il meglio, mi sono informata meglio su quei ragazzi, un pò più grandi di lui, che all'inizio del mese si sono trovati a San Rossore, in provincia di Pisa, con un unico scopo cambiare il futuro, grazie alla solidarietà, alla fratellanza e all'impegno civile. Erano in 35.000 tutti in nome del coraggio e per accoglierli con le loro tende, sono serviti cinque grandi maxi quartieri da settemila ettari chiamati gioia, speranza, responsabilità, novità e fedeltà, intersecati da vie dai nomi illustri come Falcone e Borsellino, Gandhi, Impastato.
E io, che non ho mai frequentato troppo queste cose e il loro contorno, ma ho fatto altro di molto simile, ho pensato alla mia esperienza al Campo Volo, quando per raggiungere l'area concerto sono passata in mezzo a centinaia di tende piantate lì da giorni, ai ragazzi ai lavandini o alle docce per una rinfrescata all'aperto, alle file per i bagni o per un bicchiere di birra, ai canti notturni, ai racconti diurni, all'amicizia e alla complicità in nome di un unico scopo, godersi un bel momento. E io avrei voluto essere fra loro. Per me che sono nata appena un attimo prima del primo concerto di Woodstock, quindi c'ero, quella roba nelle vene me la sono sempre sentita, sono proprio figlia del 69. Ho solo frequentato il giusto, coi miei modi e con i miei tempi, ma non è mai troppo tardi.
Quindi, proprio perchè il caso non esiste e le coincidenze nemmeno, ora sta a Il Piccolo Principe farsi avanti e non sarà facile, dovrà lottare con gli altri tre che sto leggendo contemporaneamente, come al solito...ma ce la posso fare.

mercoledì 13 agosto 2014

Viennetta di Aria.


Esattamente un anno fa mi impigliavo nella rete di una blogger fantastica che in cucina mette amore estro e fantasia e condivide le sue creazioni con l'universo di Bill con estrema serenità. Già serenità per lei non é una forzatura, sembra saper vedere sempre il bicchiere mezzo pieno nonostante la vita non le abbia sempre sorriso.
Lei è Aria, un nome particolare, ma che le calza a pennello. Complice il basilico, che l'anno scorso aveva invaso il mio giardino, ho cercato alcune ricette per favorirne l'utilizzo e ho trovato il suo blog e da allora ho iniziato, tuttavia senza troppa costanza, a frequentarlo alla ricerca di spunti e suggerimenti, visto che di volontà ne ho da vendere ma l'estro proprio non abita da queste parti.
Rovistando trovai anche l' idea per un ottimo dolce che ho fatto in più di un'occasione, non ultima questi giorni di ferie da passare a casa. L'ho ricordato quasi per caso, quando ho visto spuntare le amarene sciroppate, e prima che uscissero da sole dal frigorifero, sono passata da Aria, visto che la ricetta non me l'ero nemmeno segnata tanto era semplice, fosse solo per rinfrescare la memoria.
E allora via si fa...a modo mio!

Ingredienti:

250 gr di panna fresca
250 gr di yogurt bianco
3 albumi
60 gr di zucchero a velo
una bustina di vanillina
Amarene sciroppate, sciroppo di amarena e scaglie di cioccolato bianco per decorare q.b.

Montare la panna freddissima. A parte montare gli albumi con lo zucchero a velo e la vanillina.
Unire alla panna montata prima lo yogurt e poi gli albumi mescolando piano affinché non smonti. Foderare uno stampo da plumcake con la pellicola trasparente e versare un terzo del composto. Guarnire la superficie con le amarene lo sciroppo e le scaglie di cioccolato. Versare il resto del composto e mettere in freezer per almeno 5 ore. Al momento di servire rovesciare il dolce su un piatto da portata e guarnire ancora con amarene, sciroppo e cioccolato. Conservare il freezer.
Questa è la mia versione.
(Va beh a ste giro il cioccolato bianco non l'avevo, ma nessuno se ne è accorto).



L'originale lo trovate qui, giusto per lasciare ad Aria ciò che è di Aria.


Grazie di nuovo e a presto nella tua rete Aria.


sabato 9 agosto 2014

La Claudia docet!

