lunedì 29 settembre 2014

Quattro passi tra Bookbar e San Luca.

L'occasione fa l'uomo ladro, si dice! Ed è così che ho catturato nella mia rete un articolo che parlava dei 20 bookbar italiani che ogni amante dei libri dovrebbe visitare proprio qui.
E' uno di quei sogni nel cassetto che, per colpa di quel simpatico di Fabio Volo, prende un sacco di posto, che tenta spesso di uscire per vedersi realizzato ma che, per problemi che non sto a spiegare qui o forse per codardìa, non riesco a prendere sul serio.
Comunque scopro che uno è praticamente sotto casa, beh quasi, comunque raggiungibile agevolmente. Poi capita che Bill Gates nonostante tutto ha dei difetti, che in una giornata lavorativa capita che il server fa i capricci e allora armata di scarpe ben allacciate parto per una doppia avventura fuori porta ma anche dentro.
Prima la commissione, il dovere, poi la camminata, il piacere. Invito gente a partecipare alla mia pazzia, ma impegni e scarsi preavvisi mi fanno trovare sola, beh quasi, che poi c'è sempre un sacco di gente per il mondo.
Parcheggio dove conosco, in quel luogo di riposo eterno. Costeggio il portico in restauro di quello stadio che per me rappresenta più musica che sport. Prima di puntare al colle, che quello sarà la meta finale, vado in cerca di quello che mi ha portata sicura per quei quattro passi che si possono fare con qualsiasi tempo, perchè i portici a coprire i pellegrini sono una caratteristica della città.
E via a sinistra quindi. Destinazione quella porta che da il via a quel cammino di pellegrinaggio o di footing o di svago. Incrocio subito una giovane coppia, che con tanto di cartina dispiegata davanti a loro incrociano il mio sguardo, accennano un sorriso ed eccoli lì a chiedere info. Sorrido a mia volta, loro non sanno quanto sia pericoloso chiedere info su strade o vie a me. Ma tant'è che, visto che sotto i portici già ci stanno, è un attimo dirgli di seguirli senza mai abbandonarli per arrivare a quello che loro chiamano santuario. Effettivamente santuario è, altrimenti perchè il pellegrinaggio di cui sopra? E mi scappa pure un 'ci vediamo dopo'.
Poi di nuovo per la mia strada, incrocio quella via che sa di contessa e una nuvoletta si accenna nella mia testa, ma dopo, solo dopo, forse. Vedo i viali e la porta, entro restando a sinistra....perchè è lì che credo di dover trovare ciò che vado cercando in maniera moooolto improvvisata e non come avrei voluto. I passi sono tanti, il caldo pure è quasi Ottobre ma è appena iniziata la primavera da queste parti. Non voglio chiedere come sempre, come spesso. Ma un caffè ci sta a quell'ora e forse chiederò. Il barista-proprietario mi fa schiattare dal ridere al suo 'book che?', sembra proprio uno dei Cesaroni quello grosso rossiccio, forse è davvero lui. Qualche indicazione più precisa, non ricordo il nome del locale che vado cercando, ma internet mi viene incontro. 'Zammù? che razza di roba è?' Spiego che dovrebbe essere una bevanda siciliana...e continuo a spiegare di bar con libri... Il tipo, simpatico, è sempre più perplesso, sorride. Poi s'illumina ed esce dal locale per darmi indicazioni precise. Il locale stava dall'altra parte della strada (ovviamente sempre per il mio spiccato senso dell'orientamento anche con maps), ma non importava che si scomodasse, fin lì ci arrivavo anche da sola....evitando gli autobus ovviamente.  La delusione è doppia.
E' chiuso!
Si è trasformato in un wine bar, ora si chiama room 32!
Il mio pusher di informazioni telematiche non era aggiornato.....peccato. Per fortuna che non avevo una sorpresa da fare.
Riprendo i miei passi. Scendo davvero nella via della contessa. Suono. E' sorpresa. E' contenta. Acqua. Caffè. Mi rinfresco. Poi la proposta e si va insieme verso la meta finale, San Luca. Mi fa bene, le fa bene, ci fa bene. I gradini sono tanti, ma conditi di confidenze strette, chiacchiere e risate, si sopportano bene. Il fiatone non manca soprattutto per quella che non sta mai zitta, lei. L'arrivo. Il panorama è mozzafiato come sempre, come più di vent'anni fa (tanto era passato). Il santuario viene evitato, vogliamo solo acqua fresca per rianimare la lingua. Poi si scende subito di nuovo, che c'è gente che aspetta a casa di entrambe. Ci si saluta.
Sono contenta. 'Non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi.' E così è stato.
I passi sono stati più di quattro alla fine ma ne è valsa la pena anche se poi il bookbar mica c'era.....ma c'è stato altro a riempire comunque un stupenda giornata.

mercoledì 24 settembre 2014

Altro? Quattro etti d'amore, grazie!


