lunedì 15 settembre 2014

Certe notti Liga canta a Bologna

Sabato 13 Settembre. Un giorno che sarebbe dovuto durare 48 ore per le cose che si sarebbero potute fare, ma tu hai deciso di farne una in particolare e di farla bene.
C'era l'inaugurazione della scuola al mattino, ma avevi una sfilza di cose da fare prima dei preparativi per cui hai preferito rimandare...inoltre il miracolo non ha insistito più di tanto.
C'era la cena in cortile, con tutti tutti, come non mai, come in dieci anni di convivenza non ti era mai successo.
C'era il festival della filosofia in quella Modena che ti ha adottato.
C'era il sessantiamo nella piazza del tuo paese, al quale avresti volto partecipare intappata da capo a piedi e avresti pure messo a disposizione i tuoi capelli per un'acconciatura fatta sul corso, quindi praticamente in vetrina, dalla tua cara amica. Ed eri disponibile anche ad andare con quell'auto d'epoca che ha più valore affettivo di te...come altro del resto. Ti sarebbe piaciuto, l'avresti fatto volentieri, ti saresti divertita ne sei certa, con tutte quelle tue conoscenze che ti avevano chiamato a partecipare a gran voce. Avresti omaggiato generosamente quella festa dedicata a quegli anni che ti hanno fatto da culla per un pelo...ma sempre figlia degli anni sessanta sei. Ed incredibilmente, pur di mostrarsi, scoprirai poi che qualcuno è andato anche senza di te come non mai. Che scherzi che fa l'ego!
Ma rinunci a tutto in blocco, perchè hai deciso quattro mesi fa che non c'è il due senza il tre e quindi DEVI andare.
E sono preparativi per te e per altri. Ed è FB ad avvisarti di una morte improvvisa, e a tua volta cerchi di avvisare chi secondo te a quella notizia avrebbe avuto un sussulto ma che già sapeva ed era dispiaciuto. Ed è ancora FB che accoglie le tue parole ironiche, la tua fotta che sta salendo, l'adrenalina che non riesci più a contenere, come durante la settimana non avevi contenuto quelle parole di rabbia che ti avevano fatto male e che avevano suscitato tanta preoccupazione da parte di chi ti vuole bene davvero. Ed è sempre quel pazzo mondo di FB a cui ti stai avvicinando troppo per i tuoi gusti che ti manda un primo segnale su quel caso che non esiste proprio. E scopri che a quella inaugurazione, che in quella scuola, le sue parole sono state impresse come il gesso su una lavagna. ma in forma indelebile e lì resteranno per sempre e si annodano cose e fatichi a mandar giù la tua stessa saliva. E sorridi. E sei contenta. E capisci che questo si chiama andare avanti ancora e ancora e sempre e comunque. E allora posti di brutto come non mai. E dici al mondo, al tuo mondo, che il caso non esiste. Punto.



E poi è il caffè che non può mancare e avvisi chi di dovere e che ti prende in giro, che ti dice che sei un mito...anche da molto lontano. E poi è il viaggio in auto fino a Sangio, le coordinate telefoniche, le amiche della sorella, le due macchine che partono per una meta comune. E poi è il parcheggio comodo, comodissimo, il tuo, l'altro un pò meno ma due passi non fanno male. E poi l'incamminarsi. le chiacchiere a nastro, le presentazioni, il conoscersi meglio, i ricordi vicini e lontani. E poi è la biglietteria dove sapevi esattamente che sarebbe stata, il biglietto, il tuo, il loro e l'avvicinarsi al cancello, il vostro già aperto, il loro dopo un pò. E poi è il tornello, la bottiglietta d'acqua stappata e tu che la richiudi come sempre dopo pochi passi. E poi è la fila, poca, per il bagno chimico, il voltone sotto la curva, l'anello d'atletica, lo stadio ancora tranquillo, il prato vuoto come non mai. E poi la foto particolare col mostro, che mostra appunto tutta la vostra fotta. E poi quella per il tuo sfondo, ormai un classico. E poi è il tuo posto nell'attesa...e ancora chiacchiere su tutto, anche sui gatti che scopri essere la passione comune delle tue compagne d'avventura. E poi è l'attesa senza ansia, i quattro posti in tribuna finalmente occupati, la birra che non manca mai, i panini preparati al volo anche per chi non è riuscito e finalmente il tuo caffè che consumi a canna dopo averlo condiviso. E poi sono i palloncini da gonfiare, le istruzioni da leggere per come usarli, la gente che si alza troppo presto, ancora il bagno e voi che finalmente iniziate ad occupare il posto che vi spetta per il resto della serata. E ancora il dj set con bella musica, le interviste, la ricerca di gente che potresti conoscere anche se l'hai vista poco e soprattutto in rete. E poi la sera arriva, la luce si fa rada e aspetti ancora ma non saranno le 21 come prevedevi ma le 21.30 e porti pazienza, quella che sai portare tu. E poi sono i racconti di un evento spiacevole che ti ha scosso, molto durante la settimana. Non fai nomi nè cognomi nè indirizzi, nulla, ma ti fai capire bene e hai il loro appoggio, hai conferma che non sei tu quella che vede la parte sbagliata del bicchiere. E poi le luci che si accendono, altre che si spengono e sai che è il tuo momento. Ed ecco il cerino che non sta acceso e la musica che parte e lui canta e canta e canta. Canta per te come spesso, come sempre e chissene se canta anche per altri, lì ci sei tu e quella droga naturale che ti scorre dentro. Ora ci siete tu e lui. E le loro foto e le tue foto, ma non vuoi perdere nulla, nemmeno un istante.
E poi quella canzone, quella che sarà per sempre impressa su quel muro, quella che non canta mai, quella che non canti mai, quella che tu salti metodicamente nel cd, ma sei lì e la devi ascoltare per forza. E allora mandi giù che le lacrime le tieni per altro.
E poi ancora canzoni nella sequenza che più o meno ricordi, perchè hai già assistito. E poi la coreografia, più o meno come annunciato e chissene se non si riesce a farla tutta, sicuramente la vigilanza non si è lasciata eludere da loro. E poi è il bis e quell'altra canzone, la TUA, quella che difficilmente manca, quella che su quel quiiiiiiii prolungato ad indicarti dove sono le tue certe notti.
E poi è la fine, che fine non sarà mai. E' il percorso a ritroso. E' l'uscita un pò caotica. E' il traffico intenso. E' la soluzione tattica dell'amica pratica a fartene uscire con disinvoltura. E' il messaggio che chi non ha ancora un'età era lì presente. Sono i saluti di commiato e i 'alla prossima di certo'. Poi è l'arrivo a casa, il sonno che stenta ad arrivare come sempre per il bagaglio appesantito di roba buona buonissima e non per l'abuso di caffeina.
E poi è il giorno dopo ancora miscelato con le immagini del giorno prima. E poi sono i preparativi per il pranzo domenicale. E poi è FB a dirti di un'altra morte improvvisa e prematura come qualche mese fa. E ti rattristi, anche se non conosci, e ti dispiace che la vita sia anche questo.

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