sabato 10 settembre 2016

L'altra isola

Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto fino al mattino....

....queste sono le indicazioni per andare all'isola che non c'è, poi va beh c'è chi stonato o con poco orecchio capisce est anziché destra e si perde, ma questa è un'altra storia. E' la storia di quell'eterno ragazzo che non vuole crescere e dei suoi amici con le ali. gli unici che possono raggiungere questa tipologia di luoghi.
Ma anch'io a modo mio ho le ali, come tutti gli angeli e quest'anno quasi per caso sono approdata sull'altra isola. La strada e i luoghi erano gli stessi, quelli dell'anno precedente o delle vacanze precedenti, ma qualcosa di diverso riempiva l'aria e l'isola è parsa un'altra, nuova, da scoprire.

Una strana serenità ha contaminato l'aria che respiravamo e ci portava a sorridere, a scherzare spesso, e a ridere di gusto. Musi lunghi e silenzi profondi erano rimasti sulla terra ferma e allora, comunque sempre con le opportune distanze che ormai ci contraddistinguono, si è potuto godere al meglio di quei dieci giorni che alla fine sono proprio volati.
Alzarsi al mattino, restare in giro tutto il giorno, uscire la sera in cerca del solito ristorante non ha pesato a nessuno. Quando poi la compagnia si è allargata nulla di tutto ciò che disturbava negli anni precedenti sembrava pesare o turbare, anzi l'iperattività di certe persone non portate a questo mi ha veramente stupito.
Non so cosa sia successo ma tacitamente qualche tassello di un mosaico oramai distrutto da tempo ha ritrovato il suo posto. Non sarà mai possibile rivederlo come in origine, se un'origine c'è mai stata, ma sicuramente era più definito e completo di un po' di tempo fa.
La location mozzafiato e la serenità del luogo ha sicuramente contribuito alla buona riuscita della vacanza. Il miracolo oramai fin troppo cresciuto ha certamente fatto da collante con la sua vivacità e la sua sete di vita. Gli ospiti dinamici hanno dato al motore un buon carburante da bruciare e così la macchina ha funzionato al meglio ed io ho avuto così la possibilità di vedere l'altra isola che immagino che sia più o meno come l'altra faccia della luna, quella sempre in ombra e che puoi solo immaginare. Mi sento onorata di aver fatto questa conoscenza, non è da tutti.



mercoledì 17 agosto 2016

Due e due quattro e uno.....dieci

Nei miei sogni ad occhi aperti e non, ho sempre idealizzato una casa o una dimora aperta a tutti. Intendiamoci, non chiunque passi di lì, ma comunque aperta alla maggior parte dei miei amici o conoscenti. Ho idealizzato negli anni cene con amiche bagnate da chiacchiere e buon vino oppure con i colleghi o con gli amici in genere. Non ho mai fantasticato robe simili con i parenti, non perchè siano serpenti, ma quelli fanno parte di un'altra categoria di conoscenze oltre ad essere, alcuni, davvero impegnativi. Ad ogni modo un casa accogliente e ben disposta proprio come mi sento io.
Purtroppo la vita fino ad ora condotta non mi ha dato modo che questi sogni si avverassero, in prima battuta perchè non ho ancora sentito nessuna delle dimore in cui ho risieduto o domiciliato veramente mia. Prima era la casa con i genitori, quindi le regole erano le loro giustamente e poi si aveva sempre paura di disturbare. Poi è stata la casa della vita di coppia dove però le amiche non erano gradite o comunque non benvenute tanto meno i colleghi (da ambo le parti) e di amici in comune manco a parlarne. Fortuna ha voluto che il rione era ben fornito di angeli e allora di pranzi o di cene, in compagnia anche del seguito vario, se ne è perso il conto. Sarebbero da classificare come parenti ma non per me che non porto nessun nome di loro accanto al mio, per volontà.
Non ultimo il giorno di ferragosto trascorso a casa quando ci si organizza per due coppie più miracolo e ci si trova in dieci a pochi minuti dal lauto banchetto. Tra un avanti un altro ed un aggiungi un posto a tavola, tra la griglia che sfrigolava e il vino che scorreva impetuoso si son passati bei momenti comunque e nonostante tutto, perchè non c'è che dire, il carattere è carattere. La buona disposizione che mi contraddistingue e il saper fare buon viso a cattivo gioco mi portano sì a condurre una vita che non è sicuramente l'ideale, ma fortunatamente attorniata anche da buona e brava gente che allietano un pò questo tirare avanti.
Ed è così che si è bissato pure alla sera che a fare i conti proprio io non ne sono capace.....

