giovedì 8 gennaio 2015

Massimo e Chiara hanno avuto cura di me.

L'ho voluto. L'ho atteso. L'ho cercato. L'ho preso. L'ho letto. L'ho orecchiato. L'ho finito. Lo continuo a leggere...di tanto in tanto. Lo rileggerò tutto. Forse il più bel libro degli ultimi tempi.
Difficile riportare qui tutte le emozioni appuntate con l'angolo della pagina piegato o in alcuni casi addirittura gli angoli....
E'  un groviglio di sentimenti intensi quello che Chiara e Massimo o meglio, Gioconda e Filèmone, nel loro epistolare, tentano di districare in quelle pagine che si susseguono leggere, ma ricche di pensieri profondi e di sensazioni sullo scorrere della vita e su quel 'per sempre' che andiamo cercando ma che molto spesso non riusciamo ad afferrare o a tenere stretto. Già 'per sempre' che dall'altare qualcuno ha dovuto promettere e che poi davanti a ostacoli e difficoltà non ha saputo mantenere. E allora ci si chiede il perché, dov'è l'errore, se prima, se durante, se dopo... La vita di coppia non è semplice, bisogna confrontarsi con i propri bisogni e con quelli dell'altro, cercare di non diventare individualisti, cambiare, ma insieme, non ognuno per conto proprio.
E allora è qui che il custode Filèmone fa una descrizione precisa e puntuale delle anime e questo diventa il cardine su cui ruota il libro.

L’amore perfetto non esiste. Quello reale è la somma di tante imperfezioni. L’amore più duraturo è spesso il più improbabile. È appena smetti di inseguire l’amore perfetto che ti metti in gioco davvero.

L'anima di Giò delusa ferita e confusa, mette a dura prova il custode tanto da arrivare a farlo arrendere, quasi. Ma la missione va portata a termine e allora anche il custode rivela alla custodita le sue fragilità e le sue insicurezze.

Fa riflettere molto sul senso della vita, su ciò che vorremmo da lei. Ma i primi ad essere messi in gioco siamo noi, dobbiamo essere noi. Dobbiamo capirci e comprenderci, coccolarci, ascoltarci e amarci e allora il resto verrà da sè. Ma dobbiamo anche sapere capire ed ascoltare gli altri prima con le orecchie e poi col cuore. Tutti abbiamo un custode, è la nostra voce interiore, quella che dovremmo ascoltare sempre, quella che urla ma che spesso non sentiamo o non vogliamo sentire.
Le persone apparentemente felici o i rapporti che ci sembrano duraturi nascondono spesso cose non dette, patti accettati che li fanno apparire eterni. Già, eterno, che cosa si può celare dietro questa parola ambigua che sembra non finire mai? Non lo sappiamo e forse mai lo sapremo o lo scopriremo vivendo. Come ho letto di recente il per sempre è composto di tanti ora.......
Qui ci sarebbe tanto da riportare, forse troppo....meglio la carta, quella che profuma di buono, quella che va sfogliata con avidità......

Buona lettura.




2 commenti:

  1. Il custode che ognuno ha con sè dovrebbe essere ascoltato di più, che è quello più vero da mostrare in giro.
    Infatti andrebbe mostrato di più, senza riflettere troppo, senza filtri, a braccia aperte, lasciandosi andare, abbandonandosi, finache risultando ridicoli.
    Da leggere senz'altro. Assieme a tutti gli altri.

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  2. Certo caro amico. Credo però che a volte i nostri custodi hanno sembianze umane, ci camminano accanto per lunghi tragitti. A volte ci abbandonano o così ci può sembrare, ma tornano, tornano sempre nel momento del bisogno. Sono gli amici quelli veri, anche loro vanno ascoltati perché ti vogliono bene.

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