Modena, a casa della Claudia, cena fredda tra colleghi, pochi ma buoni. La temperatura è quella giusta, si può stare fuori all'aperto e le zanzare non sono nemmeno troppo fastidiose. Lei, vestita da casa, è contenta e ospitale, come sempre, mi era già capitato di andare. Distribuisce sorrisi e baci e scuse per il caldo, ma ha caldo solo lei, forse perchè ha lavorato sudando tutto il pomeriggio per preparare ogni ben di Dio.
Aperitivo e via il banchetto ha inizio. Parte bene, molto, certe prelibatezze sulla tavola necessitano di essere bissate o forse più. Vorrei la ricetta, ed è mia, semplice da fare bella e buona da presentare o mangiare. Ma non la scrivo, è talmente semplice che me la ricorderò.
La serata prosegue tra cibo, molto, chiacchiere a nastro che gli anziani hanno sempre un sacco di roba da dire e ne sanno un casino e vino, troppo, tanto che qualcuno vedendoti utilizzare l'auto come sostegno pensa che hai mal di schiena.
Ecco l'occasione per provare la ricetta che mi hanno dettato al volo tra un boccone e l'altro. Mia cognata con la famiglia sono in partenza per le ferie e di solito l'ultima cena, quella del saluto, è mia. E allora ci provo cerco di ricordare gli ingredienti, li acquisto di buon'ora che son più freschi e la ricetta si fa. Assaggiandola mi sembra diversa, probabilmente la causa è che il cibo acquistato al supermercato non è mai uguale a quello del negozietto specializzato dove Claudia si serve spesso. Il gusto è comunque delizioso e l'aspetto è invitante... Porto in tavola la mia creazione ed è un successo visivo e gustativo. Poi c'è chi inizia a raccontare del pranzo di lavoro terminato alle 15.40 (!?!?) e sulla pasta gorgonzola e noci ho una folgorazione. Il gorgonzola, ecco l'ingrediente mancante. Accidenti la ricetta non è completa ma come sempre ci ho messo del mio.....la sbadataggine!
E a voi la ricetta completa:

Per sei persone:
400 gr di ricotta di capra
1 caprino (per me un robiolino)
grana grattugiato q.b
gorgonzola q.b. (appunto)

per decorare
prezzemolo e rucola tritato
noci tritate
grana grattugiato

Mescolare i formaggi aggiungere sale e pepe secondo i gusti. Formare delle palline uguali con le mani. Farne rotolare alcune nel trito di prezzemolo e rucola, alcune nel grane e alcune nelle noci tritate. Sistemarle su un piatto da portata ricoperto di foglie di lattuga,

Ed eccole



domenica 3 agosto 2014

La Cheesecake da podio...

Sarò ripetitiva ma mi piace cucinare, anche mangiare certo, benchè nell'ultimo anno sono stata bravissima e mi sono liberata di quel deca di troppo....giusto per essere un pò più leggeri almeno nel corpo se non si può nella mente.
Questa volta l'occasione si presenta a fronte di una richiesta alla quale non si può dir di no.

<<... ah mamma per domani sera, alla festa per la fine di Estate Ragazzi, devi portare una torta che parteciperà ad una gara....non si vincerà nulla però. Mi raccomando fai la Cheesecake..>> 