Chiara Gamberale scrive e scrive davvero bene come ho già avuto modo di dirlo qui.
Appena ho potuto ho letto altro, come mi capita spesso quando certa roba prende e prende bene.
Di 'Quattro etti d'amore, grazie' si è citato in quel forum, insieme ad altri libri suoi, e la scelta è capita lì non a caso.
Avevo sentito parlare del nuovo formato flipback, l'avevo sfogliato curiosa durante una presentazione e poi eccolo lì nella vetrina che frequento spesso, pronto per me, era lì che mi aspettava e allora l'ho fatto mio! Quelle piccole, piccolissime pagine si sfogliano bene, e nonostante l'età che avanza, si leggono senza fatica. Il loro bello è che si portano ovunque, anche nella tasca posteriore dei jeans. Quindi spesso mi sono ritrovata, come sui mezzi pubblici per esempio, a puntare lo sguardo avido su quel piccolo oggetto, anziché sul freddo schermo di uno smartphone come fanno le masse al giorno d'oggi, pur di non trovarsi a dovere parlare con il vicino....anche se lo ammetto, per certi viaggi è bello guardare anche fuori dal finestrino cosa il mondo ti fa scorrere davanti agli occhi. Sfogliare poi quelle pagine dal basso all'alto e non da destra a sinistra, mi ha ricordato certi libri cartonati che sfogliavo insieme a un miracolo con le manine appiccicose di pappa.
Quei capitoli, che iniziano tutti con la lista della spesa, sono un intro davvero curioso e originale. La storia è quella di due donne, dalle vite apparentemente molto diverse, che s'incontrano quasi ogni giorno al supermercato di rione e guardano una il carrello della spesa dell'altra cercando di catturare da questo frammenti della loro vita quotidiana. Inconsapevolmente ognuna di loro vorrebbe far parte della vita dell'altra, immaginandosela come la vorrebbero veramente e non come quella che stanno vivendo. In realtà la spesa non mostra i loro lati nascosti, quelli che ognuno di noi si porta dietro e che non vuol far trasparire. Una è mamma, moglie, lavoratrice, casalinga. L'altra è una bella attrice del programma televisivo del momento. Ad entrambe manca qualcosa, però, quel qualcosa che in quel supermercato non vendono e che difficilmente si può comprare, il vero amore e la felicità.
E così vanno avanti per tutto il libro in un'alternanza di pensieri di una per l'altra e viceversa, vivendo le loro vite reali con i piedi inchiodati a terra senza riuscirsi a muovere nella direzione che le spinge una versa l'altra.
Quelle pagine mi hanno davvero trascinata in una dimensione che conosco bene. Le lettere di quelle parole scritte mi prendevano e mi portavano al loro interno a volte con il sorriso, altre volte con il dolore delle cose conosciute, altre volte ancora con il timore di scoprire cose che non vorrei.
Qualcuno una volta mi scrisse 'Il bello dei libri e che ti lasciano sempre qualcosa addosso.Soprattutto quando quel qualcosa ce l'hai già, e lui te lo mostra come scritto nero su bianco...' E' vero!

Chiara ha davvero il potere di dissetare con i suoi scritti i lettori più avidi come me e non mancherò di certo di passare di nuovo da lei.

E ora tocca a me e al mio carrello di oggi....

1 busta di rucola prelavata
1 rete di cipolle gialle
1 confezione di aglio fresco
1 confezione di funghi freschi già tagliati
2 cubetti di lievito di birra
2 mozzarelle coop
1 confezione di wurstel grandi
1 kg di farina per pane
1 pacco d'acqua frizzante
1 pacco di acqua naturale
6 birre tuborg da 66 cc
2 rotoli di scottex


PS Io però non sbircio nel carrello degli altri. L'unico desiderio che ho quando sono in un supermercato è di uscirne il più in fretta possibile cercando di limitare al massimo gli incidenti con il carrello.

martedì 23 settembre 2014

23 Settembre, un anno fa era l'Arena.

Un anno fa non ero ancora qua. Ma un anno fa ero sicuramente all'Arena di Verona ad assistere ad una delle Sue sei serate in quel luogo incantato.
Di comprare i biglietti per i canali pubblici non c'era stato verso. Ci ho messo tutta la mia buona volontà ma non è servita a molto. Non è servito a nulla attaccarsi a internet tutto un venerdì mattina piena di speranza per acquistare biglietti per chi voleva andare tanto quanto me.
Ho sperato vivamente nella settima serata, come accaduto in passato, invece con tanta delusione sono rimaste solo sei. E di questo tipo di delusioni io ci rimango male e anche molto. Quando voglio intensamente qualcosa, parto col presupposto che se ci metto del mio la ottengo, ma non è sempre così.
A quel giro ero rimasta senza, e me ne ero fatta un cruccio, lo ammetto.
Poi una proposta, che non sapeva di vero fino in fondo. Una roba buttata là che non sembrava si sarebbe avverata. E poi ho provato a crederci, con non troppo entusiasmo visti i precedenti.
Poi si va, si parte. C'è ansia da tagliare a fette, un pò per i modi un pò per la paura di ulteriori delusioni. Ma tant'è che oramai sono in autostrada e la corsia che ho preso può andare solo verso nord. C'è un pò di traffico, si rallenta. Poi intuito, bravura, fortuna o che ne so e il parcheggio è tattico davvero, come non mai.
E poi è la piazza antistante, la biglietteria che per me non ha nulla, e lo sguardo impaurito a cercare altrove. Trovo, contratto, prendo, dico la mia, mi rilasso, piango. Si entra dalla parte opposta meno affollata. Il biglietto passa i controlli, nonostante lo strappo una parte mi resta, come richiesto. Poi sono le arcate, le scale, i gradini molto alti. Poi il mio posto. Poi posso guardare, piangere di nuovo, con i singhiozzi, con gli sguardi dei vicini ad abbracciarmi. Poi è l'attesa, poca, Poi sono le luci che si spengono e altre che si accendono. Poi è atmosfera, tanta, troppa. Le emozioni sono al culmine, ma c'è ancora spazio. Poi è l'uscita dei musicisti tutti, quelli conosciuti e quelli no, il direttore d'orchestra atipico e il cantante che attacca a cappella.
E poi è solo quello che segue....fin sotto pelle, là dove ancora giace....Un vero lunedì da leoni insomma.....