venerdì 12 agosto 2016

Una Modena deserta

Ed è così che un pit-stop nel venerdì pomeriggio che precede il week-end più ambito degli italiani, quello di ferragosto, mi permette di fare un giro a Modena come non mai. Il clima è quello ideale da passeggiata, caldo ma non troppo per essere il primo pomeriggio. La via Emilia a quell'ora è ancora sonnolenta e forse lo sarà per tutto il resto del pomeriggio. In quel momento l'italiano medio è sicuramente in vacanza almeno con la mente. Le  anche sbilenche sembrano non dar tregua ma si comportano bene. Almeno sembra, anche se il sogno di una camminata zaino in spalla per le vie segnate e non, potrebbe restare un racconto fantastico scritto a due mani mai concluso o l'invito rifiutato dell'amica di sempre che quest'anno ha scelto di percorrere la via degli Abati quasi da sola, ma anche no, in realtà in compagnia di se stessa. Vedremo.
Modena, la città che mi ha adottato a fatica. Forse per una sorta di scaramanzia o forse perchè nel mio cuore c'è posto solo per una. Ho iniziato a frequentarne la provincia che non ero neanche un'età, nelle lunghe vacanze estive. Poi la scuola superiore mi ha accolto lì per quei mitici e divertenti cinque anni, fatti di studi ma anche di amici e compagni attivissimi. Poi la lunga convivenza e il domicilio sempre in provincia, che ancora non mi ha catturato del tutto nella sua rete, perchè i documenti parlano chiaro, provincia di Bologna. Una modenese per gli amici bolognesi e una bolognese per quelli modenesi. Insomma un pò come la mia vita,

...non ho un nome non ho un posto non mi abituo ad andar via..
....non è vero che si cambia si peggiora casomai....

I passi sono affrettati e sufficienti da far muovere un pò il sudore, verso quel centro che conosco fin troppo bene anche se frequentato in occasioni molto diverse. Sono sola, solissima, e non mi dispiace, anzi, trovo che mi fa star bene, mi fa sentire leggera, forse è questo il motivo per cui quei passi veloci non pesano come in altre occasioni. I pensieri affollano la mente e il più insistente è che io sola ci starei proprio bene, magari non sempre e a lungo ma specialmente quando ne ho avrei voglia. Sono convinta che non mi peserebbe, il problema è che libera e sola sarei proprio pericolosissima. Non avrei nemmeno quei pochi freni inibitori che delimitano ancora i pre-cinquantenni, come sostiene un caro angelo con la y.....anche se poi non manca ancora tantissimo.
Poi eccolo il simbolo della città, la bianchissima Ghirlandina sotto la quale in passato si sono svolti ardue battaglie per colpa di una secchia con i miei concittadini. L'uomo da sempre riusce a far sentire diverso anche chi gli vive accanto, così proprio su quei banchi di scuola, scoprii che i bolognesi sono 'i mortadella' e i reggiani 'i testa quadrata' anche se queste tre città sono divise da molto meno di cento chilometri. 
Il pomeriggio sonnolento permette di andare a zonzo per le strade senza incorrere in pericoli dovuti al traffico e il bello di questa città è la brevità delle distanze tra un luogo pittoresco e l'altro. La Ghirlandina si staglia alta e bianchissima sopra la mia testa, con la mano riparo gli occhi dal sole per vederne la punta più estrema. Ricordo ancora quando, quasi per caso, riuscii ad assistere a una visita guidata lungo il perimetro esterno, quando la stessa era ingabbiata per il restauro qualche anno fa, prima che l'Emilia fosse scossa. Il duomo risplende sotto il sole d'Agosto. Al suo interno è fresco è c'è quiete, le rare persone presenti rispettano un rigoroso silenzio, d'obbligo per quel tempio del culto cristiano. Fa impressione la sua immensità vista dal basso, fa pensare agli sforzi compiuti e al tempo impiegato per erigere una tale struttura con i pochi mezzi a disposizione dell'epoca.
Esco e il sole mi acceca e mi riempie gli occhi di luce chiarissima. Un caffè al bar più vicino mi fa pensare che purtroppo esistono due mondi ben distinti, quello della bocciofila a 90 centesimi e quello della Modena bene con il caffè a 1,5 Euro. Queste cose non le capisco, non le capirò mai e non ci voglio nemmeno provare. 
Piazza dei Servi e l'adiacente mercato Albinelli restano ancora due luoghi incantevoli, anche se quest'ultimo era chiusissimo, peccato, avrei fatto volentieri un giro tra quelle bancarelle traboccanti di colori, di profumi e di specialità. 
Poi via da tutt'altra parte, verso quella piazza Roma recentemente restaurata a cui fa da cornice la splendida accademia militare......chissà se un giorno mi verrà dato modo di varcare quei cancelli per vederne l'interno da invitata. 
Il tempo scorre lento ma non troppo, la mente è veramente libera, bisogna tornare sui passi percorsi e magari sbirciare qualche vetrina dello shopping moderno con scarse aspettative. 
I passi del ritorno, anche se più stanchi, sono sempre inferiori a quelli dell'andata, questo è uno di quei dilemmi a cui non troverò mai una spiegazione.
In orario perfetto mi presento al mio appuntamento e son pronta a lasciare quella città che mi ospita da sempre anche se, non me ne voglia, ma non sarà mai la mia.