E così mi aggiudico l'appalto e mi metto all'opera perchè l'importante non è vincere, nè partecipare ma arrivare. Come sempre o come spesso, la ricetta mi è stata tramandata, in questo caso da un amico, che in cucina a fantasia e creatività non lo batte nessuno...ammesso che le dosi siano giuste. Mi colpiscono sempre molto gli uomini che si danno da fare in cucina per volontà e non perchè costretti. Sarà che non sono stata abituata così, ma tutte le volte che un prof., un baffo o un amico qualsiasi, racconta di ciò che ha cucinato con ardore, rimango sempre ad ascoltarlo a bocca aperta. Del resto non è un caso che i cuochi migliori siano uomini.
Come avrò già scritto non ho difficoltà a trasmettere le mie ricette, quando mi viene chiesto, al contrario di conoscenti molto vicini che le custodiscono gelosamente....tali madri tali figlie!
La sera della festa accompagno chi ormai ha quasi un'età, con torta al seguito e come da programma me ne vado perchè sarei di troppo.
Al 'ritiro' mi corre incontro felicissimo...<<...mamma mamma ABBIAMO vinto!!!>> (e sull'abbiamo ci sarebbe da aprire un dibattito) <<..ti stanno cercando tutti!!>>. Ed è così. Animatori e genitori restati per la cena mi fanno i complimenti e chiedono la ricetta che racconto a nastro. Sono contenta e sono contenta di aver reso felice un adolescente che al contrario della madre adora vincere.
Ma il bello deve ancora venire...come sempre!!!! Mi viene consegnato il premio (allora il premio c'era peccato per quelle che non hanno partecipato...con la scusa di....) ed è stupendo e non è un caso, che davvero non esiste proprio, no no!!
Una maglietta di cotone, leggermente abbondante, di un delicatissimo azzurro cielo  con stampata sopra un margherita stupenda. Quella è la margherita di chi quel nome al battesimo l'ha ricevuto davvero, il nome di quella figlia che non ho avuto, il nome di chi è stato calpestato troppo presto, il nome di chi porteremo nei nostri cuori per sempre e che ci ha lasciato tanto a tutti. E allora mi guardo attorno emozionata e il piazzale è un immenso prato fiorito nel pieno della primavera, sbocciano margherite su sfondi gialli e azzurri sui petti di tantissimi ragazzi più fortunati di chi quel fiore lo era davvero, e sono tutti sorridenti e felici e spensierati come è giusto per quell'età, ma anche consapevoli della recente perdita che non dimenticheranno mai.


Ricetta torta Cheesecake

Ingredienti per uno stampo diam. 22-24:

200 gr. di biscotti secchi
100 gr. di burro
3 uova
250 gr. di ricotta
250 gr. di mascarpone
1 cucchiaio di farina (che io dimentico sempre)
80 gr, di zucchero
vanillina
marmellata a piacere (io uso spesso quella di mirtilli)

Tritare finemente i biscotti e mescolarli al burro fuso. Disporre il composto in uno stampo di diametro 22-24 cm, con la base ricoperta da carta da forno. Riporre lo stampo in frigorifero. Montare i tuorli con lo zucchero e la vanillina. Aggiungere al composto con lo zucchero la ricotta, il mascarpone, la farina amalgamando bene ogni ingrediente prima di passare al successivo. Unire per ultimo gli albumi montati a neve con un pizzico di sale mescolando dall'alto in basso. Versare il composto nello stampo riposto in frigorifero e cuocere in forno a 180 gradi per 40-45 minuti. Sfornare e decorare con la marmellata quando si sarà raffreddato.

Purtroppo non ho nessuna immagine da mostrare....non sono stata abbastanza svelta!




sabato 19 luglio 2014

I Rio portano i fiori anche a Crevalcore.