Quando tutte le parole sai che non ti servon più,
Quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù….
Quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà….
Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà…
…che la vita è sempre forte molto più che facile.
Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui e ti è toccato partire bambina
… sole pioggia neve tempesta sulla valigia e nella tua testa, gambe per andare e bocca per baciare…. sui tuoi capelli su quello che hai visto e braccia per tenere e fianchi per ballare
…e le senti le vene piene di ciò che sei e ti attacchi alla vita che hai….
nella testa un po' di sole ed in bocca una canzone…
poi ti vedi con una che fa il tuo stesso giro e ti senti il diritto di sentirti leggero….
…mi fido del mondo non ti dico le botte che prendo
ma non c'è modo di starsene fuori da ciò che lo rende tremendo e stupendo
C'è una linea sottile fra star fermi e subire
Cosa pensi di fare? Da che parte vuoi stare?
a mia volta non è che mi cerco che poi non si sa cosa posso trovare da me
Vuoi vedere che non era niente?
Vuoi vedere che era già tutto lì?
Vuoi vedere che è venuto il tempo e che è facile cosi?...
…sulle mie dita c'eri sempre e solo te…
Fragile e piccola con le tue paure mi costringevi a nasconderti le mie
Sapevi ridere, sapevi il tuo sapore, te la godevi ad occupare tutte le mie fantasie
E tu lo sapevi che facevi gola e soggezione….e comunque non mi hai conosciuto mai.
…fare l'amore o sesso qui non è più un dettaglio,
baciami le parole che sai già, baciami il sangue mentre gira,
come ci frega l'amore dà degli appuntamenti e poi viene quando gli pare….
…ogni minuto è pieno, ogni minuto è vero se ci sei
Che è già partito il giorno dei giorni fatto per vivere…
… Femmina come la vita…. femmina come sai, femmina come puoi…
…più ti guardo e più mi meraviglio e più ti lascio fare,
che ti guardo e anche se mi sbaglio almeno sbaglio bene…. 

Nemmeno un bacio che sia stato mai sprecato
Nemmeno un gesto così…
Nemmeno un bacio che sia stato regalato
Nemmeno un gesto così, tanto per… così….
Son stati giorni di tempesta e vento ed era pronto solo chi era pronto, ma adesso sai a cosa vai incontro chi non è morto è già più forte…
…scegli tu fra inizio e fine, e scegli tu ma scegli tu per primo…
…da quel momento in poi non puoi tornare, da quel momento in poi dovrai andare con le tue parole
Tutte queste onde pronte a scomparire, resta solo il mare, quanto ci sei?
Non ti sai nascondere davvero…
E la vita che non spendi che interessi avrà?
Si può però morire vivendo sempre e solo per sentito dire
Si può però morire per la fame che non hai
.. Ci si sente soli per quello che si è visto e poi per tutti quelli che han fatto così presto a montare su per fare un po' il tuo viaggio giurando che per te davano un braccio.
Non c'è peggiore sordo di chi non vuol sentire!
Tu pensa a chi non sente e poi ne vuol parlare
E allora avanti un altro “Qualcuno che abbia il tempo di ascoltare!”
Eri in mezzo a una vita che poteva andare ma non si sapeva dove...
C'è un posto dentro te in cui fa freddo, è il posto in cui nessuno è entrato mai…
…non ti vedo bene…ti posso offrire una bottiglia e spalle larghe porta guai
… è tutto nel riuscire a conservarsi un uscio per uscire, son qua se vuoi son qua la chiave ce l'hai
Appoggiati a me con la pesantezza del cuore, dài deciditi che male non farà.
…ce l'hai scritto che la vita non ti viene come vuoi, ma è la tua e per me è speciale, e se ti può bastare sai che se hai voglia di ballare uno pronto qui ce l'hai. Balliamo sul mondo! Ballando….
Ma credo che meriti di più! Ma intanto son qua io e ti offro di ballarci su…
Non si può sempre perdere! Per cui giochiamoci…
La luna ci ha presi e ci ha messi a dormire o a cerchiare la bocca per stupirci o fumare
Fra un domani che arriva ma che sembra in apnea ed i segni di ieri che non vanno più via
Certe notti c'hai qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà
Certe notti se sei fortunato bussi alla porta di chi è come te
C'è la notte che ti tiene tra le sue tette un po' mamma un po' porca com'è
Quelle notti da farci l'amore fin quando fa male fin quando ce n'è!
Certe notti qui, certe notti qui, certe notti qui!
…c'è chi vuole le mie scuse che ciò che sono l'ha offeso
Sono vivo abbastanza, sono vivo abbastanza, per di qua comunque vada sempre sulla mia strada
E c'è chi non sbaglia mai ti guarda e sa chi sei!
E c'è chi non controlla mai dietro la foto!
E c'è chi non ha avuto mai nemmeno un dubbio mai, nemmeno un dubbio mai!
Alcuni si parlano sempre e solo da soli, alcuni ancora non si sono parlati
Alcuni profumano solo il proprio inferno
Alcuni sputano tutte le proprie sentenze senza nemmeno averle masticate
Questa è la mia vita, se entri chiedimi il permesso
Questa è la mia vita, se ho bisogno te lo dico
Porta la tua vita che vediamo che succede a mescolarle un po'
Trattamela bene che al momento è solo questa e poi… vedremo poi… 
Dato che ci sei, come io vorrei!
Ti brucerai! Piccola stella senza cielo!
Ti scioglierai! Dietro a una scia un soffio, un velo.
Ti staccherai, perché ti tiene su soltanto un filo, sai!
Forse capiterà che ti si chiuderanno gli occhi ancora, o soltanto sarà una parentesi di una mezz'ora!
Io ti voglio credere per quello che chiedi e che non chiedi
C 'è qualcosa fra te e la vita che non ho ancora conosciuto 
C'è qualcosa fra te e la vita, chissà quanto vi conoscete
E tu che non cambi direzione sai di sicuro come va a finire…..
…il meglio deve ancora venire
E mi attacco alle stelle che altrimenti si cade e poi alzo il volume di questo silenzio che fa stare bene
E mi sa che sei quella che fa luce pian piano chissà come ci vedi e chissà come ridi di quello che siamo
E mi attacco alla buccia di questa notte e salto, salto ma rimango giù
La porta dei sogni, la porta dei sogni, la porta dei sogni chiudila tu
E mi attacco alle stelle tiro un po’ a indovinare, mi predico un presente in cui non c'è niente se non respirare
E se proprio sei quella fatti almeno guardare, non sai quanto ci manchi non tornano i conti a doverti trovare
E mi attacco alla luce di questa notte e salto, salto ma rimango giù
La porta dei sogni, la porta dei sogni, la porta dei sogni chiudila tu ....

venerdì 19 settembre 2014

Come più di 30 anni fa....

