lunedì 2 marzo 2015

Con la partecipazione di Francesco Guccini

Succede a volte di dire o scrivere frasi di circostanza in fase di commiato, una delle più diffuse è '...alla prossima' in modo da auspicare una sorta di arrivederci. E così è stato. Dopo aver utilizzato questa frase di recente, scopro appunto che il buon Guccio, come quasi un anno fa, sarà di nuovo presente al Forum.
Questa volta dovrebbe fare solo presenza e chiacchierare con Marco Santagata....che nella mia profonda ignoranza appunto ignoravo.
Andando, ho quindi scoperto che Marco Santagata è uno storico, ricercatore e docente dell'Università di Pisa e che ha scritto già diverse opere su Petrarca prima e Dante poi. Questa che ha presentato, è un romanzo su Dante, 'Come donna innamorata', in cui l'autore cerca di descrivere, utilizzando anche un pò di fantasia, un Dante malato di epilessia, politico, marito e padre di famiglia ma soprattutto un Dante innamorato di Beatrice. Quindi un Dante umano e non solo un Dante poeta come spesso ci viene raccontato sui banchi di scuola.
Ammetto che Dante l'ho frequentato poco. Conosco, perchè quando non si aveva un'età, te lo servivano dopo colazione spesso ma, a parte '..nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, chè la diritta via era smarrita...' ho dei vaghi ricordi di quell'inferno purgatorio e paradiso tanto decantati. Ho sempre preferito letture più contemporanee ai classici, forse perchè non mi prendono particolarmente o forse perchè le cose imposte non mi piacciono e tendo a rifiutarle.
Come spesso però, quando incontro qualcuno che parla della propria opera con sentimento, resto sempre piacevolmente colpita e così è stato anche con Santagata. Complice sicuramente il buon Guccio che si è dimostrato all'altezza della situazione come sempre, è stato un bel pomeriggio, con i due che si sfidavano a suon di reminiscenze storico-politico-poetiche con gli ovvi paragoni tra la società del Dolce Stil Novo e la società in cui viviamo. Ovviamente un pò da fan, ho prestato molta più attenzione alle parole del pavanese che, come sempre, sono state dirette e divertenti. Ha dichiarato che quello che lui scrive è sempre in qualche modo frutto del vissuto, del ricordo, di stralci di vita passata e romanzata in un libro ad hoc.
Quello che mi ha più colpito del pomeriggio è stata l'entrata stanca e zoppicante del Guccio. Mi ha fatto tanta tenerezza vederlo arrancare quei pochi passi. Mi sono davvero commossa. Il tempo lascia il segno del suo passaggio, non c'è pezza, e bisogna, quei segni, saperli portare con dignità e naturalezza proprio come ha fatto lui su quel palco.
E bravo Francesco che purtroppo, per questioni di tempo, non ho potuto salutare di persona questa volta ma siccome ha portato bene ora qui scrivo .....alla prossima....in modo che sia di buon auspicio.


1 commento:

  1. Hai ragione: i segni, certi segni che non svaniscono mica col tempo che passa inesorabile, sono da portare sempre senza mai scordarli e senza mai nasconderli; e intendo i segni quelli brutti, che lasciano tracce e cicatrici, sulla pelle e sotto, ma anche quelli belli, che lasciano le rughe sulla fronte le zampe dalla gallina agli occhi, e ampi sorrisi al mondo.
    Ecco, al mondo, che va vissuto, come fa il buon Guccio, nonostante arranchi i suoi anni su e giù per l’appennino.
    Per quel che riguarda certe scritture, chiamiamole datate, se non sono state lette forse è solo perché non è mai stato il loro momento; chissà che con gli stimoli giusti, avvicinamenti diversi tipo un romanzo in merito a, si possa mai leggere un po’ di più di quel passato che per forza di cose fa da base a quello chi gira oggi.
    Quindi buona lettura sempre, e buoni ascolti quando si può.
    E alla prossima…

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