domenica 16 febbraio 2014

Margaret e Sergio sono uno Splendore....

Forum Monzani!!!! Questa volta tocca a lei, anche lei che ha il nome di quel fiore......
E' Margaret Mazzantini, che arriva sul palco del Forum con tutto il suo Splendore accompagnata dal marito e regista Sergio Castellitto.
Il suo libro, Splendore appunto, l'ho divorato, come mi capita spesso di fare. Sinceramente non avevo dubbi. Dopo Non ti muovere, Venuto al Mondo e Nessuno si salva da solo, non poteva essere una delusione ma una conferma. E' una brava a scrivere e ancor di più a parlare.
Irlandese di nascita è sicuramente romana d'adozione, l'accento non mente. Parla a raffica tanto da non riuscire a completare nè le parole nè le frasi....è una mitraglia, ma si fa capire molto bene, anzi troppo! Ammette di non avere la capacità di sintetizzare, del resto è una scrittrice.
E' sincera e diretta e, come si è definita lei, una persona vitale esattamente come Guido, uno dei due protagonisti del libro e voce narrante.
Il libro narra di due uomini, Guido e Costantino, di un Amore diverso, dapprima negato e poi riconosciuto, sofferto, respinto e di nuovo voluto, un continuo inseguimento di se stessi. L'autrice dice appunto che nella sofferenza e nella precarietà della vita l'unica cosa che ti fa muovere è l'Amore, che ti trascina e ti scaraventa lontano da te stesso. L'unica cosa che lei teme è ciò che è fermo, appunto.
E' la volta di Sergio, tocca a lui la fonte di luce che illumina il palco semi oscurato. Chi presenta, anticipa che leggerà la parte del brano in cui i due protagonisti, pur conoscendosi fin da bambini, si incontrano e si avvicinano annusandosi, toccandosi.... Chi mi è di fianco, che non ha ancora un'età, mi chiede se i protagonisti sono due cani, gli spiego che sono due omosessuali e si fa muto...chissà a cosa sta pensando.
Sergio legge e non ce n'è più per nessuno, è bravissimo, ammutolisce la platea catturandone l'attenzione con quel suo accento marcato e la voce profonda. Legge....

....e davvero accadde, e fu contro natura, e davvero vorrei sapere cos'è la natura, quell'insieme di alberi e stelle, di sussulti terrestri, di limpide acque, quel genio che ti abita, che ti porta a fronteggiare a mani nude le tue stesse mani e tutte le forze del mondo...
....ci piegammo come uomini sulle messi e raccogliemmo il nostro grano in quell'immenso splendore....e furono momenti infiniti perché ogni cosa tornava e passava, perché le nostre mani nell'acqua venivano sepolte dalla sabbia e poi pulite, e quella sabbia era la vita, la prima volta che arrivò dal mare e si depositò: era lì nelle nostre dita.

Il libro prosegue in una continua contraddizione, nel volere e nel non volere, nella mancanza, nel rifiuto, nella purezza, nella paura, in un continuo ritorno, nonostante le distanze, al primitivo, al luogo in cui i due protagonisti si sono conosciuti. La presenza del mare nel libro è una costante.
Margaret sostiene che la mancanza ci spinge a cercare ciò di cui abbiamo bisogno in qualcun altro, tutte le storie d'Amore nascono da una mancanza e noi ci immoliamo nella ricerca di qualcuno che possa colmarla.

Avremo mai il coraggio di essere noi stessi?

E' necessario cercare di essere noi stessi perché la vita è una e come tale va vissuta, senza sprecarne nemmeno una goccia.
Di nuovo Sergio sul palco a leggere le ultime pagine del libro che comunque non sveleranno al pubblico la fine della storia.

...ma tu non vergognarti del tuo viaggio. La vita, credimi, non è un fascio di speranze perdute, un puzzolente ricamo di mimose, la vita raglia e cavalca nel suo incessante splendore.

Splendore nel libro  ha diverse declinazioni è utilizzato per descrivere Roma, nel rapporto tra i protagonisti, per la mamma di Guido, per descrivere l'età dello splendore, appunto, di Costantino.
L'appuntamento volge al termine...ma io avevo una domanda da fare.....
La fila nel foyer per far firmare la copia già letta del libro è lunga e disordinata e un pò anche cafona.
In dirittura di arrivo noto che Sergio appostato dietro a Margaret sembra la piccola vedetta lombarda e, come d'abitudine mi scappa detto a voce alta. Lei sente lo riporta al marito e ne ridiamo tutti e tre insieme. Sono proprio due persone affabili. Le allungo la mia copia per la firma e la dedica e un pezzettino di carta con un'indicazione, un posto da raggiungere dove avrei riportato la mia domanda ancora senza risposta. La domanda la posso fare anche lì, lei aspetta fissandomi.

Perché il cane di non ti muovere si chiama Crevalcore?
E' il nome di un cavallo da corsa storico, lo trovò Sergio a suo tempo.....

Ancora alcune foto e posso andare con il mio carico di cultura, informazioni, ricordi, dediche e risposte.

Grazie Margaret e Sergio non mi dimenticherò facilmente di voi.

3 commenti:

  1. Con un racconto del genere sorgono spontanee due robe.
    Invidia per quell'incontro da te voluto e da te ottenuto, ma è un'invidia sana, di chi è felice del tuo incontro appunto, un invidia che fa proprio dire "Brava", che non è di Anzola nè un somarello.
    E voglia di leggere quello Splendore declinato in tante parti e faccende.
    Complimenti.

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  2. Certi incontri che si fanno sul cammino della vita, sia cercati sia imprevisti, ti fanno crescere dentro.
    Ti riempiono tutto, a partire dai pori della pelle fino al profondo del tuo cuore.
    Scaldano e ti fanno continuare i tuoi passi a testa alta, fiera di poterli raccontare.
    Grazie!

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  3. Cara Roberta,
    grazie di questa cronaca così partecipe e poetica.
    Un abbraccio

    Margaret Mazzantini

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