Io vengo dalla campagna e non mi sono mai vergognata ad ammetterlo. Ma dalla campagna quella vera, quella a perdita d'occhio che solo in certe zone della pianura emiliana si possono ammirare.
Ho trascorso i primi sei anni della mia vita in una casa colonica al centro del podere dove i miei genitori facevano i braccianti e la casa più vicina era a qualche chilometro. Ricordo che, dopo casa nostra, la prima che s'incontrava era quella della famiglia con la stalla, le mucche, che ci forniva il latte fresco tutti i giorni e quella successiva era quella del fattore e dei proprietari del terreno.
Oh, gente di Bologna!!! Frequentavano quelle zone solo in estate e io li vedevo pochissimo, ma serbo comunque un buon ricordo, brava gente.
I miei compagni di gioco allora, erano mia sorella, se ne aveva voglia dato che era molto più grande di me, i cani e tanti amici immaginari con i quali parlavo tutto il giorno. Con loro andavo al mare in colonia. Riempivo una borsa di vestiti dismessi poi me ne andavo in giro con quella per il cortile fingendo di essere in spiaggia con tanti bambini della mia età.
Ricordo che per me il primo giorno di scuola materna fu come una manna dal cielo, non avevo mai visto tanti bambini tutti in una volta. Poi la prima elementare, breve, in quella scuola di frazione che bisognava raggiungere con il pulmino, e che contava ben 8 alunni nella mia sezione. Roba d'altri tempi. A Gennaio  del mio primo anno di scuola ci siamo trasferiti in paese, nel capoluogo del comune. I palazzi avevano ben anche tre piani e c'erano bambini ovunque. Solo nel nostro palazzo, di quattro famiglie, contavamo già tanti bambini quanti ce n'erano nella mia classe prima.
Poi ho iniziato a frequentare una scuola diversa, e finalmente avevo amici anche fuori dall'ambiente scolastico da frequentare. Ricordo con nostalgia quegli anni, fatti di giochi semplici come nascondino, pallavolo, tennis, i giochi senza frontiere ma anche bambole da pettinare e da vestire anche se ho sempre preferito giochi prettamente maschili. Poi c'erano loro, le mie vicine di casa, un pò più piccole di me, ma eravamo comunque molto unite. Si faceva tutto insieme. Poi gli anni sono passati, siamo cresciute, io prima di loro, e abbiamo iniziato a frequentare compagnie diverse. Poi sono state le scuole superiori, l'università, i fidanzati, i matrimoni, le convivenze e i bambini ad avere il sopravvento e non si aveva più tempo per altro.
Poi è arrivato Lui che, come sempre cantando, riunisce attorno a sè un sacco di gente anche la più disparata e qui scatta l'occasione per un re-incontro, per un salto nel passato.
Il suo concerto con l'amica del cuore di quando non avevo un'età è stata una nuova e particolare esperienza. E abbiamo avuto tempo per vivere i ricordi e per scoprire che io ragazzina e lei ancora bambina ha sofferto del mio avvicinarmi al mondo adulto, ha odiato le mie coetanee che mi portavano via da lei......e l'ho saputo dopo più di trent'anni, pensa.
Comunque è stato tutto come allora, sintonia e complicità, scherzi e sorrisi, e ricordi tanti troppi, ancora lì nitidi. Tutte foto appese nella galleria personale alla quale solo noi possiamo accedere.
Bela Mari, e come allora : ridiamoci sopra che è meglio!

Giorgio non è Dio!

Giorgio Faletti per me rimarrà sempre il Vito Catozzo di quel Drive In degli anni '80. Le ghignate che non mi sono fatta!!! Poi come sempre il tempo insegna che c'è anche dell'altro e allora ho conosciuto il Giorgio autore di testi di canzoni, il Giorgio cantante e il Giorgio attore, e il Giorgio scrittore...per sentito dire, senza avvicinarmi più di tanto ma sempre con l'intento di farlo quanto prima.
Poi è venuto il 4 Luglio 2014. C'era chi dall'altra parte del mondo festeggiava e c'era chi da questa parte moriva...e anche questa è vita!
Quindi è venuto per me il suo momento, perché c'é sempre un momento per tutto, basta sapere aspettare. Il caso che non esiste (penso che questo sia chiaro ormai) di solito te lo serve su un piatto d'argento il momento giusto. Dalla mia pila di libri elettronici, come promesso, ho estratto 'Io sono Dio', uno dei suoi gialli, il titolo mi allettava in quel momento.
Mi sono buttata nella lettura che mi ha tenuta lì per pochi giorni perchè l'ho davvero divorato. La storia è un giallo-poliziesco con tanto di maniaco che semina morte. Come spesso capita, nel libro s'intrecciano storie di vita vissuta e i personaggi fanno da cornice agli eventi, ognuno con le sue caratteristiche.
Al di là della storia, che pur se inventata non è lontana da certe storie vere conosciute, ciò che mi ha calamitato di quelle pagine è stata la sua capacità di descrivere scene, paesaggi, persone, eventi con una ricercatezza di termini mai uguali e con una precisione descrittiva da farti entrare quelle righe fin sotto pelle.
Ora posso davvero dire che era  un bravo scrittore e le mie letture proseguiranno di certo nella sua direzione sempre con i miei tempi e i miei modi ovviamente, alternandole con tanto altro come piace fare a me.