mercoledì 10 agosto 2016

Il velo sugli occhi

Capita spesso che accumuli più di quanto consumi.
Succede per il cibo, per le cose inutili, per l'abbigliamento. Anche se mi hanno sempre insegnato a non sprecare e a risparmiare, purtroppo a volte, spesso, capita di dover buttare cose perchè scadute, inutilizzate o passate. E allora quando si accende la miccia del far posto, così nella vita come tra le robe accumulate, si cerca di fare opera di smaltimento e allora o si butta o si regala.
Negli ultimi anni mi è capitato spesso di regalare abbigliamento, di chi ancora non ha raggiunto la sua taglia. L'interrompersi di questo rito mi ha portato ad accumulare diverse cose. Un Angelo e due chiacchiere mi hanno fatto sapere che avrei potuto donare a chi non ha o a chi saprebbe utilizzare al meglio qualsiasi scarto di vita moderna. E allora si insacca, si inscatola, si carica e si va.
Poco fuori dalla mia città in quella periferia che ne delimita il confine ad est verso il mare c'è la struttura che accoglie disadattati ed emarginati e che può garantire loro pasti regolari e un tetto sotto cui dormire. Qui ci accoglie lei, Katia.
Katia è amica del mio angelo da sempre e dopo la perdita della madre, un matrimonio fallito, e una famiglia a rinnegarla, ha lasciato tutto alle spalle e si è ricostruita una vita a fare il bene per gli altri. Non è una suora, questo passo non se l'è ancora sentito suo, ma è qualcosa di molto di più. E' un angelo della strada che con la sua passione per la vita, la sua costanza e la sua perseveranza l'hanno portata ad avere comunque un velo, un velo sugli occhi che hanno visto ed assistito a situazioni che nemmeno ci immaginiamo e che comunque la fanno essere la persona che è.
Soddisfatta delle sue scelte, convinta della sua missione, ha il volto provato di chi ha dovuto supportare e sopportare tanto ma ha il sorriso di chi gode nel farlo. I racconti si susseguono a nastro delle vite passate davanti a lei, del male che ha visto e di quello che ha subito e del bene che ha fatto. C'è il padre di famiglia, separato e senza lavoro che si è trovato dalle stelle alle strade in men che non si dica. C'è la ragazza scappata dal suo paese in guerra e arrivata qui con le tasche piene di speranza, ma approdata suo malgrado nel porto di protettori che le hanno fatto tutto tranne che proteggerla. C'è l'anziana scomoda, un peso per la famiglia bene e iper-impegnata, che hanno preferito dimenticarsi di lei piuttosto che trovarle una sistemazione dove trascorrere l'ultima stagione. C'è il barbone e alcolizzato cronico che nonostante il letto comodo preferisce scappare sotto la sua coperta di stelle appena può. C'è il tossico cronico o il sieropositivo rinnegati e cacciati per le loro condizioni. E poi ci sono famiglie intere o quasi che non hanno avuto molta fortuna se non quella d'incontrare Katia. Purtroppo però questa è una dimora momentanea, non si può restare a lungo, giusto il tempo di ambientarsi e di affezionarsi. Katia spende la maggior parte del suo tempo a raccogliere provviste in scadenza o in esubero e indumenti da distribuire alla bisogna.
Ho ancora nella mente la felicità nel vedere da quel baule traboccante di esuberi una centrifuga per l'insalata e un tostapane e le parole di ringraziamento di Katia di fronte a due oggetti di uso così comune.Spesso, quando si trova sola, piange ma non per la vita che conduce ma per il rammarico di non potere fare di più.  Lei non si arrende e non demorde.
E' una gran soddisfazione far del bene e soprattutto vederlo fare con tanta devozione.
Rigenera l'anima e il corpo e ti dà da pensare, tanto.
Quando hai visto un posto del genere non potrai mai più essere lo stesso, Ora lo posso dire anch'io.

martedì 9 agosto 2016

Regalo o presente?

