Ed è così che un pit-stop nel venerdì pomeriggio che precede il week-end più ambito degli italiani, quello di ferragosto, mi permette di fare un giro a Modena come non mai. Il clima è quello ideale da passeggiata, caldo ma non troppo per essere il primo pomeriggio. La via Emilia a quell'ora è ancora sonnolenta e forse lo sarà per tutto il resto del pomeriggio. In quel momento l'italiano medio è sicuramente in vacanza almeno con la mente. Le anche sbilenche sembrano non dar tregua ma si comportano bene. Almeno sembra, anche se il sogno di una camminata zaino in spalla per le vie segnate e non, potrebbe restare un racconto fantastico scritto a due mani mai concluso o l'invito rifiutato dell'amica di sempre che quest'anno ha scelto di percorrere la via degli Abati quasi da sola, ma anche no, in realtà in compagnia di se stessa. Vedremo.
Modena, la città che mi ha adottato a fatica. Forse per una sorta di scaramanzia o forse perchè nel mio cuore c'è posto solo per una. Ho iniziato a frequentarne la provincia che non ero neanche un'età, nelle lunghe vacanze estive. Poi la scuola superiore mi ha accolto lì per quei mitici e divertenti cinque anni, fatti di studi ma anche di amici e compagni attivissimi. Poi la lunga convivenza e il domicilio sempre in provincia, che ancora non mi ha catturato del tutto nella sua rete, perchè i documenti parlano chiaro, provincia di Bologna. Una modenese per gli amici bolognesi e una bolognese per quelli modenesi. Insomma un pò come la mia vita,
...non ho un nome non ho un posto non mi abituo ad andar via..
....non è vero che si cambia si peggiora casomai....
I passi sono affrettati e sufficienti da far muovere un pò il sudore, verso quel centro che conosco fin troppo bene anche se frequentato in occasioni molto diverse. Sono sola, solissima, e non mi dispiace, anzi, trovo che mi fa star bene, mi fa sentire leggera, forse è questo il motivo per cui quei passi veloci non pesano come in altre occasioni. I pensieri affollano la mente e il più insistente è che io sola ci starei proprio bene, magari non sempre e a lungo ma specialmente quando ne ho avrei voglia. Sono convinta che non mi peserebbe, il problema è che libera e sola sarei proprio pericolosissima. Non avrei nemmeno quei pochi freni inibitori che delimitano ancora i pre-cinquantenni, come sostiene un caro angelo con la y.....anche se poi non manca ancora tantissimo.
Poi eccolo il simbolo della città, la bianchissima Ghirlandina sotto la quale in passato si sono svolti ardue battaglie per colpa di una secchia con i miei concittadini. L'uomo da sempre riusce a far sentire diverso anche chi gli vive accanto, così proprio su quei banchi di scuola, scoprii che i bolognesi sono 'i mortadella' e i reggiani 'i testa quadrata' anche se queste tre città sono divise da molto meno di cento chilometri.
Il pomeriggio sonnolento permette di andare a zonzo per le strade senza incorrere in pericoli dovuti al traffico e il bello di questa città è la brevità delle distanze tra un luogo pittoresco e l'altro. La Ghirlandina si staglia alta e bianchissima sopra la mia testa, con la mano riparo gli occhi dal sole per vederne la punta più estrema. Ricordo ancora quando, quasi per caso, riuscii ad assistere a una visita guidata lungo il perimetro esterno, quando la stessa era ingabbiata per il restauro qualche anno fa, prima che l'Emilia fosse scossa. Il duomo risplende sotto il sole d'Agosto. Al suo interno è fresco è c'è quiete, le rare persone presenti rispettano un rigoroso silenzio, d'obbligo per quel tempio del culto cristiano. Fa impressione la sua immensità vista dal basso, fa pensare agli sforzi compiuti e al tempo impiegato per erigere una tale struttura con i pochi mezzi a disposizione dell'epoca.
Esco e il sole mi acceca e mi riempie gli occhi di luce chiarissima. Un caffè al bar più vicino mi fa pensare che purtroppo esistono due mondi ben distinti, quello della bocciofila a 90 centesimi e quello della Modena bene con il caffè a 1,5 Euro. Queste cose non le capisco, non le capirò mai e non ci voglio nemmeno provare.
Piazza dei Servi e l'adiacente mercato Albinelli restano ancora due luoghi incantevoli, anche se quest'ultimo era chiusissimo, peccato, avrei fatto volentieri un giro tra quelle bancarelle traboccanti di colori, di profumi e di specialità.
Poi via da tutt'altra parte, verso quella piazza Roma recentemente restaurata a cui fa da cornice la splendida accademia militare......chissà se un giorno mi verrà dato modo di varcare quei cancelli per vederne l'interno da invitata.
Il tempo scorre lento ma non troppo, la mente è veramente libera, bisogna tornare sui passi percorsi e magari sbirciare qualche vetrina dello shopping moderno con scarse aspettative.
I passi del ritorno, anche se più stanchi, sono sempre inferiori a quelli dell'andata, questo è uno di quei dilemmi a cui non troverò mai una spiegazione.
In orario perfetto mi presento al mio appuntamento e son pronta a lasciare quella città che mi ospita da sempre anche se, non me ne voglia, ma non sarà mai la mia.