Come si dice di solito, i personaggi di questa storia, a parte Walzer, sono

completamente frutto della fantasia e ogni relazione a personaggi esistenti

è puramente casuale. Chi ha letto questo romanzo ha capito che non c'è
nulla di autobiografico nel titolo. A chi non lo ha letto e pensa che ci sia,


lascio intatta questa presunzione che mi onora. Detto questo, saluto con un
inchino e uno svolazzo del cappello piumato. GF

Ciao Giorgio, io l'ho letto e so.....quindi io ripasserò da te ancora, è una promessa!
Un abbraccio...

lunedì 15 settembre 2014

Certe notti Liga canta a Bologna

Sabato 13 Settembre. Un giorno che sarebbe dovuto durare 48 ore per le cose che si sarebbero potute fare, ma tu hai deciso di farne una in particolare e di farla bene.
C'era l'inaugurazione della scuola al mattino, ma avevi una sfilza di cose da fare prima dei preparativi per cui hai preferito rimandare...inoltre il miracolo non ha insistito più di tanto.
C'era la cena in cortile, con tutti tutti, come non mai, come in dieci anni di convivenza non ti era mai successo.
C'era il festival della filosofia in quella Modena che ti ha adottato.
C'era il sessantiamo nella piazza del tuo paese, al quale avresti volto partecipare intappata da capo a piedi e avresti pure messo a disposizione i tuoi capelli per un'acconciatura fatta sul corso, quindi praticamente in vetrina, dalla tua cara amica. Ed eri disponibile anche ad andare con quell'auto d'epoca che ha più valore affettivo di te...come altro del resto. Ti sarebbe piaciuto, l'avresti fatto volentieri, ti saresti divertita ne sei certa, con tutte quelle tue conoscenze che ti avevano chiamato a partecipare a gran voce. Avresti omaggiato generosamente quella festa dedicata a quegli anni che ti hanno fatto da culla per un pelo...ma sempre figlia degli anni sessanta sei. Ed incredibilmente, pur di mostrarsi, scoprirai poi che qualcuno è andato anche senza di te come non mai. Che scherzi che fa l'ego!
Ma rinunci a tutto in blocco, perchè hai deciso quattro mesi fa che non c'è il due senza il tre e quindi DEVI andare.
E sono preparativi per te e per altri. Ed è FB ad avvisarti di una morte improvvisa, e a tua volta cerchi di avvisare chi secondo te a quella notizia avrebbe avuto un sussulto ma che già sapeva ed era dispiaciuto. Ed è ancora FB che accoglie le tue parole ironiche, la tua fotta che sta salendo, l'adrenalina che non riesci più a contenere, come durante la settimana non avevi contenuto quelle parole di rabbia che ti avevano fatto male e che avevano suscitato tanta preoccupazione da parte di chi ti vuole bene davvero. Ed è sempre quel pazzo mondo di FB a cui ti stai avvicinando troppo per i tuoi gusti che ti manda un primo segnale su quel caso che non esiste proprio. E scopri che a quella inaugurazione, che in quella scuola, le sue parole sono state impresse come il gesso su una lavagna. ma in forma indelebile e lì resteranno per sempre e si annodano cose e fatichi a mandar giù la tua stessa saliva. E sorridi. E sei contenta. E capisci che questo si chiama andare avanti ancora e ancora e sempre e comunque. E allora posti di brutto come non mai. E dici al mondo, al tuo mondo, che il caso non esiste. Punto.



E poi è il caffè che non può mancare e avvisi chi di dovere e che ti prende in giro, che ti dice che sei un mito...anche da molto lontano. E poi è il viaggio in auto fino a Sangio, le coordinate telefoniche, le amiche della sorella, le due macchine che partono per una meta comune. E poi è il parcheggio comodo, comodissimo, il tuo, l'altro un pò meno ma due passi non fanno male. E poi l'incamminarsi. le chiacchiere a nastro, le presentazioni, il conoscersi meglio, i ricordi vicini e lontani. E poi è la biglietteria dove sapevi esattamente che sarebbe stata, il biglietto, il tuo, il loro e l'avvicinarsi al cancello, il vostro già aperto, il loro dopo un pò. E poi è il tornello, la bottiglietta d'acqua stappata e tu che la richiudi come sempre dopo pochi passi. E poi è la fila, poca, per il bagno chimico, il voltone sotto la curva, l'anello d'atletica, lo stadio ancora tranquillo, il prato vuoto come non mai. E poi la foto particolare col mostro, che mostra appunto tutta la vostra fotta. E poi quella per il tuo sfondo, ormai un classico. E poi è il tuo posto nell'attesa...e ancora chiacchiere su tutto, anche sui gatti che scopri essere la passione comune delle tue compagne d'avventura. E poi è l'attesa senza ansia, i quattro posti in tribuna finalmente occupati, la birra che non manca mai, i panini preparati al volo anche per chi non è riuscito e finalmente il tuo caffè che consumi a canna dopo averlo condiviso. E poi sono i palloncini da gonfiare, le istruzioni da leggere per come usarli, la gente che si alza troppo presto, ancora il bagno e voi che finalmente iniziate ad occupare il posto che vi spetta per il resto della serata. E ancora il dj set con bella musica, le interviste, la ricerca di gente che potresti conoscere anche se l'hai vista poco e soprattutto in rete. E poi la sera arriva, la luce si fa rada e aspetti ancora ma non saranno le 21 come prevedevi ma le 21.30 e porti pazienza, quella che sai portare tu. E poi sono i racconti di un evento spiacevole che ti ha scosso, molto durante la settimana. Non fai nomi nè cognomi nè indirizzi, nulla, ma ti fai capire bene e hai il loro appoggio, hai conferma che non sei tu quella che vede la parte sbagliata del bicchiere. E poi le luci che si accendono, altre che si spengono e sai che è il tuo momento. Ed ecco il cerino che non sta acceso e la musica che parte e lui canta e canta e canta. Canta per te come spesso, come sempre e chissene se canta anche per altri, lì ci sei tu e quella droga naturale che ti scorre dentro. Ora ci siete tu e lui. E le loro foto e le tue foto, ma non vuoi perdere nulla, nemmeno un istante.
E poi quella canzone, quella che sarà per sempre impressa su quel muro, quella che non canta mai, quella che non canti mai, quella che tu salti metodicamente nel cd, ma sei lì e la devi ascoltare per forza. E allora mandi giù che le lacrime le tieni per altro.
E poi ancora canzoni nella sequenza che più o meno ricordi, perchè hai già assistito. E poi la coreografia, più o meno come annunciato e chissene se non si riesce a farla tutta, sicuramente la vigilanza non si è lasciata eludere da loro. E poi è il bis e quell'altra canzone, la TUA, quella che difficilmente manca, quella che su quel quiiiiiiii prolungato ad indicarti dove sono le tue certe notti.
E poi è la fine, che fine non sarà mai. E' il percorso a ritroso. E' l'uscita un pò caotica. E' il traffico intenso. E' la soluzione tattica dell'amica pratica a fartene uscire con disinvoltura. E' il messaggio che chi non ha ancora un'età era lì presente. Sono i saluti di commiato e i 'alla prossima di certo'. Poi è l'arrivo a casa, il sonno che stenta ad arrivare come sempre per il bagaglio appesantito di roba buona buonissima e non per l'abuso di caffeina.
E poi è il giorno dopo ancora miscelato con le immagini del giorno prima. E poi sono i preparativi per il pranzo domenicale. E poi è FB a dirti di un'altra morte improvvisa e prematura come qualche mese fa. E ti rattristi, anche se non conosci, e ti dispiace che la vita sia anche questo.

domenica 7 settembre 2014

Trasloco.....Fatto!