Non mi piacciono le feste comandate e non mi piace per forza dover scegliere un regalo all'ultimo secondo in queste occasioni. Così solo per così.
Quest'anno il giro regali ha funzionato come deve essere dalle mie parti, nessuna richiesta ma anche scarse idee e ben confuse. Quindi non si è fatto nulla in quelle occasioni. C'è stato modo di festeggiare in altro modo e che modo. Poi le occasioni si sono susseguite e con loro anche il tempo è passato senza che nessuno facesse caso più di tanto a queste mancanze,,,.beh quasi
Poi un accenno così tanto per così, un pò di tempo da passare in rete, la voglia tanta e sempre di lì di esserci ancora e ancora e sempre e allora si fa o almeno si proverà ad inventarsi un doppio regalo da spendere tutto in una notte vissuta lontano, ma neanche tanto, dalla mia terra.
Ecco che allora, come spesso accade in questa meravigliosa e complessa lingua, che una parola può avere più significati. Presente: Dono, regalo, ma anche che si trova nel luogo a cui si fa riferimento, oppure formula di risposta affermativa a un appello.... Ecco che il cerchio è chiuso per bene. Vedremo.
E così sia......

lunedì 8 agosto 2016

I tempi cambiano....forse



I tempi cambiano se qualcuno li fa cambiare e le persone restano se qualcuno le fa restare.

Ma non sempre ci si riesce a restare e far restare. Si resta magari dove non si potrebbe e si lascia chi non si dovrebbe. Ogni lasciata è persa si dice. Vero. E il passato non ritorna. Altrettanto vero.
Oggi va così, tutta colpa della rete. Forse meglio lasciarla andare per un pò....la rete....anzi sarebbe anche ora.

Siamo tutti così facilmente sostituibili al giorno d'oggi. Passiamo dall'essere tutto all'essere il nulla per qualcuno, non appena arriva qualcun altro migliore di noi. Ed è questa la cosa più triste, il fatto che una persona possa valere l'altra, come se tutte quelle piccole cose-dettagli che prima ti portavano ad amarla all'improvviso diventano irrilevanti, come se non fossero mai esistiti, solo perché c'è una qualche novità nei paraggi.
Tutto questo accade perché la maggior parte delle persone non ha imparato a stare da sola, non riesce a bastarsi. Cosicché alla fine si accontenterà di chiunque pur di non stare sola e non saprà mai cosa vuol dire scegliere qualcuno perché è colui che vuole oltretutto e nonostante tutto.


Ci si sceglie per farsela un pò in compagnia canta Luciano.
E non avrei saputo trovare parole migliori. E non è un caso oggi.


giovedì 4 agosto 2016

Incipit

Eccolo!
Eccolo come sempre apparire puntuale all'orizzonte. 
Eccolo, con il suo strisciare lento, lasciare la scia di schiuma bianca come una lumaca che si trascina pigra sull'erba carica di rugiada di una delle tante mattine autunnali che caratterizzano la bassa pianura. 
Eccolo che è pronto all'attracco. 
Eccolo con il suo carico di speranze e di sogni.
Ed eccoli, impazienti come sempre di arrivare primi, di battere gli altri in volata. 
Eccoli, quelli già in piedi pressati in una fila scomposta nonostante la scarsità di spazi e le manovre ancora in atto, sono prevalentemente locali. 
Eccoli, quelli ancora seduti intenti ad osservare attorno, sono sicuramente stranieri o persone con le tasche piene di sogni da scambiare con attimi di pura felicità. Quelli che se la sanno godere insomma, nonostante tutto.
Ed ecco, finalmente possono scendere, si accalcano e premono per correre a guadagnarsi un pezzetto di sole. Con i loro abiti succinti e colorati, le ciabatte infradito, gli occhiali da sole ben calati a ripararsi dal riverbero acceso e con i loro carichi di provviste e di attrezzi da mare. Puntano dritti a quel fazzoletto di spiaggia bianca, fregandosene di quello che le mura desolate delle poche abitazioni esistenti avrebbero da raccontare loro. L'importante è arrivare alla meta, piantare il proprio ombrellone esattamente come fece con la bandiera nazionale il primo uomo arrivato sulla luna, ignari del fatto che là, di quella spiaggia, ce n'è per tutti.
Alcuni si attardano pigri scattando foto e unendosi ai gruppi organizzati per le visite guidate. Sono tranquilli, sono in vacanza!

Chissà cosa ha pensato chi un'estate prima ha visto arrivare me, più o meno da questa posizione, chissà se ha intravisto i miei sogni e le mie speranze, le mie aspettative, la mia vita ingarbugliata.
Un anno è passato dal mio primo sbarco, una vita quasi.
Il dovere chiama, devo andar a servire colazioni tardive e bevande rinfrescanti a chi si è appena affacciato sul mio mondo....già il mio mondo e ora ve lo vado a presentare......


Tanto per cominciare.