venerdì 17 aprile 2015

Seconda transenna a destra....questo è Negrita...

Guadagnare la transenna non è il mio scopo quando decido di partecipare ad un concerto, lo scopo è tutt'altro ma tant'è che l'occasione fa l'uomo ladro, ma anche la donna. E così è stato a quel quarto concerto di aretini un pò pazzi.
Questa volta nessuna favola, ma un'attesa durata il giusto perché condita da altri eventi recenti, e da un album uscito in extremis che mi sono dovuta fare in vena per poter essere pronta, come sempre. Album che ha faticato un pò ad andare in circolo. I titoli letti, che ne avevano anticipato l'uscita, avevano creato attese che poi non si sono avverate e anche dopo, quando oramai il CD scorreva a nastro nel lettore dell'auto qualche canzone non voleva entrare. Le orecchie in questo periodo, stanno sempre bene allerta, sempre pronte a difendere quel cuore ferito ed indurito. Quindi anche quello che non c'era veniva interpretato con lo spirito sbagliato, ma poi la digestione, anche se lenta, ha fatto sì che tutto entrasse e circolasse nella direzione giusta.
Come spesso la partenza è stata fatta con calma, il parcheggio tattico fuori dalle zone più trafficate dei sabati pomeriggio di shopping, due passi a piedi tra ferrovia e costruzioni un pò troppo popolari e l'arrivo al mio ingresso, quello indicato su quel biglietto che ancora non avevo avuto occasione di stringere tra le mani.
La fila, poca, era gremita di giovani, molto, già bardati di magliette e bandane a tema. Il venditore ambulante che ci saluta con un 'ciao ragazze!!' merita l'acquisto della prima birra, che poi diventano subito due, giusto per ingannare il tempo. Il selfie d'obbligo è in pieno sole e mi fa apparire subito per quella che sono, la quarantacinquenne che ha ancora voglia di esserci con tutte le stropicciature lasciate dal tempo laddove certe espressioni lasciano il segno del loro passaggio.
Entro senza troppe perquisizioni, avrei potuto portare tranquillamente l'armamentario della Ramba più agguerrita, peccato, averlo saputo prima..... L'ingresso sembra richiamare un pò quello di una discoteca della bassa, con il bar attrezzato con gli alcoolici da slego. E, sorprese delle sorprese, la transenna è lì che sembra proprio aspettare me. E' quella più estrema, ma se tanto mi dà tanto, conoscendo l'animale che frequenterà quel palco tra poche ore, sono sicura che sarà frequentata molto. Mi siedo e subito i 'ragazzi' quelli veri, si presentano e quel nostro nome così uguale li fa sorridere, come ci capita spesso, anzi sempre. Come diceva la nonna Nara: sono proprio fortunata, così non posso sbagliarmi e fare brutte figure. Eh già, stesso nome, stesso segno, stesso decennio, stessa poca voglia di crescere, ci accomunano tante cose, è vero!
C'è chi inganna il tempo giocando a carte ma per me, che proprio non sono portata, anche no. Preferisco parlare della terra di quei ragazzi, piena di sole, di mare e di cose che un giorno vorrei andare a rivedere, parlare del cantante e dei sui colleghi di palco, ma anche del Tuo e difenderlo da quell'etichetta di Poser che vorrebbero affibbiargli e allora mi scaldo, dico e sostengo la mia. Sento arrivare il solito buon concerto puntuale e ringrazio come sempre. Si attacca, e vedo i musicisti e poi il cantante nella sua classica posa a braccia conserte come a dire: Eccomi e quindi? Che si fa? Si canta. La prima è una delle mie canzoni preferite dell'ultimo album e sorrido contenta. C'è abbastanza spazio per muoversi per saltare e lo faccio per quel che posso, per quel che riesco che il fiato presto viene a mancare. Come previsto nell'arco di qualche testo Pau è già lì da me a cantarmela vicinissimo e mi sbraccio e mi sembra quasi di sentire arrivare gli schizzi delle sue fatiche. Questo cantante non mi frega come l'altro, nessuna canzone toccante, niente magoni e nemmeno occhi lucidi, tanto meno lacrime a rigare volti, ma solo musica, tanta, mossa, mossissima che presto mi rendo conto che il fiato è al minimo e il caldo al massimo. Sudo e butto fuori da ogni poro della pelle l'impossibile. C'è chi è più ragazzo di te e non muove nemmeno un capello, c'è invece chi è talmente emozionato da mordere nervosamente la custodia del cellulare sempre pronto all'uso e c'è chi su certi pezzi si bacia estasiato....già capisco!
Poi tocca a Drigo con la sua Spendido, già, come l'appellativo che darò a quel concerto....
Il palazzetto s'infiamma su Mamma Maè di cui nemmeno il cantante ricorda l'età. Poi il trio a cantare e suonare di quei sogni che s'imparano a fare fin da piccoli fin da quando non si è ancora un'età, proprio come è capitato a me, anche se qualcuno ho dovuto lasciarlo andare e altri sono ancora lì chiusi in un cassetto in attesa di tempi migliori.
E bravo il cantante davvero, che non mi frega nemmeno all'ultimo cantando la Mia, quella che ho reclamato ad ogni concerto, perchè lui lo sa che io non sono assolutamente lontana da nulla, anzi sa benissimo che ho ricominciato ad avvicinarmi di nuovo a me, a quella me che avevo dimenticato di essere, quella me che non è inferiore a nessuno, quella me che ora deve tirare fuori la rabbia come mi ha detto quella brava là. E pazienza se i giri sono diversi, se l'aria è cambiata e se certi treni sono stati persi, in stazione ne passeranno altri, l'importante è che nessuno mi freghi con falsi biglietti e il cantante è stato coerente con questo.
Le luci si sono accese troppo presto come sempre, la musica è finita e l'uscita in compagnia di quei ragazzi che andranno a far venire mattina nel centro della tua città mi porta a brindare alla nostra e alla loro di nuovo e a un buon viaggio che vale per tutti, vicini e lontani.
Quella transenna era proprio lì per me, ora ne sono certa!!!!


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