Finalmente si fa e si va come deciso, perchè non è detto che quello che pianifichi vada poi sempre in porto, perchè non si sa mai cosa e dove ti porterà il futuro. Nonostante una nottata passata a consolare un inguine strappato e dolorante, la mattina ti alzi di buon'ora e vai. Vai sola come sempre perchè per te che una coppia è già una folla, è sempre stato così. Ma non te ne fai un cruccio...anzi.
Cinque minuti di ritardo, perchè un miracolo ha voluto un passaggio, e ti sei persa le istruzioni, ma non è un problema, ti rifarai. Noti che, al contrario di te, ci sono molte coppie e soprattutto c'è tanta gente e tanta voglia di fare.
Scopri da subito che l'abbreviazione del tuo nome, valida sia al maschile che al femminile è davvero inflazionata. Infatti c'è il fotografo di queste occasioni, che non si è mai perso un evento, sempre in giro per il paese con il suo obbiettivo piazzato fisso sull'occhio destro. C'è quello che di nome di battesimo fa ....ino, in onore di quel cantante famoso (!?!?!?) negli anni sessanta. Lui è l'amore dei tuoi sedici anni, quel portiere carico come una molla, che non facevi arrivare fin sotto casa con l'auto perchè i tuoi non avrebbero voluto, ma che ti portava lo stesso in camporella a vedere le stelle... Lo saluti e scambi pure due chiacchiere simpatiche, e ti chiedi se anche lui sta ricordando quei flash passati come te. Poi c'è il mitico papà, con cui, quando tuo figlio era alle elementari, hai condiviso tanti scherzi, risate e partite dei più disparati sport, ma che ti ha anche supportato e sopportato tutte le volte che c'era da organizzare robe per la classe. E siete ancora lì, nonostante tutto, che ve la ridete, che vi beccate e che vi divertite come allora alla faccia di quei genitori musoni che sanno solo criticare l'operato degli altri. E poi c'è quella invece che è stata rappresentate con te al nido. Quella che 'l'è la fiòla dl'idraulic'. Ed è stupendo quando, quel diminutivo viene pronunciato a gran voce, vi girate tutti all'unisono.
E poi c'è Paolo sempre presente, la Cri con Marcello, la Jole e compagno, la Sabri e consorte, l'Alle e Bi tutti genitori di quegli amici di tuo figlio. La Lori con cui pettinavi le bambole da piccola. C'è pure il medico condotto del paese. C'è l'Anna rigorosamente in gonna. E tanti, tanti altri di cui non sai o non ricordi i nomi.
E poi ci sono i mezzi, camion, furgoni, furgoncini, la stupenda Ape car guidata da due energumeni e la multipla che traina il carrello. E tu ti dispiaci di aver lasciato a casa il pick-up....
Si inizia a portare fuori tutto l'arredo e si smontano attaccapanni e lavagne magnetiche con ogni strumento di fortuna. Si carica sui mezzi e pensi che sia meglio salire in cabina con l'autista, che magari lo aiuti nelle operazioni di scarico e così fai e parti per il primo giro in compagnia.
Arrivi a destino e hai già fatto le tue chiacchiere nel mentre, hai salutato il nonno che usciva dall'orto che non sai se ti ha riconosciuta, perchè mica è abituato a vederti su un camion. Ti accorgi subito che voi siete tanti, troppi, rispetto a quelli che dovranno poi sistemare il materiale all'interno del nuovo edificio. Il prof. di sostegno dà le dritte su come separare il materiale e su come identificarlo per poterlo meglio riconoscere. Ti viene detto che voi genitori non potete entrare per questioni di sicurezza, che dovete lasciare tutto accatastato fuori dal cancello, che è già costipato. E per te che non sai dove sta di casa la timidezza e che non resisti a non voler organizzare, ti avvicini al capocantiere e gli fai capire che così ci vorrà un sacco di tempo e che sarebbe meglio che vi fosse permesso almeno di entrare nel cortile e la concessione arriva immediata. Poi noti un genitore -trasportatore, solo, un pò in difficoltà, il suo mezzo è grande, molto, forse il più capiente, Non sa che fare, non ha nessuno che lo aiuta, allora chiami gente e inizi a scaricare pure quello. Gli arredi pesano per te che sei senza guanti e non abituata alle fatiche, ma comunque sopporti e ti dai da fare e ti sbrighi. Sali con lui, si chiama Mauro e ha dato la sua disponibilità nonostante il figlio in quella scuola non sia ancora entrato. E pensi che al mondo c'è davvero tanta gente con dei sani principi, con dei valori, e sei contenta e ti si apre il cuore. Di nuovo si carica e coinvolgi gente, nella tua nuova squadra e Mauro a ringraziare perchè proprio non conosce nessuno, ma è un attimo. E allora sono ancora carichi e foto e scarichi e fatica e tu, unica donna allo scarico, non vuoi essere da meno e ti dai da fare come il genere maschile. Al terzo giro è caffè, offerto, perchè in tasca hai poco più che le chiavi dell'auto. E poi scopri finalmente che vi lasciano entrare e vi fanno sistemare gli arredi direttamente nelle nuove aule,,,,a volte insistere serve anche se fai sempre la figura della rompicoglioni. Al quarto metti finalmente piede nelle nuove scuole ed è un'emozione come allora come la prima volta...ma non hai tempo di guardarti attorno. Decidi che è meglio rimanere lì a scaricare dove la gente è meno e chi doveva essere addetto e pagato tentenna, se la prende comoda e chiedi a qualcuno di chiamare rinforzi perchè ormai la scuola vecchia è quasi completamente vuota. Scarichi anche altri mezzi e te la ridi e non trattieni la battuta, quando vedi il proprietario dell'Ape car chiudere a chiave la portiera,..ma pare che all'interno ci siano dei valori.... Sei stanca stanchissima, il percorso da fare con i pesi sulle spalle è sempre più lungo, ti tocca di raggiungere anche i piani superiori, non ce la fai quasi più e suona mezzogiorno. Avete quasi finito però, grazie all'arrivo dei rinforzi e alla tanta tantissima volontà.L'ultimo giro del tuo autista è a vuoto, non c'è più nulla da trasportare. Arriva il sindaco, Claudio per tutti, e le sue parole purchè di circostanza purchè politicizzanti ti commuovono. 