E' la fiera del Carmine di Crevalcore e qualcuno ti dice che loro ci saranno. E così, come già fatto anche a Febbraio (I Rio hanno portato sul palco del Vox...Fiori....e non solo...), si potrebbe andare, perchè no.
La decisione viene presa all'ultimo, la settimana non è delle migliori, la giornata nemmeno, si è stanchi, non si riposa bene, tanti i pensieri, troppi da sopportare tutti in una volta, ma tant'è che qualcuno ti dice sempre: meglio tutti in una volta.
Si va! Sola, anche se per certi messaggi non dovresti esserlo, ma non sono chiari. Arrivi ma il palco è impegnato da una coppia di ragazzi del paese che fanno belle cover e sono veramente bravi, la gente è quella giusta. Incontri subito il bel Superman. Il soprannome deriva dal fatto che quando arrivava dalla morosa, invece di dargli il tiro gli aprivano la finestra al primo piano e tu ti aspettavi che entrasse a braccio teso e pugno chiuso come il noto super eroe di allora. E' ancora molto bello. Chiacchieri con la signora e apprendi che la settimana non è stata molto bella nemmeno per la Tua Amica. Cerchi di contattarla mentre ti arrivano testimonianze certe di presenze. Non puoi rispondere sull'immediato. Appaiono fiori sul palco come allora, e sgabelli coordinati e musicisti e cantante fuorissimo come sempre. La tua compagnia è allibita. Fabio attacca a cantare coinvolgendo e emozionando il pubblico. Cerchi visi noti tra la gente e intravedi chi si era annunciato ma è preso da qualcosa di interessante, come spesso di recente, e allora stai da te, mantieni le distanze come promesso, come è giusto che sia per chi non ha avuto il coraggio di fare certe scelte, per chi le ha fatte e non ti ha incluso ma non poteva essere diversamente e per chi è stato scelto e allora devi andare e fargli posto....
Ti fai prendere da Fabio & C. e ti fai trasportare per mari e onde e spiagge e voli, proprio come sanno fare loro.
Non ti accorgi del tempo che passa canti per quel che sai e ti muovi e riesci a coinvolgere chi è con te che ti dà ragione, sono proprio bravi e fanno un bel spettacolo. Il tuo sorriso è contagioso e ridete e ballate, ti offrono perfino da bere e c'è chi non centra la bocca, forse per la stanchezza o per la troppa allegria. Poi un annuncio e tu sai che canteranno di quelle terre mosse, come la tua che sta facendo loro da cornice stasera. L'annuncio del video di quella canzone girato in una terra mossa lì vicino. E a quel punto Giannino è sul palco in tutta l'imponenza del suo metro e quaranta anche se ha già passato i cinquanta da un pezzo. Giannino non è stato sicuramente fortunato nella vita ma il vederlo lassù, emozionato, sorridente, deciso, convinto e coinvolto ti ha emozionato. Nel video è protagonista dell'ultima scena, in quel paese che l'ha adottato da qualche anno anche se si definisce ancora Crevalcorese a tutti gli effetti. Soffia sulla polvere magica.
Sono magoni grossi per tutta una serie di motivi. Cos'hai tu da lamentarti? Tu hai la salute, persone che ti vogliono bene e su cui puoi contare, lui ha sofferto molto e ancora ne avrà! Ma è lassù per nulla imbarazzato e sta facendo commuovere tutti. E l'avevi pure notato impaziente tra il pubblico mentre si preparava.....
E allora via si canta. La canzone è introdotta a cappella da chi è meno di un metro e quaranta ma anche anni che stanno nelle dita di una mano. E' ancora emozione, là dall'alto delle spalle del padre prima e in braccio a Fabio poi, non sbaglia una battuta e il pubblico esulta e porta in trionfo il piccolo Francesco.
E' il momento di farsi sentire, foss'anche perchè avevi ricevuto l'invito per una birra, e dai le tue coordinate. Scopri che per qualcuno la serata è finita presto e male ma è una roba passeggera. Ti dispiace, è sempre così per te è una roba inevitabile, ma si risolverà con qualche cura.
Sulla strada del rientro anticipato, quando ancora c'era della Margarita guarda a caso sul palco, chiami un miracolo e ti riecheggiano nelle mente le tue strofe :

Nessun fiore nasce nel posto sbagliato, 
nessuna goccia di pioggia ha un presente o un passato... 
Nessun fiore ha indosso il vestito sbagliato 
ed il tempo che passa non sembra sbagliato... 

E allora una settimana iniziata con una catastrofe lavorativa, con la conclusione di venticinque anni di servizio e con magoni e dolori che non riesci a sfogare in nessun modo, sembra indirizzarsi per il meglio, ti sembra che una corsa, una compagnia, un gruppo, un palco e un pubblico presente ti risollevino un pò dal burrone verso il quale stai andando. E vedremo se è vero che quando si chiude una porta si apre un portone.


Le nutrie corrono.....