'Abbiamo vinto un'altra sfida, abbiamo traslocato le scuole medie al costo minimo e con tanta buona volontà. Grazie a tutti'. 

E' l'applauso. Poi in anteprima assoluta Claudio ci porta a fare il giro della scuola, a spiegare cosa è stato fatto e perchè e soprattutto come. I finanziamenti statali non sarebbero stati sufficienti a realizzare il tutto, più della metà è frutto di raccolte e donazioni. Che belle cose! Vedi l'aula di arte e sai già che è quell'AULA. Riconosci il verde del prato e l'azzurro del cielo, mancano i fiori, ma quelli li porteranno i ragazzi, i suoi amici-compagni. Piangi e non te ne vergogni. Asciughi le lacrime con la maglietta sudicia, perchè non hai altro e continui le chiacchiere e i discorsi come se nulla fosse.
Poi c'è il commiato e i saluti e i ringraziamenti e i ci vediamo presto. Te ne torni a piedi all'auto perchè il tuo autista è giustamente andato. Temi per la schiena che un pò duole e che di solito ti fa arrabbiare. Ma sei fiera e contenta e soddisfatta e carica come non ti succedeva da un pò. E poi è un messaggio da chi hai dimenticato in tutto questo scrivere, è di Simone il presidente del consiglio genitori che dice a te e a tanti altri rappresentanti:

'Trasloco effettuato! Due ore e mezza! Abbiamo stabilito un record che difficilmente verrà eguagliato, grazie davvero a tutti per la disponibilità e l'impegno. I nostri ragazzi hanno la scuola nuova!'

E non è del record che ti emozioni ma di tutta quella bella e brava gente che hai visto oggi. E ora il tuo bagaglio ha qualcosa in più, ma è leggero e lo puoi portare serenamente.

E poi scopri che non è importante il mezzo....ma il fine!!!



E poi è la stanchezza, per il tuo fisico che è già un'età, ad avere il sopravvento, ti riduci a malincuore a dover disdire l'invito per la pizza e per il concerto di quei bravi ragazzi che meriterebbero davvero di essere visti in quel locale modenese di confine. Ma ormai hai fatto il pieno, sogni solo una fresca bevuta e una sana doccia a lavar via la polvere che si è insinuata ovunque e un pò di quelle fatiche che fino all'ultimo non ti sono pesate più di tanto. Come annunciato crolli sotto il peso di te stessa ma sei felice e lo rifaresti, anche subito.

sabato 6 settembre 2014

Sempre emozionante....Liga

Con i miei tempi e con le mie spesso non possibilità di accesso al mondo televisivo in diretta, sono riuscita comunque a vedere lo speciale annunciatomi da diverse fonti. Evidentemente la mia passione per il soggetto è tale per cui, conoscenti amici e parenti si sono sentiti in dovere di mettermi al corrente dell'evento. Alcuni messaggi erano un pò falsi e tendenziosi, ma non volutamente, altri precisi e puntuali. Tant'è che la diretta è andata...senza potervi assistere ma, complice quel pazzo mondo di internet, sono riuscita comunque a rivedere il tutto e, anche se non erano 42 pollici di spettacolo, spettacolo ed emozione non sono mancati assolutamente.
Il sempre bravo Fazio ha aperto bene, con le sue belle parole mirate, puntuali e precise, a spiegare che Lui non è un cantante o un cantautore o uno scrittore o un regista o, ma è un artista e come tutti gli artisti è lì per impressionare o come si suol dire e lì 'non solamente per le canzoni per le parole o la musica'. E poi a raccontare è stata la volta di quell' Accorsi fattosi ormai grande, non sono più i tempi del suo 'ciù is mèi che uan', con coi invadeva costantemente gli schermi televisivi più di vent'anni fa. E che dire di quell'animale da palco di Piero Pelù? L'amico e collega tatuato non ha risparmiato parole per chi, anni fa, è stato con lui testimone di uno dei più bei terzetti di tutti i tempi che ha unito le voci e gli stili in nome della pace. E poi è stato quel tizio con quell'accento un pò strano che io, molto ignara di certe robe, non conoscevo. Sono bastati due clic in rete per apprendere che quello era Cambiasso e allora un sorriso è apparso all'istante. Di lui ho un unico ricordo....l'aver indossato una maglia dell'Inter, con su scritto il suo nome, per tutto un pomeriggio in ufficio. Complice il gran caldo, il mio essere sovra-vestita e un collega che ha messo a disposizione quell'indumento a lui così caro senza pensarci nemmeno un minuto....ho conosciuto a mio modo quel calciatore.
E poi Lui che canta pezzi di canzoni qua e là intervallate da interviste a spiegare i perchè del titolo di un album, di un palco particolare, di un pubblico che è bellissimo. E poi sono state le riprese negli stadi degli ultimi concerti, soprattutto San Siro con tutti i suo anelli, con tutta la sua imponenza. Non sono mai entrata lì ma ho sentito dire che è una grande emozione sempre. E poi quel giglio viola sullo sfondo...non può essere San Siro...e non lo è, ma è quello di Firenze. E così capisco subito che quelle sorridenti in primo piano, non possono essere che loro, le Galline. Le ho lette, le ho sentite nominare, le ho sentite raccontate, le ho viste sempre presenti in FB. Non ci sono dubbi sull'identità e poi qualcosa mi era stato svelato....Entrano nel Suo camerino, sullo sfondo riconosco qualcuno di ben più personalmente noto (o nota), non si sprecano sorrisi, parole e....tanto tanto imbarazzo. Sembra una cosa buttata lì, boh, certe cose non le conosco ma non mi piace.
E poi ecco che si torna a San Siro e sotto quella palla che all'inizio mi sembrava una decorazione cinese, la canta e la canta tutta come di recente a Padova e come un anno fa (quasi) in Arena. E non è un caso e non lo è mai. Emozionante come sempre, l'ascolto e la raccolgo tutta, trattenendo perchè c'è chi non può capire.... poi l'immagine è questa, le parole '..certe notti quiiiii...'


e allora gli argini si rompono, franano e finalmente tutto può uscire sfogando.
E poi è un duetto particolare con Francesco, che più bianco non si può, anche qui ho l'impressione di una roba forzata anche se Francesco resta sempre un grande e Alice una bellissima canzone. Ho l'impressione che queste cose non siano proprio così volute da lui, sembrano imposte e, per uno che vuole le cose sempre e solo a suo modo, questo traspare dai suoi gesti, dai suoi sguardi...forse mi sbaglio, come sempre o come spesso, ma questo è quello che è arrivato qui da me dopo tanta emozione su quelle note che mi sono fatta mia da subito e da sempre.
Grazie di nuovo Liga per non averle dimenticate e per averle portate ancora su un palco...ci si vede a breve.

lunedì 1 settembre 2014

C'era una volta.....

...una scuola media. Un edificio raro per quei tempi. Un prefabbricato....dicevano i vecchi...roba moderna...mah!!!

Correva l'anno 1980 e toccò a me e, ai miei allora compagni di classe inaugurarlo. Era la prima F della scuola secondaria di primo grado M. Polo.
Eravamo contenti di avere la scuola nuova, dopo tanti anni passati in quel vecchio complesso costruito nel ventennio, con i suoi soffitti alti e le aule ampie, con le finestre del pian terreno troppo alte per noi che al metro e quaranta faticavamo ad arrivare...chi più chi meno. Correva l'anno del cambiamento, del passaggio dalla scuola elementare (roba da bambini) alla scuola media (roba da ragazzi). E come quell'anno ne sono corsi altri, tra banchi, professori che non erano più LA MAESTRA, bidelli sempre agguerriti di scopa e divertimento a non finire....ho proprio dei buoni ricordi.

Correva l'anno 2012 e sul finire dell'anno scolastico, esattamente il 29 Maggio, quella scuola fu scossa da un terribile terremoto, mentre gli alunni erano in classe a fare lezione. Fu tremendo, ricordo ancora di essere corsa da quelle parti a cercare mia nipote, con il fiato in gola e l'ansia nel cuore. Ragazzi smarriti, impauriti, con gli occhi lucidi pieni di lacrime. L'abbraccio e il profumo dei suoi capelli nei quali avevo tuffato il naso, è il più bel ricordo che ho di quella scuola in quel momento. Come molti edifici fu dichiarata inagibile, o meglio non in sicurezza, c'era da ristrutturarla. E così quello stesso anno a Settembre, il miracolo inizia la prima F, che non è un caso, nelle scuole agibili del territorio prima e nei container poi. E così si va avanti per ben due anni.

Corre l'anno 2014 e, il 13 Settembre, la scuola verrà inaugurata di nuovo completamente ristrutturata. E ora che sono passata dalla parte dei genitori, tocca comunque di nuovo presenziare all'inaugurazione, sono le andate e i ritorni violenti. Anzi tocca ben di più. Toccherebbe aiutare le imprese che stanno ultimando i lavori a traslocare il materiale didattico....e perché no, si fa! La comunità di Crevalcore è una comunità che sente molto queste cose, le persone si danno da fare per il proprio territorio, soprattutto da quando il territorio scosso, ha unito i cittadini contro una causa comune...RICOSTRUIRE. Ed è così che quell'alunno della futura terza F, l'anno prossimo uscirà dalla stessa scuola dalla quale ero uscita io trentadue anni prima e chissà se anche lui come me l'ultimo giorno butterà decine e decine di fogli dalla finestra di un'aula del primo piano, provocando l'ira..ma anche le risate sotto i baffi di professori bidelli e dirigente.....Non era sicuramente una classe modello...ma tant'è. Ma quella nuova scuola avrà qualcosa di più. Avrà l'aula di arte dedicata a un fiore, un fiore calpestato troppo presto, un fiore che nonostante tutto è ancora ben presente tra noi con il suo sorriso e il suo apparecchio per i denti sempre in evidenza, senza vergogna, senza pensare di essere ridicola. E allora la scuola è al completo si può partire un pò più poveri fuori ma molto più ricchi dentro. Ricchi di quella ricchezza che spesso sai di avere solo quando le cose ti vengono a mancare all'improvviso.

E allora eccoli i corsi e ricorsi della storia e, anche se le cose sembrano non cambiare, è la vita che ti cambia che va avanti nonostante tutto. Tu che cammini, corri, insegui, inciampi, cadi, ti fermi, ma ti rialzi sempre, tiri su lo sguardo a cercare qualcosa davanti a te da raggiungere. E allora di nuovo cammini, corri, insegui con le ginocchia sbucciate e un pò più di bagaglio sulle spalle...la storia appunto passata e che non si può cambiare. E allora tenti di fare qualcosa per il tuo presente certo e per quel futuro incerto che ti spaventa perchè non puoi sapere come sarà.
E allora avanti che, se anche le cose ti sembra che succedano uguali come dei dejavu, uguale non sarà mai. E' il ciclo della vita e per seguirlo bisogna essere pronti sempre, con le scarpe allacciate e lo sguardo dritto avanti.