Era il 20 Gennaio 2014 quando, allertato già dal giorno prima, il comune di Bomporto e buona parte dei sui abitanti finisce sott'acqua. E' l'alluvione! L'allerta, l'allarme, le tensioni, le ansie, la fuga, l'insonnia, la paura, l'acqua che arriva e inesorabile non si arresta....la ricerca dei colpevoli: le nutrie che hanno scavato gli argini e la piena li ha fatti crollare come castelli di carta.
E poi la voglia di ripartire, gli aiuti, la solidarietà, le maniche rimboccate, il lavoro duro, la pioggia che non cessa, e gli emiliani che in quanto tali, vanno avanti nonostante tutto con il sole in faccia ed in bocca una canzone.
E' il 16 Luglio 2014, quando alle 19,30 e con un caldo torrido, prende il via la Cursa dla nutria organizzata pazientemente dal cognatino e signora per esorcizzare altre rotture di argini. E allora si va, anche se le notizie del giorno prima hanno fatto vacillare un attimo il morale, ma è così, si vive, anzi bisogna farlo.
Al nastro di partenza grandi e piccini, più o meno allenati come me, atleti, gruppi e travestiti, non in senso metaforico, ma nel vero senso della parola....c'è un premio anche per il miglior travestimento da nutria ovviamente....e per un momento ci avevamo pensato anche noi....ma anche no!
Partono prima i piccoli per la chilometro di gara con intrattenimento finale e buffet e poi gli altri per la 4 o 8 chilometri oppure la staffetta 4+4. Siamo in tanti, Dodi è stato bravo con il suo tamtam. C'è pure Zecco, mi sfreccia davanti già tutto sudato ancor prima del via. Il microfono si accende e dà le dritte, c'è chi ascolta distratto perchè lo scopo non è vincere ma partecipare. Si comunica il percorso, ma tanto ci sono due ciclisti a fare da apripista e tanta gente, più o meno conosciuta lungo il percorso a dare indicazioni perchè nessuno si sbagli. VIA! SI PARTE!! E noi cerchiamo di farci pista e di non farci calpestare, il passo è svelto, perchè lo so me l'hanno già detto, alzo troppo piedi e ginocchia quindi mi viene da andare forte e mi stancherò presto. Rallento, mantengo il passo di chi la vuole fare con me. Poi il fiatone di chi è già un'età ha il sopravvento e si continua a passo svelto, Fabio e Sara ci sorpassano annunciandosi e riconoscendomi da dietro, ci sono anche loro. Chi corre prende le distanze, chi cammina è indietro...moooolto indietro ma tutti sorridono e sono contenti. Noi siamo a metà! Al chilometro e mezzo il panico....giran voci che i giri sono due!!! Impossibile, non ce la posso fare e il primo giro è ancora là da venire....Due conti mentali nella non lucidità della situazione e....impossibile...qualcuno ci voleva ingannare. Un pò si corre e un pò si cammina quando il fiato non lo permette più, ma soprattutto si cerca di sembrare atlete serie quando si incrociano volti noti che ti sorridono riconoscendoti e ti paran su con modi più o meno simpatici. Tentiamo pure di corrompere la vigilanza, ma sono stati istruiti bene e sono ferrei nel fare il loro mestiere....oltre a non voler capire che stiamo solo scherzando. Si riesce pure a scambiar battute tra un respiro e l'altro, roba da non credere. Al laghetto c'è chi ci consiglia di andare a sinistra, certo, anche perchè dritto potresti fare un bel tuffo, e non è proprio il caso. L'arrivo si avvicina, da dietro iniziano ad arrivare quelli che fanno veramente il secondo giro, sono seri e convinti nei loro completini coordinati. Beh anche noi lo siamo....quando ridiamo. Davanti ai bar si abbassano le magliette sui glutei poco scolpiti e c'è chi ci urla dietro e andiamo bene lo stesso, che comunque è bel vedere, battute da bar appunto. Ed ecco l'arrivo, bisogna correre ora, far vedere che ce l'abbiamo fatta e allora ci scambiano persino per la prima coppia femminile a staffetta (chi noi? le prime? ma va là!). La foto all'arrivo mostra visi poco tirati o sofferenti ma allegri e felici, c'è chi ci prenderà poi in giro per un pò ma chissene. Noi siamo così, sempre allegre e peggio per chi non ci riesce. Culmine della corsa la cognata vestita da nutria che riceve pure il primo premio Miss Nutria, lei sì che sa correre, divertire e divertirsi e i suo compagno non ha di che lamentarsi.
Poi rinfresco e piada annaffiata da tanta birra, premiazioni e finalmente tolgono il microfono a Dodi protagonista assoluto per un giorno. E poi sono chiacchiere e risate fino a mezzanotte...poi  casa che la doccia ci aspetta finalmente e anche un comodo letto anche se il sonno fatica ad arrivare. I pensieri son tornati, se ne sono andati solo per poche ore...ma che ore!!!!